C’è una misura che può aiutare le aziende a mettersi nella giusta prospettiva energetica, tanto più alla luce della guerra in Iran, con la chiusura dello stretto di Hormuz e la nuova esplosione dei costi di petrolio e gas. È il Conto Termico 3.0, che pur nella limitatezza dei suoi attuali stanziamenti, che saranno però verosimilmente incrementati, a quanto si dice con la benevolenza di Bruxelles, dà la possibilità di aumentare l’efficienza termica delle imprese – specie quelle non industriali, o anche queste ultime limitatamente alle prestazioni energetiche dei loro edifici, non per l’autoproduzione elettrica che alimenta i processi produttivi, cui sono dedicati altri strumenti come i certificati bianchi – e anche di installare pannelli fotovoltaici: un passo verso una maggiore sovranità energetica, col vantaggio di consistere in un contributo a fondo perduto e non in una detrazione fiscale spalmata negli anni.
Attivato il 2 febbraio con l’apertura del Portaltermico, il Conto Termico 3.0, è stato però sospeso dopo un mese, il 4 marzo. «A seguito dell’elevato numero di richieste pervenute nei primi giorni di apertura del portale del Conto Termico 3.0, il Gse comunica la sospensione temporanea della presentazione di nuove richieste di incentivo» si legge nella nota del Gestore dei servizi energetici. «La sospensione è adottata in via prudenziale per consentire al Gse di compiere le attività di istruttoria e di verifica delle domande già presentate, nel rispetto dei limiti annuali di spesa e al fine di garantire la sostenibilità degli impegni finanziari». Le richieste valevano quasi 1,3 miliardi, per un totale di 3.333 pratiche avviate, mentre Il Conto Termico ha una disponibilità di 900 milioni annui: 500 milioni a privati (350) e imprese (150) e 400 milioni alla Pa. L’85% delle domande presentate proviene dai Comuni con meno di 15mila abitanti, cui il Conto Termico 3.0 dà la possibilità di ottenere incentivi fino al 100% delle spese ammissibili per la riqualificazione energetica di edifici pubblici, in particolare scuole e sedi comunali. Per i piccoli Comuni la procedura di presentazione della domanda è estremamente semplice – con in più la possibilità di poter ricorrere alle Esco, le Energy Service Company, che vanno a sostenere integralmente i costi degli investimenti – e si è dunque verificata una corsa stile bonus facciate, più che superbonus, dove se non altro la procedura di accesso non era banale. «Attenzione però a non fare l’errore di confrontare gli 1,3 miliardi con i 900 milioni: i primi sono richieste di prenotazione dell’incentivo per la maggior parte della pubblica amministrazione, i secondi sono un vincolo normativo riferito alla cassa erogata sul singolo anno» avverte Giacomo Cantarella, presidente di AssoESCo, l’Associazione italiana di riferimento per le Energy Service Company e per le aziende che si occupano di servizi connessi alla transizione energetica. «La PA infatti lavora con prenotazione, mentre privati e imprese a consuntivo: devono fare l’intervento, e quando lo hanno terminato chiedono di accedere al meccanismo. Per esempio, per presentare una richiesta per fare un edificio Nzeb (Nearly Zero Energy Building) in una pubblica amministrazione ci si prenota sul Conto Termico, e ragionevolmente l’erogazione avverrà nel 2027 o forse anche nel 2028: quindi quella singola richiesta non va a intaccare i 900 milioni del 2026. Il Gse ha prudentemente deciso di chiudere il portale proprio per capire come questo miliardo e 300 milioni si spalma nei prossimi anni e che impatto ha nell’immediato sul plafond del 2026. Soprattutto su privati e imprese crediamo ci sia ancora molto spazio per lavorare». Ciò non toglie che quei 150 milioni destinati alle imprese rischiano di non essere comunque sufficienti. «Già da mesi stiamo chiedendo alle istituzioni di rivalutare il plafond complessivo e di ragionare anche su come è suddiviso» aggiunge Cantarella, «anche perché purtroppo oggi questa è l’unica misura di supporto reale all’efficienza dell’edificio: non ci sono altri strumenti, in attesa del recepimento della direttiva Epbd (Energy Performance Building Directive, meglio nota come “Case Green”, ndr) e che quindi in accompagnamento a quella possano essere individuati ulteriori sistemi o meccanismi di supporto o ampliati quelli esistenti come il Conto Termico». Tra i soggetti al centro del Conto Termico ci sono, e non da oggi, le Energy service company. «Le Esco sono il soggetto che più negli anni ha utilizzato questo strumento, lo conoscono molto bene e quindi in questa fase di potenziamento 3.0 si sentono attori protagonisti» rimarca Cantarella. «Inoltre il Conto Termico si concilia perfettamente con il loro modello di business, l’Energy Performance Contract, un contratto di prestazione energetica applicato all’edificio, che consente di affiancare la finanza privata dell’Esco alla finanza pubblica che arriva attraverso gli incentivi in un unico progetto».
