
Nuove linee, nuovi modelli, nuovo stile manageriale e nuovi obiettivi: la casa della stella rilancia puntando anche ai nuovi servizi di mobilità
Radek Jelinek, come si può facilmente intuire, è nato Brno in Repubblica Ceca. Cioè senza il passaporto giusto. Ha 56 anni (dei quali 21 passati in Daimler), ma ne dimostra dieci di meno (merito del beverone?). Abbronzato, con i capelli e la barba un po’ lunghi rispetto agli standard del ruolo, braccialetti di cuoio e di stoffa sul polso. Porta un paio di pantaloni talmente casual che non hanno neppure i passanti per la cintura, non indossa la giacca e ha l’aria di uno che piuttosto di mettere la cravatta preferirebbe correre la maratona di New York. Persino il suo ufficio non è la solita piazza d’armi che simboleggia il potere nelle grandi aziende di tutto il mondo: il suo tavolo, come quello di tutti gli altri nella sede romana della casa automobilistica, è in un open space. Senza paraventi o coperture, lavora gomito a gomito (per dire) con assistenti e impiegati del suo piano. Tra l’altro si è scelto una delle posizioni peggiori: quella vicino all’ascensore, dove c’è un viavai continuo. «All’inizio era un problema perché mi distraevo, ma adesso ci sono abituato», racconta come se fosse una cosa assolutamente normale.
È successo qualcosa in Mercedes e non ce ne siamo accorti?
Sta cambiando il mondo e noi abbiamo cercato di anticipare i cambiamenti. Dalla nascita della nuova classe A ci sono nuove linee delle carrozzerie, nuovi modelli, nuovo stile manageriale, nuovi spazi lavorativi, nuovi obiettivi. Insomma, abbiamo ribaltato la prospettiva, associando il nome di Mercedes non solo ai tradizionali valori di affidabilità, sicurezza ed etica, ma anche a sportività e innovazione. Nuovi servizi, car sharing, ricariche, parcheggi, taxi, noleggi.
Le automobili le fate ancora?
(Ride). Abbiamo ibride, elettriche, benzina e diesel. Tutte bellissime.
E tutte nel mirino.
Basta che ci facciano fare i nostri piatti e non ci cambino le ricette ogni giorno, perché non siamo una gelateria.
Cioè?
Non si possono modificare ogni giorno le regole, come si fa con i gusti del gelato. L’industria ha bisogno di tempo.
Sta parlando delle normative europee?
L’Europa ha già stabilito delle regole abbastanza… toste. Per l’Italia dobbiamo tornare a fare un discorso ragionevole. Non possiamo pensare che domani tutti possano comprare un’auto elettrica, dato che la più economica è la nostra (la Smart, ndr) che costa attorno ai 27 mila euro.
Poi c’è la questione infrastrutture…
Quello è l’altro tema. Ma insisto sul prezzo. La gente che compra una Panda di dieci anni cosa dovrebbero fare? Andare a piedi? Ci vuole una proposta logica.
Si riferisce alla bonus/malus attuato da Governo italiano?
Il bonus finirà in tre mesi e il malus resterà. Ci sarà un po’ di boom sulle auto elettriche e sulle plug-in hybrid, ma i soldi finiranno presto. Sparata questa cartuccia sarà tutto finito e sarò solo più difficile vendere auto.
Quanto pensate di perdere in volumi?
Il provvedimento è appena partito: è presto per avere dei numeri. Forse venderemo un po’ più auto di fascia media e meno di fascia alta. Ma non è la cosa peggiore…
E qual è?
L’incertezza tra la gente. Cosa comprare, cosa non comprare. E quando non si sa cosa fare non si firmano i contratti di acquisto, il mercato crolla, il settore va in crisi e si perdono migliaia di posti di lavoro.
Lei un’idea su cosa comprare, di certo, ce l’ha…
Dobbiamo lavorare ancora sul diesel perché ancora rimane la proposta più logica e adesso anche più pulita, la più trasparente.
Secondo il Ceo di Mercedes Italia occorre lavorare ancora sul diesel che rimane la proposta più logica e, allo stato attuale, la più pulita
Milano sarà diesel free nel 2030.
Questo è l’altro grosso problema: ogni Comune fa le sue regole. Non dovrebbe essere così. Si crea solo confusione.
Intanto però le vendite di auto a gasolio sono in caduta libera.
Bisogna cominciare a capire che i diesel in vendita oggi hanno emissioni di CO2 e di Pm10 più basse di quello a benzina e NOx quasi pari a zero. L’omologazione dei diesel euro 6, poi, non potrebbe essere più trasparente perché c’è dietro un sistema pazzesco di controlli. Sono automobili supermoderne che consumano poco. Il prossimo anno, poi, arriveranno i nostri diesel ibridi che faranno fare un altro passo in avanti.
Gli ambientalisti restano comunque sulle loro posizioni.
Senta, se lei dice che vuole un mondo più pulito, le rispondo “anch’io”. Ma la politica deve tornare ai numeri, deve informarsi, conoscere, prendere atto dei fatti.
Chiede un miracolo.
Perché no? Bisogna tornare a sedersi intorno a un tavolo e fare un discorso costruttivo. Le associazioni come l’Unrae e L’Anfia (gli importatori di auto estere e i costruttori della filiera italiana, ndr) devono comunicare e cercare di fare un po’ di trasparenza. Ma tutti i soggetti del mondo automotive, compreso l’Aci, mi piacerebbe che unissero le forze, parlassero con la politica, con gli enti pubblici, e presentassero una proposta a 360 gradi. C’è tanta gente che ha bisogno dell’automobile per spostarsi. Lasciarla a piedi non è la soluzione.

















