WALTER COLETTA

Un panorama di business globale in continua evoluzione e ricco di sfide, nuovi concorrenti, prodotti con cicli di vita brevi, clienti sempre più esigenti sui costi e i livelli di servizio ma anche dal punto di vista etico, ambientale e di sostenibilità. Sono tutti fattori che rendono sempre più complessa la gestione delle catene di fornitura, che necessitano di essere riorganizzate in modo efficiente e ottimizzato, cercando di ridurre gli sprechi, eliminare le attività che non portano valore aggiunto e ridurre i tempi di risposta del mercato. Per raggiungere lo scopo la Liuc Business school organizza il corso Supply Chain Excellence, che si propone in dieci moduli di fornire ai partecipanti un quadro esaustivo delle metodologie da adottare per affrontare al meglio le scelte di natura strategica, tattica e operativa. «Quel che si deve apprendere è la capacità di tenere sotto controllo tutte le fasi della supply chain» dice Walter Coletta, professore della Liuc Business School, «costituita da tutti i partner che lavorano con un’azienda. È necessario collaborare e mettere in piedi strutture software e hardware per tenere sotto controllo la filiera, quindi la digitalizzazione è sempre più importante: si tratta di sapere cosa succede esattamente alla filiera per mettere in atto soluzioni». L’utilizzo dei Big Data, in particolare, permette di creare interconnessioni tra le risorse e scambiare informazioni in modo pervasivo. «Si devono creare organismi che sorveglino il funzionamento della filiera in tutta Italia» insiste Coletta, «ci vuole una condivisione costante degli interessi di tutti partner lungo la filiera per raggiungere obiettivi strategici di medio periodo. Ma anche la capacità di definire e mantenere lungo la filiera ritmi di distribuzione che siano il più coerente possibile tra i vari attori, per fare in modo che la variabilità lungo la supply chain non aumenti ma anzi venga attutita man mano che si torna a valle della filiera, il che significa gestire bene gli effetti dal colpo di frusta che nasce dal fatto che non c’è una collaborazione e distribuzione adeguata di informazioni tra fornitori e clienti».

A complicare ulteriormente il quadro globale sono intervenute le conseguenze della pandemia, che ha rallentato le supply chain colpendo al cuore i meccanismi della globalizzazione e spingendo verso la creazione di macro-blocchi commerciali: europeo, asiatico… «Gli effetti sono diversi a seconda della filiera, ma dal punto di vista generale è emersa la necessità di avere un’alternativa magari più vicina nella gestione delle forniture» rimarca il professore della Liuc Business School, «in questo momento stiamo sperimentando come il collo bottiglia che si è creato tra Asia ed Europa stia provocando grandi problemi, con cui si sta confrontando l’80% delle aziende. Quando si parla di accorciamento delle supply chain si pensa proprio alla necessità di trovare delle alternative, di costruire catene di fornitura locali che superino la dipendenza da determinate aree geografiche, in particolare Cina e più in generale Asia, che rappresentano molta parte dell’attuale mercato di fornitura». Avere una nuova esigenza non significa essere pronti per soddisfarla. «C’è moltissimo da fare» sottolinea Coletta, «penso al mondo dell’elettronica, e ad altre attività che abbiamo delegato. Non è un processo così veloce, ci vuole del tempo, ma in alcuni settori abbiamo già dei riferimenti, mentre anche in Asia crescono i costi. Un grande operatore tedesco della distribuzione di ricambi nel settore truck mi ha detto che l’anno prossimo comprerà in Europa prodotti che prima prendeva in Cina, dove i prezzi sono cresciuti. L’orientamento è quello di tornare a comprare da fornitori che si erano abbandonati perché non erano più competitivi, e che magari si erano concentrati sui primi impianti per applicazioni particolari ad alta tecnologia. È in corso una riconversione che può portare vantaggi a chi produce in Europa, anche se le tendenze si possono spostare velocemente».