Quest’anno è stata interrotta la produzione del prodotto più longevo e venduto del Gruppo Volkswagen. Non si tratta di un’automobile, ma del currywurst, un würstel preparato con carne di maiale con l’aggiunta di un mix di spezie segreto, affumicato su legno di faggio per due ore a 180 gradi. La produzione del wurstel targato Volkswagen iniziò addirittura nei primi anni ’70, precisamente nel 1973, nella fabbrica di Wolfsburg, dove un team dedicato di circa 30 persone lo ha preparato ogni giorno per oltre cinquant’anni. Era nato dall’esigenza di fornire un alimento per i dipendenti in azienda senza dover ricorrere a catering esterni e quindi, inizialmente la produzione era destinata soltanto alla mensa degli operai, ma ben presto il wurstel ha riscosso un così enorme successo da essere venduto anche al pubblico esterno, nei negozi locali e negli stadi. La produzione era gestita in una macelleria interna allo stabilimento, che si occupava anche della precottura e dell’impacchettamento, con personale specializzato. I wurstel erano disponibili in due dimensioni ed erano esportati in tutto il mondo. Nel 2019, mentre l’azienda ha prodotto circa 6,2 milioni di auto a livello mondiale, la fabbrica di Wolfsburg ha sfornato circa 6,8 milioni wurstel. Nel 2024, addirittura, Volkswagen ha superato il record con oltre 8,5 milioni di currywurstel venduti, una cifra che ancora una volta ha superato il numero delle auto immatricolate dal Gruppo. Il successo di questa produzione era tale che questi würstel avevano un proprio codice di serie come se fosse un ricambio auto (199 398 500 A) che lo rendeva lo rende teoricamente ordinabile in qualsiasi concessionaria Volkswagen, proprio come un pezzo di ricambio, e rappresentava un vero e proprio simbolo della cultura aziendale. Insomma, un bel business che hanno deciso di chiudere.

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Già nel 2021 l’azienda aveva deciso di eliminare il currywurst dalle mense per promuovere una dieta più vegetariana e sostenibile salvaguardando la salute dei lavoratori che, però, hanno protestato vivamente e limitando l’impronta di carbonio dell’impresa. Quest’anno la chiusura definitiva. Un altro esempio della follia e della confusine che regna ai piani altri delle case automobilistiche europee. Ma come si fa a interrompere un business che sta crescendo, che veicola il marchio nel mondo in maniera positiva e su cui nessuno ha mai messo in dubbio la proficuità? Le motivazioni di Volkswagen sono standard, da perfetto manuale del tagliatore di teste: revisione delle attività non core, con l’obiettivo di concentrarsi maggiormente sul core business automobilistico e sull’innovazione tecnologica. In realtà il würstel di carne di maiale cozzava contro l’immagine, che l’azienda si vuol dare, di paladina dell’ambiente, della salute pubblica, di un mondo migliore a prescindere da cosa vuole comprare, e, in questo caso, mangiare la gente. Siamo certi che qualcuno a Wolfsburg abbia anche pensato di produrre un würstel vegano, ma dopo aver assaggiato l’“innovazione”, l’idea sarà stata cestinata. Meno male.