In questi giorni si parla tanto del Decreto liquidità. Vedremo come funzionerà, per ora possiamo dire che pur essendo meglio di niente è profondamente sbagliato. Di fatto è stato predisposto da chi ci governa, e dal relativo apparato burocratico, che non ha idea delle dinamiche delle imprese italiane e delle loro esigenze. Chi non ha mai svolto un’attività imprenditoriale ovvero non ha mai svolto attività di piccolo imprenditore, commerciante e artigiano non ha la minima idea delle difficoltà di fare impresa in Italia. E in effetti nel nostro. Paese è davvero assai complicato, e direi anche sconveniente, fare impresa.
Ma per fortuna abbiamo tanti imprenditori validi e capaci di competere sui mercati internazionali e che danno lavoro a tante persone. Sfortunatamente i bisogni degli imprenditori e dei lavoratori autonomi sono da anni assolutamente ignorati (anche se in passato si è preferito timidamente agevolare il cosiddetto popolo delle partite Iva cioè dei piccoli lavoratori autonomi) ma naturalmente vista anche la crescita del nostro pil negli ultimi 10 anni direi che i risultati sono davvero deludenti. Eh sì, sono molto deludenti perché alla fine contano i risultati, anche per le manovre di finanza pubblica. Quali sono stati, negli ultimi anni, i risultati in termini di crescita del pil, aumento/diminuzione della disoccupazione, aumento/diminuzione della competitività delle nostre pmi? Non serve neanche snocciolare statistiche. Lo sappiamo bene. Bassa o nulla crescita del pil, aumento della disoccupazione specie giovanile, ridottissima mobilità sociale, perdita di competitività delle nostre imprese, nanismo industriale, etc.. Insomma i fatti e i risultati sono stati pessimi. Non abbiamo avuto alcuna manovra finanziaria in grado di risollevare l’economia. E questo in tempi in cui non vi era il Covid- 19.
Adesso però siamo purtroppo nel mezzo della pandemia da Coronavirus. E per evitare danni enormi e duraturi alla vita di tutti noi (evitando anche il rischio di forti tensioni sociali) è necessaria una manovra straordinaria. Nella sostanza sarebbe opportuno rendere operativo e concreto quanto suggerito da Mario. Ma questo da noi non sembra possa accadere. Il Decreto che prevede che le banche dopo un’istruttoria possano erogare finanziamenti alle imprese (che quindi si indebitano) con però la garanzia dello Stato in caso di default. Analogo principio di dilazione dei pagamenti si applica alle incombenze fiscali.
Il fatto che le banche debbano fare un’istruttoria (in che tempi? in che modi? con quanta capacità di giudicare un business plan?) è un elemento da tutti considerato critico. E questo è evidente vista la incapacità delle banche di valutare i business plan specialmente delle imprese più piccole. Le aziende italiane sono già strutturalmente parecchio indebitate, è un male storico del nostro Paese, e naturalmente l’idea di prendersi in capo altro debito non è proprio molto gradita agli imprenditori e comunque non è una soluzione sana. Gli imprenditori questo debito dovranno comunque ripagarlo di tasca proprio nel medio/lungo periodo, visto che quella di Stato è solo una garanzia. Forse converrà come imprenditore rendersi inadempienti con il rischio di fallire? Non ci hanno pensato i nostri governanti a questi semplici ragionamenti? Hanno interpellato gli imprenditori anche i più piccoli? Hanno sentito il ceto professionale che assiste gli imprenditori?
Dal punto di vista fiscale, lo slittamento delle scadenze offre qualche respiro di liquidità, ma certo non è una soluzione visto che lo Stato ad oggi non ha tagliato il carico fiscale ma solo posticipato le scadenze. Nella sostanza si sta solo spostando in avanti il problema dello sviluppo economico del nostro Paese che è stato chiuso e bloccato per mesi. Quello che serve alle aziende italiane in particolare alle pmi, è il capitale proprio (il cosiddetto equity) ovvero il capitale di rischio, e il rafforzamento dei mezzi propri. Serve un’iniezione di liquidità nel patrimonio netto delle imprese. Non serve altro debito che poi chissà quando andrà ripagato. Serve dare della liquidità agli imprenditori a patto che la versino nel capitale della loro impresa per finanziare la ripresa delle attività industriali. Solo il rafforzamento patrimoniale delle imprese consente di innescare il circolo virtuoso dello sviluppo economico.
Servono agevolazioni alle imprese, agli investitori istituzionali e anche ai risparmiatori per investire in aziende (specie pmi) quotate in Borsa e da quotare. Serve potenziare il sistema di agevolazioni per le imprese che intendono accedere al mercato dei capitali per finanziare la propria sopravvivenza e il proprio sviluppo imprenditoriale. E servono misure della durata – come minimo – di 24 mesi. Serve un forte impulso al private equity e quindi ai fondi e a tutti gli investitori istituzionali che portano capitale nelle aziende non quotate per farle sviluppare e per poi portarle in Borsa.
Serve un impulso agli investimenti in capitale di rischio da parte dei singoli cittadini, come nel caso del crowdfunding. E infine serve un notevole sforzo di accoglienza e supporto finalizzato a favorire il reintegro nel mercato del lavoro per chi lo ha perso e per chi (i giovani) deve entrarci. In tal senso servono agevolazioni, a fondo perduto, per le imprese che assumono giovani e meno giovani e persone da tempo espulse dal mercato del lavoro. Nello stesso tempo vanno finanziate le imprese e le agenzie di formazione regionale per qualificare la forza lavoro attuale e quella che verrà assunta nelle forme appena dette.
*Integrae S.p.A.
















