Il Giappone continua a perdere Pil, più delle stime

I dati usciti nei giorni scorsi hanno mostrato che l’economia giapponese si è ridotta ancora una volta lo scorso trimestre, e i suoi produttori di auto affamati di chip non stanno esattamente aiutando il paese ad andare a regime.

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Per la precisione, l’economia giapponese è stata dello 0,8% più piccola nell’ultimo trimestre rispetto al trimestre precedente – un calo molto più forte dello 0,2% che gli economisti si aspettavano. Ci sono un paio di ragioni per questo: l’aumento dei casi di coronavirus ha scoraggiato gli acquirenti dall’andare in giro, mentre i vincoli della catena di approvvigionamento hanno impedito alle fabbriche di produrre quanto avrebbero voluto.

Ma questa non è la prima volta – e nemmeno la seconda – per il Giappone, la cui economia si è ridotta per cinque degli ultimi otto trimestri. Ora, quindi, la pressione sta aumentando sul nuovo primo ministro del paese per rimettere le cose in carreggiata. La sua idea: offrire alle famiglie e alle piccole imprese delle elargizioni in contanti, nella speranza di incoraggiarle a spendere di più. Eppure, gli economisti sono scettici: il problema non è che i giapponesi non hanno soldi da spendere, è che non sembrano particolarmente preoccupati di spenderli.

I dati di lunedì hanno anche mostrato che la produzione delle fabbriche giapponesi ha rallentato lo scorso trimestre, dato che produttori come Toyota e Honda continuano a lottare con la carenza di chip. Meno male, quindi, che il governo giapponese ha appena svelato i piani per espandere l’industria dei chip del paese, con l’obiettivo di triplicare le entrate del settore entro il 2030.

Una nuova industria manifatturiera potenziata dai chip potrebbe fare miracoli sulla crescita economica del Giappone e, per estensione, sulle sue azioni. Questo, in un momento in cui sono relativamente a buon mercato: il loro rapporto prezzo-utili – cioè il loro valore attuale rispetto ai profitti previsti per il 2022 – è del 30% inferiore a quello delle azioni americane. Questo potrebbe essere il motivo per cui Morgan Stanley pensa che sia il momento di dirigersi verso il Paese del Sol Levante, raccomandando nel fine settimana di scambiare le azioni americane con quelle giapponesi.