Uno dice “stampante 3D” e subito gli viene in mente il pezzo di uno spinterogeno o al massimo un piatto di plastica. Eppure una stampante additiva è come uno scalpello, nelle mani giuste. Avete capito bene, proprio uno scalpello da scultore, che anziché togliere schegge di marmo o trucioli di legno… aggiunge materia. È il principio – meglio: l’intuizione – da cui Amleto Picerno Ceraso, è partito ormai molti anno fa per inventarsi il suo utensile creativo, additivo e non sottrattivo, facendone il perno funzionale della sua Medaarch srl – Accademia Mediterranea d’Architettura, un atelier-azienda che integra ricerca, progetto e produzione nell’era digitale.
Il suo lavoro nasce dove, oggi, molti vedono ancora una frizione: codice versus materia, tecnologie avanzate e cultura del luogo. Invece no, nessuna frizione ma metodo nuovo (e non come stile!), quello che da anni Amleto Picerno esplora con la progettazione computazionale e la digital fabrication: un modo per interrogare i materiali finché la forma emerge, per costruire processi che tengono insieme innovazione e misura, performance e sensibilità.
Dopo un Master in Architettura Digitale presso l’Istituto Nazionale d’Architettura e un Master Degree in Advanced Architecture all’Institute for Advanced Architecture of Catalonia (Iaac) di Barcellona, oggi è docente a contratto di Design Computazionale all’Università Federico II di Napoli. Nel 2018 ha promosso e diretto il Cad – Centro per l’Artigianato Digitale, primo hub italiano dedicato a incubazione e manifattura in chiave contemporanea, lavorando sull’incontro tra saperi e tecnologie.
Questo percorso confluisce oggi nel lancio di Mediterranea Design Studio, con sede a Cava de’ Tirreni, tra Costiera Amalfitana e Cilento. Qui Picerno Ceraso porta nel design una tesi nitida: l’additive non deve inseguire un’estetica “tech” universale, ma può diventare un modello territoriale capace di tenere insieme accelerazione e “misura mediterranea” — luce, tattilità, ritmo, relazione. È in questo quadro che nasce Materiae, collezione di 20 pezzi tra sedute, tavoli e pareti, stampati in Pla bio-based e articolati in quattro ventagli cromatici, presentata a Parigi durante Maison&Objet. I pezzi di Mediterranea non nascono per un tipo di spazio, ma per un tipo di esperienza: quella in cui un luogo restituisce attenzione a chi lo attraversa. Le curve e i profili non cercano l’effetto: sono voluttuosi, tattili, sensuali nella materia, ma mai sopra le righe. È un design che si lascia guardare, che chiede attenzione senza alzare la voce. Quando gli arredi sono posizionati in uno spazio spostano i punti di attrazione: diventano nuovi poli, rallentano il ritmo della fruizione e riorganizzano lo sguardo.
Dal 2025 Mediterranea Design Studio è diventata startup innovativa e, grazie all’ingresso di capitali privati messi a disposizione dal nuovo socio Andrea Mondello, ha ampliato la propria dotazione tecnologica con due ulteriori robot e ha messo a regime la produzione in un nuovo spazio industriale. La nuova iniezione di risorse ha accompagnato anche un’espansione dei mercati di riferimento e un rafforzamento del comparto commerciale, con l’obiettivo di posizionare la ricerca su materia e manifattura additiva dentro traiettorie di crescita internazionale.
Nello stesso periodo, il prof. Stefano Micelli (docente Iuav e autore di testi di riferimento sul rapporto tra digitale, design e manifattura) è entrato nel Consiglio di Amministrazione di Mediterranea Design Studio, contribuendo a rafforzarne il ruolo come esempio di Made in Italy tecnologico capace di dialogare con mercati globali.
