Secondo diverse fonti associative consultate da Economy, il portale potrebbe ripartire attorno all’inizio di aprile; l’obiettivo sarebbe soprattutto quello di sbloccare la parte di privati e imprese, mentre potrebbe restare sospeso più a lungo per la pubblica amministrazione, con la probabile introduzione di un tetto al plafond per gli interventi dedicati ai piccoli Comuni. L’ipotesi che una quota delle risorse dedicate a imprese e privati venga dirottata sulla PA ha invece suscitato una rivolta preventiva. «Siamo estremamente preoccupati per questo improvviso stop», ha affermato Giuseppe Lorubio, presidente di Assotermica, l’associazione delle industrie produttrici di apparecchi e componenti destinati al comfort climatico ambientale. «Una sospensione di tale portata rischia di congelare un mercato che aveva appena trovato un nuovo slancio. Qualora le risorse assegnate a una delle due categorie risultassero esaurite, la sospensione dovrebbe riguardare esclusivamente le relative istanze, preservando integralmente le disponibilità destinate all’altro comparto».
Il Conto Termico 3.0 dà alle piccole imprese la possibilità di ottenere risorse pari al 65% dei costi sostenuti nel caso di interventi di produzione di energia termica da fonti rinnovabili; il 50% per i multi-interventi per l’efficienza energetica, elevabile al 65% a seconda del miglioramento delle prestazioni. «Il Conto Termico risponde ad un’esigenza urgente vista la situazione geopolitica internazionale, cioè l’autoproduzione d’energia» dice a Economy Alberto Capitanio, Project Manager Fiera Edil 2026 Next, da 25 anni consulente d’impresa. «Le nostre aziende hanno un problema di costi energetici che colpisce la loro competitività; un problema che oggi con il blocco dello stretto di Hormuz diventa, per alcuni aspetti, drammatico. Il Conto Termico, per esempio, dà la possibilità alle Comunità energetiche rinnovabili di mettere le nostre Pmi in condizione di accelerare il processo di autoproduzione dell’energia. L’investimento in efficientamento energetico e sostenibilità porta sempre a un ritorno: la possibilità di accedere a questi fondi riduce sensibilmente i tempi di questo ritorno. Nonostante la sospensione della misura da parte del ministero, quindi, restiamo positivi».
Il Conto Termico 3.0 si affianca ad altri strumenti già esistenti in campo di elettrificazione dei processi industriali, come i certificati bianchi. «Oggi un’impresa che decida di intervenire sull’efficienza energetica e ha a disposizione il Conto Termico e i certificati bianchi, quindi a seconda degli interventi che va a realizzare può trovare sicuramente lo strumento che può aiutarla a investire» dice Dario Di Santo, direttore di Fire, Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia. «C’è però un tema di quanto con la disponibilità attuale il Conto Termico riuscirà a funzionare nel corso di un anno senza che poi si manifestino problemi di disponibilità di risorse: sembra essere un problema diffuso a tutte le misure del governo, dalla transizione 5.0 alle CER fino al Conto Termico. Il tema è delicato perché ci sono misure come l’ex Misura 7 del fondo complementare al Pnrr dedicata alla riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica che fa forte affidamento sul Conto Termico per arrivare alla copertura del 100% dei costi, in quell’ambito qualcosa di importante per riuscire a fare investimenti rilevanti e a riqualificare completamente gli edifici. Se disgraziatamente rimanesse bloccato il Conto Termico, il rischio è che salti tutta quella misura: 1,3 miliardi, mica bruscolini».
Il Conto Termico 3.0, poi, ha un ruolo chiave per la prospettiva dell’edilizia. «È il futuro del 110%, perché è il solo modo per riuscire a essere compliant con la direttiva Ue Case green» dice a Economy Laura De Lisa, Partner Funding and Development Leader di Rsm, «l’unico reale incentivo che possa consentire pianificazione per il comparto edilizia nei prossimi anni. Perché sebbene questo stanziamento iniziale possa esaurirsi nel giro di breve tempo, comunque se ne prevede un monitoraggio ed un rifinanziamento su base annua, anche ricorrendo alle diseconomie di altre misure che si sono rivelate o che si riveleranno poco performanti negli stessi ambiti o in ambiti omogenei, come l’efficientamento energetico e la produzione di energia». Importante anche l’aspetto legato ai pannelli fotovoltaici, con incentivi variabili in base alla loro efficienza. «Una delle premialità previste dal regolamento del Conto Termico, che è comune anche ad altri strumenti di finanza agevolata, è la tipologia di moduli in cui si investe per gli investimenti nel fotovoltaico» aggiunge De Lisa. «Se sono moduli iscritti al registro Enea, alle lettere B e C, si hanno delle premialità importanti e anche dei fondi perduti più alti in relazione a questi investimenti. In linea con altre misure di finanza agevolata, in questo senso il Conto Termico 3.0 è un trade d’union anche con altre misure di finanza agevolata, come per esempio gli incentivi automatici dell’iperammortamento, che prorogato dalla legge di bilancio prevede l’indicazione che i moduli siano B e C e iscritti al registro Enea: questo è in linea con quanto prevede anche il regolamento attuativo del Conto Termico 3.0».
















