Usa-Cina, torna l'alta tensione: chiusa l'ambasciata cinese a Houston
Xi Jinping

Il grande inganno

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È uno scenario da zona di guerra, senza rumore degli spari sulle strade e senza rovine degli edifici, qui in Italia e in molte altre parti dell’Europa occidentale negli ultimi giorni. In nord Italia siamo in prima linea nel disastro dell’infezione da coronavirus: ogni giorno centinaia di morti, migliaia di malati critici (molti in attesa di morire), l’intera popolazione in stato di blocco, società ferma, strade e piazze deserte, vita civile e commerciale interrotta, scarsità di molte necessità quotidiane, tristezza diffusa, paura e angoscia per tutti tappati in casa.

È un disastro sociale su larga scala e una tragedia umana immane sconosciuta dopo la fine della seconda guerra mondiale. In questa situazione devastante sto improvvisando come assistente sociale per aiutare alcune persone sole e molto anziane nella propria contrada oltre a rispettare le direttive emanate dal governo italiano che mi sembra sincero e trasparente ma abbastanza confuso e, soprattutto, troppo accondiscende verso la Cina.

Invitano gli esponenti del regime cinese che strigliano perché il governo italiano non è  abbastanza disumanamente duro nel bloccare la vita sociale, piuttosto di rinfacciare ai  cinesi il loro crimine contro l’umanità di aver nascosto il problema all’inizio e di aver  lasciato ad espandere il contagio. È una pena ed è una vergogna vedere il presidente della regione Lombardia (per di più leghista) accanto al vice-presidente della croce rossa cinese in una conferenza pubblica (19 marzo 2020) dove l’esponente del regime cinese pontificava come doveva fare l’Italia, dopo che il regime cinese aveva lasciato a morire migliaia nel loro paese, compresi i primi (tra cui un medico) che avevano avvertito dell’imminente epidemia.

Perché invece non si chiede agli esponenti del regime cinese il motivo per cui non hanno lasciato i giornalisti e gli accademici e ricercatori scientifici di altri paesi ad ispezionare l’epicentro (Wuhan, Hubei) dell’epidemia.

 Non si capisce perché la croce rossa italiana non può visitare Wuhan però quelli della croce rossa cinese possono venire qui in Italia a pontificare mentre stanno morendo centinaia di italiani ogni giorno. Tutto ciò che possiamo fare in questo momento come cittadini medi sotto un blocco totale è di seguire le direttive dell’autorità di essere attenti all’igiene ed ai contatti, di essere solidali con le persone più vulnerabili nel nostro immediato contesto.

 Nel caso mio e di mia figlia stiamo assicurando che gli anziani solitari del nostro vicinato stiano bene fisicamente e che non siano privati delle forniture essenziali. Telefoniamo e suoniamo il campanello di loro case ogni giorno per verificare se stanno bene e se hanno bisogno di qualcosa. Finora siamo in forma e bene, e possiamo continuare a essere utili in qualche modo alla nostra piccola comunità rurale ai piedi delle Alpi occidentali nell’Italia nord-occidentale.

Però siamo tanto tristi e anche arrabbiati. Ci sono sforzi sistematici e giganteschi di manipolazione mediatica e politica da parte del governo cinese di questa tragedia globale. Ho esaminato scrupolosamente molti documenti di agenzie affermate e affidabili (disponibili in lingua inglese) provenienti da Cina, Taiwan, Hong Kong, Singapore, Corea del Sud, Giappone, USA, Europa ed altri luoghi.

Inoltre, sono anche in costante comunicazione con alcuni accademici cinesi ed amici cinesi. In passato ho prestato servizio come professore ospite in alcune università cinesi svariate volte; ultima volta nel mese di maggio del 2017. Conosco bene la Cina; sono stato sette volte in quel paese per lunghi periodi (una volta anche con mia figlia); ho visto tutti gli ecosistemi ed aree culturali di Cina; sono un amante della cultura tradizionale cinese e un attento osservatore della Cina contemporanea.

È molto chiaro per me che la macchina di propaganda del governo comunista cinese sta inventando diversi pezzi di storie non correlate mescolando con le notizie false raccolte da alcuni quartieri, principalmente teorici della cospirazione, insinuando che il coronavirus forse è stato messo in circolazione dal governo americano. Il governo comunista cinese sta facendo del suo meglio per deviare l’attenzione del pubblico sul suo iniziale insabbiamento e repressione. I governi ed i media italiani ed europei non sono abbastanza coraggiosi da rinfacciare la responsabilità del governo cinese; è una vergogna.

