La capsula del caffèdiventa (davvero) riciclabile

Ogni anno nel mondo vengono vendute oltre 14 miliardi di capsule per il caffè. Se le si impilassero una sopra l’altra, si creerebbe una montagna artificiale alta più di 420.000 km. Per intenderci, oltre 35.000 km in più della distanza che separa la Terra dalla Luna. Si tratta di un trend in crescita, mediamente, del 20% all’anno e che si sviluppa per il 60% in Europa e, per il 10% del totale, in Italia. Di fronte a questa fiumana di capsule, il problema più evidente è lo smaltimento: si tratta di un gigante da 120.000 tonnellate di prodotti inquinanti che, se non raccolti correttamente, possono mettere a repentaglio l’ambiente. E non serve ribadire come la Terra non possa permettersi ulteriori agenti patogeni, dopo la plastica che la sta soffocando. Le capsule, infatti, sono composte da plastica e alluminio e possono richiedere fino a 500 anni per essere smaltite. Il nostro paese, che è oltretutto tra i più indietro in Europa per la raccolta differenziata, produce ogni anno più di 10.000 tonnellate di capsule che vengono buttate nell’indifferenziato. Per questo l’idea dell’italiana WayCap è tanto semplice quanto geniale: una capsula che può essere riutilizzata e ricaricata con caffè macinato per evitare il problema dello smaltimento. Non solo: grazie a WayCap è possibile risparmiar in maniera molto significativa. Basti pensare che il kit composto da due capsule ricaricabili e gli strumenti necessari per inserirvi all’interno il caffè costa 62,90 euro, mentre il caffè stesso, già macinato,  costa tra i 7 e gli 8 euro per 250 grammi. Un kg di Nespresso, leader mondiale nelle capsule, costa invece tra gli 80 e i 100 dollari. 

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Se impilate una sull’altra, i 14 miliardi di capsule vendute ogni anno supererebbero la distanza tra la terra e la luna. Superandola

La soluzione di WayCap è compatibile proprio con il brand della multinazionale svizzera ed è nata quasi per caso: tre amici che si ritrovavano ogni sera per suonare jazz e che bevevano un caffè via l’altro. Il continuo impiego di cialde li ha convinti che c’era qualcosa che non andava e da lì – si era nel 2015 – è partita l’idea. Il primo passo è stato l’acquisto di una stampante 3D per dare vita alla capsula riciclabile all’infinito. Dopo sei mesi tutti e tre si decisero a lasciare i loro rispettivi lavori: WayCap meritava tutte le loro energie. Tra il 2016 e il 2017, poi, sono state lanciate quattro campagne di crowdfunding “reward-based” (ovvero quelle iniziative in cui, in cambio di un’offerta, il finanziatore riceve ricompense, in forma di beni o servizi, offerti da chi lancia una campagna). È stato così possibile distribuire oltre 20.000 capsule a 7.000 famiglie in 83 paesi. Ad oggi, circa 15.000 nuclei familiari nel mondo utilizzano WayCap. Se si ipotizzano due caffè al giorno per due membri della famiglia, si tratta di un risparmio di 60.000 capsule al giorno, ovvero 22 milioni all’anno. Il che significa 200 tonnellate di rifiuti inquinanti in meno che sarebbero finiti in discarica. Oggi l’azienda che offre capsule interamente biodegradabili ha scelto diversi modi per vendere i propri prodotti: tramite il sito e-commerce di loro proprietà e tramite una rete di rivenditori quali negozi di prodotti biologici, no-waste, casalinghi e torrefazioni. Anche in questo caso è stata fatta una scelta “di campo”, non impiegando i marketplace più conosciuti come canali di vendita o di consegna. La capsula di WayCap include due brevetti internazionali che consentono di ottenere un’estrazione simile a quella che avviene al bar con le macchine professionali. Il futuro è un libro tutto da scrivere: all’inizio di quest’anno è stata lanciata una nuova tipologia di capsule, Dolce Gusto, e altre seguiranno.