Il business caldodel controllo del freddo

Gli impianti di condizionamento e refrigerazione consumano il 17% dell’energia elettrica a livello globale. I sistemi di controllo di questi impianti sono in grado di abbattere i consumi di oltre il 30%. Così si spiega il successo dell’italiana Carel, che progetta, produce e commercializza da oltre 40 anni soluzioni avanzate di controllo degli impianti, investendo in modo massiccio in R&S. Carel si è quotata in Borsa nel giugno dell’anno scorso e le sue azioni valgono circa il 40% in più rispetto alla quotazione iniziale. Il gruppo è stato premiato con l’Equity Capital Markets Award per aver realizzato il miglior collocamento azionario in Italia nel corso del 2018. «Gli investitori, per la maggior parte esteri e di lungo termine, hanno molto apprezzato la nostra storia di innovazione e di forte presenza internazionale» dice il Ceo di Carel Francesco Nalini (nella foto), «la nostra leadership nella nicchia della refrigerazione e condizionamento, con le preoccupazioni crescenti per la sua sostenibilità ambientale». Il primo trimestre dell’anno si è chiuso con ricavi consolidati pari a 80 milioni, in crescita del 19,5% rispetto ai primi tre mesi del 2018, e un utile netto di 8,9 milioni (+ 8,4%). 

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Carel ha sei stabilimenti in Europa, di cui quattro in Italia, uno in Germania e uno in Croazia; un altro è negli Stati Uniti, uno in Brasile e l’ultimo è stato inaugurato lo scorso 16 luglio nell’area di Suzhou, uno dei distretti tecnologici più innovativi della Cina. All’interno degli oltre 15mila metri quadrati del nuovo complesso, il triplo del precedente, una parte importante sarà dedicata all’area R&S, con circa 50 risorse dedicate. «La Cina è sempre più un paese dove non solo produrre, nonostante l’aumento del costo del lavoro e i dazi, perché le infrastrutture, i servizi, le subforniture rimangono attrattivi» spiega Nalini, «ma anche e sempre più all’avanguardia per fare ricerca, perché si è molto sviluppata in termini di competenze ingegneristiche. Inoltre il governo cinese sta affrontando in modo deciso il problema dell’inquinamento, e si sta spostando su soluzioni all’insegna di una maggiore sostenibilità anche in tema di refrigerazione e condizionamento». I sistemi di controllo Carel sono frutto dell’unione tra hardware e software, con algoritmi termodinamici sviluppati internamente, tecnologie meccaniche e sempre più Iot e analisi di dati in cloud anche con l’intelligenza artificiale. Il gruppo italiano investe ogni anno circa il 6% del fatturato in R&S. «Ci lavorano circa 200 persone, quasi tutte tra Italia e Cina» rimarca il Ceo, «La R&S è suddivisa in centri di competenze: hardware, software, meccanica, termodinamica, Iot. Abbiamo una scuola di formazione interna sulle diverse tecnologie». La strategia di internazionalizzazione di Carel si sviluppa su più fronti: «Il primo è la rete commerciale, con 23 filiali commerciali dirette dove lavorano 420 dipendenti, la maggior parte all’estero, esperti dal punto di vista tecnologico» sottolinea Nalini, «il processo di vendita di sistemi di controllo come i nostri è lungo e complesso, per questo abbiamo creato una rete commerciale molto estesa anche acquisendo partner, come per esempio nel 2017 in Polonia con Alpaco, nel 2018 rilevando il 100% della nostra filiale giapponese e aprendo nuovi uffici a Singapore e in Marocco, quest’anno con una nuova filiale in Ucraina gestita dalla stessa Alpaco». Poi c’è l’aspetto produttivo, con la scelta di avere stabilimenti in diversi paesi del mondo anche per contrastare i rischi legati ai dazi. Infine il M&A: «Guardiamo alla possibile acquisizione di concorrenti situati in altre aree geografiche, che ci permettano crescere più velocemente» aggiunge il Ceo di Carel, «è quel che abbiamo fatto l’anno scorso con Idromatic, azienda attiva nel settore dell’umidificazione molto forte nei paesi di lingua tedesca».