Alberto Stasi

Lo La vicenda dell’inchiesta di Garlasco è diventata un caso emblematico di quanto la giustizia, intrecciata con il circo mediatico, possa mobilitare somme ingenti nella ricerca della verità, ma anche nell’alimentare un sistema in cui consulenze, parcelle legali e copertura giornalistica muovono importi a sei zeri. In totale, il caso Garlasco ha mosso somme che superano ampiamente il milione di euro e, considerando voci dirette e indirette, può aver generato un movimento economico compreso tra un milione e mezzo e due milioni di euro, senza includere eventuali futuri risarcimenti per errore giudiziario che a loro volta potrebbero far lievitare la cifra complessiva fino a sei milioni e mezzo di euro. Questa stima tiene conto delle spese per riapertura delle indagini, consulenze, retribuzioni di avvocati e tribunali, risarcimenti alla famiglia di Chiara Poggi e costi sostenuti dallo Stato, oltre agli aspetti mediatici la cui monetizzazione precisa risulta comunque incalcolabile, ma sicuramente rilevante. Tutto è iniziato con la riapertura del fascicolo sull’omicidio di Chiara Poggi: la nuova fase d’indagine ha coinvolto decine di operatori – dalla protezione civile agli specialisti della scientifica – ed è costata tra 500 mila e oltre un milione di euro solo tra mezzi, strumenti, analisi di laboratorio e straordinari. A incidere notevolmente sono le consulenze tecniche e genetiche, che oscillano ciascuna tra 5 mila e 50 mila euro, oltre alle perizie medico-legali e balistiche che richiedono tecnologie avanzate e personale altamente specializzato. Cinque magistrati si sono dedicati esclusivamente all’inchiesta, distogliendoli da altri procedimenti, mentre la polizia ha dovuto garantire l’ordine pubblico durante le udienze, con costi logistici significativi. A tutto ciò si sommano le spese legali e i risarcimenti. Alberto Stasi, condannato in via definitiva, ha dovuto risarcire la famiglia Poggi per una cifra che, tra interessi e spese processuali, ammonta a circa 850 mila euro, secondo gli accordi raggiunti tra le parti, anche se inizialmente la richiesta superava il milione. A questo bisogna aggiungere almeno 200 mila euro destinati allo Stato come rimborso per le spese di perizie e accertamenti, più altri costi di mantenimento in carcere durante la detenzione, attorno a 20 mila euro. Le parcelle degli avvocati risultano difficilmente quantificabili nella loro interezza, ma in passato solo il primo mese di lavoro dello studio Lucido venne pagato 11.600 euro, con un ulteriore esborso di 11.500 euro liquidato in rappresentanza della difesa tecnica, mentre i costi successivi sono rimasti in parte riservati. Il ruolo dei media, costantemente alimentato dal susseguirsi di consulenti e pareri di esperti, ha generato un indotto diffuso ma non facilmente computabile, contribuendo però a sostenere un sistema i cui guadagni, tra apparizioni televisive, interviste e report specializzati, accrescono il conto finale di una vicenda che ha visto coinvolti numerosi operatori e professionisti, spesso richiesti da testate giornalistiche e programmi televisivi. L’eventualità che si arrivi a riconoscere un errore giudiziario aggraverebbe ulteriormente il bilancio, perché in quel caso lo Stato potrebbe essere chiamato a risarcire Stasi per un importo totale, tra detenzione ingiusta, danni morali e professionali, che alcuni calcolano fino a sei milioni e mezzo di euro, a seconda delle valutazioni dei giudici.

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