Fare causa alla Cina non è un’utopia

In realtà, l’Italia e l’Unione Europea dovrebbero prepararsi a un’azione legale contro il governo della Repubblica Popolare Cinese in un tribunale internazionale per il crimine contro l’umanità. Gli italiani stanno pagando un prezzo pesante a causa dei loro intensi contatti industriali e commerciali con la Repubblica Popolare Cinese che è diventata una grande potenza industriale negli ultimi 30 anni grazie alla forza lavoro relativamente economica (rispetto all’Occidente, Giappone e Corea del Sud), grazie agli standard ambientali e sociali bassissimi da terzo mondo, grazie alla grande quantità di prodotti a basso costo (e bassa qualità).

Tecnici, manager ed imprenditori italiani (ed europei) hanno continuato a spostarsi avanti e indietro tra Cina ed Europa fino a fine gennaio 2020, quando il virus era già presente e diffuso in Cina. A quel tempo, il coronavirus (adesso chiamato Covid-19) stava già causando numerosi decessi e malattie nell’area metropolitana di Wuhan-Hankou (provincia di Hubei) e anche in altre province come Zhejiang e Henan nella Cina continentale.

Ora l’ondata di malattia e morte sta travolgendo l’intero mondo. L’infezione virale è stata notata già il 17 novembre dagli operatori sanitari locali di Wuhan. Nel dicembre 2019, il personale medico cinese di Wuhan aveva avvisato ripetutamente i colleghi dopo che molti casi si sono accumulati negli ospedali locali. In che modo tutto ciò poteva passare inosservato al governo politicamente vigile della Cina che ha una tecnologia di sorveglianza di massa ben sviluppata e un sistema sociale altamente controllato?

Le prove del deliberato insabbiamento da parte della Cina dell’epidemia di coronavirus a Wuhan sono ora una questione di dominio pubblico per tutti, forse non per il governo italiano o per quelli della commissione europea (i soliti materialisti che mettono il denaro sopra il principio). Nel sopprimere le informazioni sul virus, facendo niente per contenerlo e consentendogli di diffondersi senza controllo nei primi giorni e settimane cruciali, il regime comunista cinese ha messo in pericolo non solo il proprio paese ed i propri cittadini, ma anche più di 100 nazioni che adesso stanno affrontando il disastro potenzialmente devastante.

Ancora più atrocemente, il governo cinese censurò e arrestò quei coraggiosi dottori, infermieri e informatori di Cina che tentarono di suonare l’allarme e avvertirono i loro colleghi operatori sanitari ed amici della gravità dell’infezione virale (uno di quei dottori, un oculista, morì alcune settimane dopo, dopo essere stato infettato da cornonavius mentre faceva il suo dovere all’ospedale di Wuhan). Il 12 gennaio 2020, al laboratorio del centro clinico di salute pubblica di Shanghai è stato ordinato di chiudere sine die, subito il giorno dopo che il team del professor Zhang Yongzhen del centro di Shanghai ha pubblicato la sequenza genomica del micidiale coronavirus che causa la malattia Covid-19 che adesso sta uccidendo tanti italiani.

Il team del Dr. Zhang aveva condiviso il suo rapporto scientifico su un piattaforma web aperta; i loro dati hanno aiutato altri ricercatori a sviluppare il kit di esame clinico per il virus. Al centro di Shanghai non sono stati forniti motivi specifici per cui il laboratorio è stato chiuso; il centro ha presentato quattro sollecitazioni formali in cui chiedeva spiegazioni ed il permesso di riaprire, ma non ha ricevuto alcuna risposta; è rimasto chiuso.

La chiusura del centro di Shanghai ha influenzato notevolmente gli scienziati cinesi ed esteri e le loro ricerche quando avrebbero dovuto correre contro il tempo per trovare i mezzi per aiutare a controllare i nuovi focolai di coronavirus. L’ordine di chiusura è stato emesso dalla commissione di salute pubblica di Shanghai, organo del governo cinese, controllato dal partito comunista cinese al potere dal 1949. South China Morning Post (un rispettabile quotidiano di Hong Kong, dal 1903) ha fatto cinque telefonate ai funzionari della commissione sanitaria del governo per chiedere un commento sulla chiusura del centro di Shanghai; le chiamate non sono state ricevute; il fax inviato alla commissione che ha richiesto il commento non ha ricevuto risposta.

