Che la piramide demografica, col passare del tempo, si sia sformata per assomigliare sempre di più a una specie di barile con una base ormai molto stretta a causa dei bassi tassi di natalità e che per rimetterla in forma servirebbe una sorta di miracolo, è un dato di fatto. Ma questa trasformazione non solo influenza in modo profondo la società (servono più servizi per anziani, nuovi modelli per il welfare e per la sostenibilità economica): rappresenta ormai un tema strutturale anche per il sistema produttivo. La soluzione passa dalle competenze: «La formazione manageriale rappresenta uno strumento chiave per affrontare la riduzione della forza lavoro causata dal calo demografico», conferma a Economy Marco Bodini, il presidente di Fondirigenti, il Fondo interprofessionale per la formazione continua dei dirigenti promosso da Confindustria e Federmanager. «Iniziative come quelle promosse dal Fondo aiutano le imprese a migliorare la produttività del capitale umano esistente, attraverso l’adozione di modelli organizzativi più agili, la spinta verso la transizione digitale, la diffusione di politiche di employer branding e di valorizzazione dei talenti. La nostra attività aiuta a trattenere le competenze chiave nel Paese, supportando la formazione continua dei dirigenti senior e facilitando il trasferimento di know-how alle nuove generazioni», sottolinea Bodini.

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Quali iniziative, in particolare?

Ne è un esempio l’Avviso 2/25, l’ultima iniziativa di Fondirigenti dal titolo emblematico “Metamorfosi imprenditoriali: la formazione manageriale a supporto della crescita delle Pmi”: si tratta di un bando nazionale che prevede il finanziamento di piani formativi rivolti alle Pmi aderenti o neo-aderenti al Fondo, che si trovano in una fase di trasformazione strategica. Lo scopo è quello di rafforzare le competenze tecnico-manageriali dei dirigenti delle piccole e medie imprese coinvolte in processi di passaggio generazionale, operazioni societarie o esigenze di trasformazione tecnologica connesse a queste metamorfosi. Attraverso i suoi avvisi e piani, Fondirigenti contribuisce così a rendere le imprese più resilienti e innovative, anche in un contesto di riduzione della popolazione attiva. Con 14.000 aziende e 82.000 dirigenti, Fondirigenti è la casa della formazione manageriale in Italia. Da oltre 25 anni siamo il punto di contatto tra la capacità dei dirigenti e i bisogni reali delle aziende. E tra questi, il più urgente è la questione demografica.

E i manager cosa c’entrano?

In questo contesto il manager di oggi non può più essere solo un gestore di processi. Deve diventare un moltiplicatore di competenze. Ogni persona in un team è un asset strategico, il cui valore deve essere fatto crescere in modo esponenziale. Per affrontare questa sfida, credo che la risposta manageriale stia in tre verbi: prevedere, progettare, potenziare. Prevedere significa mettere la demografia nell’agenda strategica. Non come una statistica, ma come una variabile di business. Vuol dire mappare i rischi, capire dove mancheranno le competenze e usare i dati per anticipare le trasformazioni. Progettare significa agire da “manager formatore” in modo proattivo, favorendo l’apprendimento continuo del proprio team, specialmente dei più giovani. Infine, potenziare. La formazione manageriale non è un costo, è l’investimento più strategico che un’azienda possa fare. I dati lo dimostrano: con la formazione aumentano la produttività e la resilienza. La formazione è l’anti-fragilità delle organizzazioni. È ciò che trasforma l’incertezza in opportunità.

Qual è il valore aggiunto che un manager può portare nel ruolo di formatore all’interno dei percorsi educativi tecnici e professionali?

Il manager, soprattutto se formato o aggiornato tramite iniziative sostenute da Fondirigenti, può trasferire ai percorsi tecnici e professionali un valore esperienziale unico, derivante dal contatto diretto con la realtà aziendale. Fondirigenti, infatti, attraverso i suoi progetti territoriali e di sistema, sostiene proprio questa logica di contaminazione tra mondo produttivo e formazione tecnica, per avvicinare le competenze dei giovani alle sfide del mercato del lavoro. “It’s best” è l’esempio perfetto di cosa significhi, in concreto, prevedere, progettare e potenziare le competenze, con specifico riferimento a quelle tecnologiche. È il primo progetto in Italia che affronta in modo sistematico il ruolo del manager come formatore. Gli Its Academy sono diventati palestre di alta tecnologia, un ponte fondamentale tra il sapere e il saper fare. La loro forza è la simbiosi con le imprese, grazie a docenti che vengono dal mondo del lavoro. Confindustria e Federmanager, attraverso Fondirigenti, hanno voluto investire proprio in questo snodo fondamentale, promuovendo un progetto, realizzato da Rete Its Italy, che ha coinvolto circa 30 manager già docenti negli Its.

Il cuore dell’iniziativa è potente: il manager è, allo stesso tempo, oggetto e soggetto di formazione. È oggetto di formazione perché essere un professionista eccellente non basta per essere un buon formatore. Con “It’s best” stiamo creando un modello di competenze per insegnare a insegnare: come si struttura un percorso didattico, come si trasmette il know-how, come si gestisce l’aula. Stiamo trasformando l’esperienza manageriale in una metodologia formativa strutturata. Ma il manager è anche il soggetto di formazione perché, in aula, porta un valore inestimabile: la realtà. Porta i casi concreti, la complessità dei mercati, le sfide quotidiane. Diventa il ponte vivente tra teoria e pratica. Ma c’è un terzo livello, il più importante…

Quale?

Insegnare obbliga a imparare. Il manager-formatore, per spiegare, è costretto a sistematizzare il proprio sapere e ad aggiornarsi. È un percorso che arricchisce lo studente, il manager e la sua impresa. “It’s best” crea un circolo virtuoso: manager di aziende competitive formano talenti più preparati, che a loro volta renderanno le imprese più innovative. È così che si risponde alla sfida demografica: non con i numeri, ma con la qualità delle competenze. Il progetto “It’s best” dimostra come si costruisce il futuro: mettendo insieme fondi interprofessionali, reti educative, manager e imprese in un disegno che crea valore per tutti. Questo è lo spirito che anima Fondirigenti. Grazie alla nostra governance bilaterale, siamo convinti di poter dare un contributo decisivo al futuro del Paese. Un contributo che va riconosciuto e valorizzato. Perché i fondi interprofessionali non sono strumenti tecnici: sono abilitatori di policy, sono infrastrutture strategiche per la crescita, sono il punto d’incontro tra le politiche pubbliche e i bisogni reali del tessuto produttivo.

Presidente, quali sono le condizioni necessarie per trasformare i fondi interprofessionali da strumenti tecnici a veri e propri abilitatori di politiche per la crescita?

Affinché i fondi interprofessionali diventino motori di sviluppo, occorre una visione strategica di sistema, per operare in sinergia con le politiche industriali e dell’innovazione. Inoltre, semplificazione e accessibilità sono imprescindibili per coinvolgere anche le Pmi, favorendo una partecipazione diffusa alla formazione manageriale. La misurazione e valutazione dell’impatto delle iniziative sono gli altri elementi necessari per favorire la crescita: e questo è un ambito in cui Fondirigenti è già pienamente attivo con studi e ricerche sull’efficacia dei propri piani formativi e l’allineamento con le transizioni in corso, orientando i finanziamenti verso competenze che sostengano la competitività di lungo periodo. Grazie a tutti questi ingredienti, Fondirigenti può e vuole essere sempre più un abilitatore di politiche per la crescita sostenibile e la qualità del management italiano.