Il Coronavirus mette in ginocchio H&M: a rischio oltre 2.000 posti di lavoro

Che il Coronavirus abbia messo in ginocchio interi comparti è un dato di fatto. Quello che era meno atteso era la fine di una certa filosofia, anche, cioè quella del “low cost”. Nel futuro che vivremo, nel “new normal” che ci aspetta, sembra che torneranno a essere importanti i margini, la qualità. E quindi i prezzi più alti. Ryanair teme che il divieto di bagagli a mano possa metterla ancora di più in crisi. Ma c’è anche chi, come H&M, non sa più dove sbattere la testa. L’azienda, leader nel settore del fast fashion, sta chiudendo molti negozi e mettendo a rischio almeno 2.000 lavoratori. 

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A lanciare l’allarme i sindacati del comparto commercio, Filcams, Fisascat e Uiltucs: «È arrivata l’ora di dire “basta” – si legge in una nota congiunta – a questa modalità di fare impresa che vede solo il profitto come motore di sviluppo, dov’è finita la responsabilità sociale di impresa tanto decantata dalle multinazionali?. Filcams, Fisascat e Uiltucs metteranno in campo ogni iniziativa utile a contrastare questa deriva, a partire dal coinvolgimento del ministero dello Sviluppo Economico per venire a capo del piano industriale e delle eventuali ricadute occupazionali. Non ci fermeremo fino a quando per tutti i lavoratori H&M non saranno definite delle collocazioni realmente sostenibili».

H&M, che in Italia ha 180 negozi con 5.500 addetti e altri 2.000 lavoratori occasionali o a somministrazione, ha dichiarato già dalla fine di aprile che otto negozi neon sarebbero stati riaperti: Grosseto, Udine, Vicenza, Bassano, Gorizia, Bari e due nel centro di Milano, lasciando centinaia di lavoratrici e lavoratori senza impiego. Sin da subito le organizzazioni sindacali hanno contestato la gestione aziendale durante l’emergenza Covid 19.

«H&M – proseguono i sindacati – ha messo in crisi oltre 2000 lavoratori, molti di questi impossibilitati anche ad accedere ad ammortizzatori sociali causa il grande utilizzo di contratti a termine e di contratti a chiamata e nonostante il già consistente risparmio economico, ha il coraggio di dichiarare che nel 2020 effettuerà 8 chiusure. In 12 anni di attività in Italia, H&M ha sfruttato in svariati modi le risorse del nostro paese, compreso l’utilizzo della cassa integrazione in deroga, senza mai dimostrare responsabilità sociale per chi ne fa parte: i lavoratori!».

Secondo le sigle «da allora ad oggi le organizzazioni sindacali, unitariamente, hanno cercato di mettere in campo svariate strategie sia a livello nazionale che territoriale per invertire questa tendenza legata solo al profitto ma H&M sembra non voler trovare soluzioni alternative. Lunedì 6 maggio H&M ha inviato 70 lettere di trasferimento coatto ai lavoratori milanesi, con ben oltre 100 km di distanza dalla precedente collocazione, confermando così il comportamento arrogante e senza nessuna mediazione per risolvere la crisi occupazionale che ha creato non riaprendo i 2 negozi su Milano dalla fine del lockdown. H&M sta sbagliando – concludono i sindacati – non può pensare di eliminare forza lavoro e continuare ad essere azienda leader del settore del fast fashion».