Pochi giorni prima di rendere pubblici i loro dati sul web, il centro di Shanghai aveva riferito della sua scoperta alla commissione nazionale cinese per la salute pubblica e aveva raccomandato di adottare “misure di prevenzione e controllo rapidi e pertinenti” in luoghi pubblici, poiché il paziente da cui era stato prelevato il campione aveva sofferto sintomi molto gravi e il virus assomigliava a un gruppo precedentemente trovato nei pipistrelli.

Dopo aver visto che le autorità non avevano intrapreso alcuna azione per avvertire il pubblico del coronavirus, il team di Shanghai ha reso pubblica la scoperta l’11 gennaio 2020. Il giorno successivo, le autorità cinesi hanno ordinato a chiudere il centro.

A quel tempo, agli inizi del mese di gennaio, i funzionari del governo cinese avevano comunicato al pubblico che nessun nuovo caso era stato segnalato a Wuhan dal 3 gennaio 2020 e che non c’erano prove della trasmissione da uomo a uomo. Ci sono volute molte settimane perché il governo cinese ammettesse e agisse ufficialmente; dopo la brutale repressione degli allertatori e dopo centinaia (forse migliaia) di morti e molte altre migliaia di malati critici. Solo verso la fine di gennaio 2020, il governo cinese ha reso ufficiale la questione e ha iniziato ad attuare misure draconiane. Ancora oggi, i numeri ufficiali cinesi sulle vittime di Covid-19 non sono affatto affidabili; il governo comunista cinese è (è sempre stato) molto “creativo” con le statistiche.

Il governo comunista cinese, che comanda tutti e controlla tutto all’interno della Cina con il loro grande venerato capo il signor Xi Jinping al timone, è stato brutale nel sopprimere l’allerta iniziale. Si è rivelato altrettanto brutale nel far applicare misure draconiane (troppo tardi, troppo dure) di blocco totale alla gente comune dopo aver realizzato l’entità del disastro che si stava verificando.

Il governo cinese ha anche usato la quarantena forzata come strumento opportunistico per arrestare e far scomparire un certo numero di voci critiche e dissidenti (accademici, avvocati, giornalisti ed attivisti sociali) in questo periodo, tra cui uno dei più famosi accademici cinesi, il massimo esperto del diritto costituzionale cinese, Prof. Xu Zhangrun della prestigiosa (numero uno in Cina, tra i 25 migliori del mondo) TsingHua University di Pechino.

Il vertice dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), profumatamente pagata dai contribuenti globali, terzomondista in ideologia, con professionalità di terza classe, attualmente capeggiato da uno del terzo mondo, NON ha condotto alcuna seria indagine sul campo a Wuhan e Hubei anche quando la situazione è diventata nota al pubblico globale. I funzionari dell’OMS hanno ascoltato le autorità cinesi a Pechino, e hanno subito iniziato a lodare gli sforzi cinesi. L’OMS è allineata alla narrativa cinese ufficiale; stanno cercando di sopprimere qualsiasi riferimento alla pandemia come “virus di Wuhan” o “virus cinese”. Nel nominare la malattia COVID-19, l’OMS ha espressamente evitato di menzionare “Wuhan” o “Cina”.

Uscire dall’Oms

Nel de-enfatizzare l’inizio e l’origine dell’epidemia (qualcosa che la Cina sta cercando di fare disperatamente), c’è il rischio di oscurare il ruolo del governo di Pechino nel lasciare la diffusione del contagio virale oltre i suoi confini e devastare altre nazioni. I cinesi stanno facendo del loro meglio per deviare la colpa e stanno avendo qualche successo grazie all’OMS. Quindi, per amor di verità, la malattia di coronavirus deve essere spiegata di nuovo nei seguenti termini: China O-riginated Vi-ral D-isease of 2019 = Covid-19 = malattia virale originata in Cina nel 2019.

Da adesso in avanti, come minimo, il governo italiano ed altri governi europei dovrebbero tagliare drasticamente il loro contributo al budget dell’OMS. Sarebbe ancora meglio abbandonare del tutto e uscire via dall’OMS che non serve a niente; è solo un altro baraccone inter-governativo (come tante agenzie di ONU e dell’EU) mangiasoldi e covo di tecno-burocrati profumatamente pagati per passare i documenti e fabbricare relazioni altisonanti (report factory); i soldi risparmiati (non più versati all’OMS potrebbero essere rimessi nel sistema sanitario nazionale.

