Il 24 ottobre si è realizzata la più significativa vincita alla lotteria di tutta la storia Usa: 1 miliardo e 600 milioni di dollari. Una cifra impressionante. Ma il dato che lascia senza parole è un altro: l’87% dei “fortunati vincitori della lotteria”, ritorna povero entro 24 mesi. I baciati della dea fortuna diventano più poveri di prima in meno di 2 anni. Perché le persone perdono completamente il controllo quando acquisiscono grandi somme inattese? Una risposta scientificamente fondata arriva dalle neuroscienze.
Il premio Nobel per l’economia Thaler, ha studiato il concetto di mental accounting. Le ricerche dimostrano che la propensione al rischio cambia completamente in funzione della fonte da cui proviene il denaro: nel cervello il denaro ottenuto senza fatica viene inserito nella categoria “ad alto rischio”, mentre se deriva dal lavoro o da investimenti complessi viene registrato nella sezione “basso rischio”. Chi vince alla lotteria si trova a gestire un valore enorme conseguito senza sforzo, pertanto la percezione del rischio salta completamente. Un approccio aggressivo e spesso poco diversificato determina ingenti e rapide perdite.
C’è anche un fattore “senso di colpa”, che associa l’improvvisa ricchezza all’amoralità: per questo si tende a disfarsi in fretta della vincita
Un’altra dinamica che si estremizza in queste situazioni è l’ottimismo irrealistico. Il primo ad averlo dimostrato è un altro premio Nobel, Kahnemann. Essendo stati fortunati in passato, i vincitori pensano che in futuro continueranno ad esserlo. Ritengono di essere benedetti, quasi magici. Questa visione di sé determina spese correnti pazzesche, senza alcune pianificazione per il futuro, nell’illusione che tutto andrà sempre bene. Il terzo fattore riguarda il senso di colpa. Le ricerche di neuropsicologia sociale dimostrano che persone cresciute in un ambiente finanziariamente difficile sviluppano una dinamica conflittuale con il possesso di denaro. Durante l’adolescenza desiderano la ricchezza. Con il passare degli anni, in una sorta di meccanismo consolatorio legato alla situazione di povertà relativa, consolidano l’idea che chi ha denaro sia una persona priva di senso morale e socialmente riprovevole. Questo giudizio crea un alone di negatività legato al denaro. In un istante, chi ha tra le mani il biglietto fortunato, si ritrova dall’altra parte. Queste persone diventano oggettivamente ricche, tuttavia il loro cervello rimane intriso dell’associazione tra denaro e amoralità. Una convinzione è una densa rete neurale nelle cortecce prefrontali che guida il comportamento in modo inconsapevole. Per lenire il senso di colpa di essere diventati ricchi fanno gesti esagerati e plateali per dimostrare a sé stessi di essere “diversamente ricchi”. Questi eccessi li rendono accondiscendenti prede di parenti, amici, conoscenti, che di fatto trasformano il vincitore in un bancomat infinito. La maggioranza di chi vince la lotteria, è un ricco a tempo determinato. Le distorsioni cerebrali legate alla sottovalutazione del rischio, l’ottimismo irrealistico ed il senso di colpa sono una mina nel cervello del fortunato pronta ad esplodere. Chi vince alla lotteria estremizza molte dinamiche tipiche di tutti gli esseri umani in ambito finanziario. Le neuroscienze forniscono una spiegazione chiara di un fenomeno, che al di là del gossip, era inspiegabile. La fortuna è cieca. Le distorsioni cerebrali legate al denaro invece, ci vedono benissimo. E se i veri fortunati, alla fine, fossero i non vincitori?
