In Italia e altrove nell’Europa occidentale, per il momento siamo sottoposti a misure draconiane per contenere la diffusione del coronavirus; forse troppo tardi. Ma le restrizioni in Italia ed Europa non sono brutali e disumane come in Cina. Le forze di polizia italiane sono ferme ma educate; i funzionari sono trasparenti e professionali; non brutali, politicizzati ed indottrinati dal regime come in Cina. I governi europei e la commissione europea sono codardi e goffi; non osano ad accusare il governo di Cina per la sua responsabilità (crimine contro l’umanità) come dovrebbero.

Quasi tutti i governi europei e la commissione dell’UE sembrano riluttanti quando si tratta di affrontare seriamente la Cina circa l’epidemia di coronavirus. Diventano molto audaci solo quando possono incolpare o insinuare il governo di Russia (in modo specifico il presidente russo Vladimir Putin) per qualsiasi cosa, anche senza alcuna prova; probabilmente perché gli interessi economici dei padroni delle corporazioni globali, che condizionano la politica dei governi europei e dell’UE, sono collegati con la Cina e non con la Russia.

Ora, alcuni europei stanno cercando una grande quantità di ingranaggi di sicurezza medica di bassa qualità prodotti in Cina (made in China = grande quantità, basso costo, bassa qualità). Perché in questo momento gli ospedali europei sono sopraffatti dall’enorme numero di vittime del coronavirus e si trovano ad affrontare una grave carenza di articoli sanitari come maschere e ventilatori. Dovremmo essere scettici sulle notizie e sui documenti emanati non solo dalle agenzie ufficiali e semi-ufficiali della Cina, ma anche dalle presunte istituzioni scientifiche di altri paesi che hanno un rapporto molto intimo con la Cina come la ben nota Johns Hopkins University di Baltimora, USA (Johns Hopkins University gestisce un campus di studi avanzati a Nanchino dal 1986, ed è pappa e cicca con il regime cinese).

Tali istituzioni straniere si stanno allineando con la narrativa della propaganda cinese; perché godono della cooperazione, del finanziamento e del patrocinio del governo cinese. Nel suo recente rapporto sul coronavirus, la Johns Hopkins University riferisce a Taiwan come “Taipei e dintorni”, come se Taiwan fosse parte della Repubblica Popolare Cinese. La realtà è diversa.

Taiwan è un paese indipendente sebbene non ufficialmente riconosciuto come uno stato-nazione; in questo scoppio di epidemia le autorità di Taiwan sono state aperte, trasparenti, rapide, diligenti e umane nel loro approccio al contenimento come sono stati i governi di Corea del Sud e Singapore; diversamente dalla Cina. Eppure John Hopkins University ignora la politica e le azioni sensate e di successo di Taiwan per contenere l’epidemia virali e relega Taiwan come area periferica della Cina (“Taipei e dintorni”).

Lo stesso vale per l’OMS, che non ha nemmeno accettato di dialogare con le autorità di Taiwan per evitare di irritare il governo comunista di Cina che ritiene Taiwan come una provincia ribelle da, eventualmente, riunificare con la grande patria cinese anche con la forza militare se occorre. Impariamo lezioni serie da questo passaggio tragico. In questo periodo difficile, preghiamo per il benessere di tutti, in particolare di coloro che stanno soffrendo la malattia o la morte dei propri cari. Restiamo umani e compassionevoli con il popolo cinese che soffre in silenzio; la codardia di un popolo sotto la dittatura da decenni non è proprio una colpa loro. Non fidiamoci mai degli annunci e dei numeri (statistiche) forniti dallo stato totalitario comunista della Repubblica Popolare Cinese.

Non invitiamo gli esponenti ufficiali della Cina per pontificare dai nostri pulpiti. Non sviluppiamo mai relazioni industriali e commerciali profonde con la Cina finché i comunisti, che governano la Cina in modo dittatoriale dal 1949, continuano a governare quella terra di grande popolo e antica civiltà. Ancora più importante, non dobbiamo mai materialmente e logisticamente dipendere da Cina o da un qualsiasi paese del mondo per quanto ci possa sembrare conveniente per il loro prezzo o per la nostra pigrizia.

Amen.