I cugini d’oltralpe puntano sulle pmi italiane

Il radar di Groupama punta con decisione sull’Italia. La compagnia di assicurazioni transalpina, con alle spalle una storia ultracentenaria, ha deciso di creare un programma corporate di sostegno alle piccole e medie imprese.

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«Si chiama Made in Italy – spiega a Economy il neo amministratore delegato Pierre Cordier – e nasce per offrire una gamma di servizi ad hoc dedicati alle imprese: dall’assicurazione del rischio a quella del fabbricato, fino alla copertura per i dipendenti. Per adesso ci concentreremo soprattutto sul sistema produttivo del centro nord del Paese, vogliamo offrire un servizio che permetta all’azienda Italia di ripartire». È un personaggio quasi anomalo, nel panorama dei manager, monsieur Cordier: 53 anni, laureato in lettere all’École Normale Supérieure, dottorato in storia alla Sorbona e un Mba in ambito assicurativo. È entrato nel 2006 nel consiglio di amministrazione della Société mutuelle d’assurance des collectivités locales, tre anni dopo arriva l’approdo in Groupama come direttore finanziario del Centre-Atlantique e da gennaio guida l’intero gruppo che nel 2018 ha raccolto 1,5 miliardi di euro, con una raccolta per danni di 1,145 miliardi di cui 765 milioni provenienti dal comparto auto. Un personaggio atipico, perché Cordier non parla quasi mai di bilanci e tabelle, ma tra una citazione dal greco e una dal latino trasmette tutta l’importanza di avere fiducia, prendersi cura del cliente che non è solo un numero, ma, prima di tutto, una persona che va ascoltata e indirizzata.

Che significa?

Non dobbiamo mai dimenticarci la nostra origine. Noi nasciamo come una mutua per dare assistenza a chi ne ha bisogno e il nostro Gruppo è diventato uno dei leader del settore assicurativo proprio grazie alla sua ferma volontà di accompagnare ognuno dei suoi clienti, in ogni momento chiave della sua vita, grazie a competenze e un know-how di alto livello.

E le performance, quei numeretti a margine di un bilancio con i segni più non le piacciono?

Sì, per carità, ma noi non puntiamo solo aduna performance economica e alla redditività, ma anche all’innovazione. Crediamo molto, ad esempio, nello scoprire nuove start up, soprattutto dei giovani che sono il motore che muove l’economia. Un vantaggio che vogliamo condividere con i nostri assicurati, oggi 1 milione e 800mila, ponendoci come un’azienda capace di creare nel cliente il desiderio di sceglierci.

Avete l’Italia nel core business, come mai?

Perché dopo la Francia è il nostro mercato più grande. Perché c’è una grande affinità anche nel sistema produttivo, fatto di piccole e medie imprese che oggi sono in difficoltà e per questo abbiamo pensato di offrire loro un servizio corporate di sostegno assicurativo in modo che l’imprenditore si concentri solo sulla parte business e noi pensiamo al resto dalle problematiche: dai trasporti all’assicurazione del fabbricato, fino alla copertura assicurativa dei dipendenti.

Ma voi non vi occupate principalmente di Rc auto?

Già: la nostra immagine a volte è associata solo al mondo delle assicurazioni auto. Ma non è così. Anzi il mio obiettivo, in linea con il piano industriale del gruppo, è quello aumentare la quota in portafoglio del comparto non auto che attualmente è poco più de 30%.

In che modo?

Fondamentale sarà il contributo della rete agenziale, di cui un 25% su un totale di 840 agenzie ha già raggiunto un portafoglio allineato su questo rapporto auto/non auto. Da qui l’implementazione di alcuni progetti come My protection e Casa senza confini: il primo si pone come un configuratore di bisogni, calcolabili anche on line, e prevede, tra le altre, anche coperture di tutela legale cyber o per le spese odontoiatriche. Casa senza confini intende invece allargare il raggio di garanzie possibili seguendo anche i cambiamenti dello stile di vita quotidiano, per esempio attraverso il modulo per l’animale domestico e quello per assicurare la bicicletta. 

Puntante molto anche sui big data. Quali progetti avete?

La tecnologia e il mondo dei big data stanno trasformando il lavoro anche nelle compagnie di assicurazioni. Persino la professione dell’attuario, nata con l’assicurazione, cambia perché ora siamo in grado di seguire dinamicamente i rischi e riusciamo a profilarli in maniera istantanea. Il nostro modello si è sviluppato con G-Evolution, una start up di servizi telematici nata con l’intento di costruire un sistema fatto di eccellenza tecnologica, innovazione nelle possibilità di applicazione della tecnologia e partnership in grado di ampliare il raggio di azione dell’assicurazione. L’attività svolta da G-Evolution nel 2018 ha messo insieme tre elementi: una grande quantità di dati in condivisione con gli interlocutori dell’ecosistema, una piattaforma di proprietà in grado di elaborare i dati, e le competenze di nuovi profili professionali, come i data scientist recentemente assunti proprio da G-Evolution.

Anche il welfare è entrato in modo prorompente nel vostro dna. Quali sono i vostri programmi?

Ho notato che il mercato italiano è caratterizzato da una scarsa sensibilità ai temi dell’integrazione pensionistica e sanitaria: solo un italiano su cinque possiede un’assicurazione sanitaria, e uno su tre ha un piano pensionistico. Nel welfare la componente di servizio può fare la differenza per confermare il ruolo sociale delle compagnie e per rafforzare la relazione con il cliente. In Francia, ad esempio, abbiamo lanciato il programma Nouvelle Vie, ovvero un configuratore di bisogni previdenziali che conduce il cliente a una migliore identificazione del tempo che lo separa dal pensionamento e il valore sul quale può fare affidamento. Per questo ci concentreremo sullo sviluppo dei prodotti vita e della previdenza complementare con l’obiettivo di facilitare nel cliente, attraverso tool digitali, una maggiore comprensione dei propri bisogni assicurativi nella vita quotidiana e nel futuro. 

Puntate molto sulla formazione dei giovani, avete appena terminato il programma Born2Code della vostra Academy…

Vogliamo essere una compagnia sensibile alla valorizzazione dei giovani talenti e dell’innovazione. Questa iniziativa ha mostrato sin dalla prima edizione risultati straordinari: oltre il 95% dei partecipanti ha trovato impiego al termine del corso. Questo perché Born2Code dà accesso a un percorso formativo gratuito dalle qualità eccellenti e risponde all’esigenza di formare professioni innovative. Tutto questo grazie al supporto dei nostri partner che continuano a sostenere la nostra Academy.

Ma in cosa consiste esattamente?

È un’attività finalizzata all’apprendimento della programmazione web&mobile, che vanta partner tecnologici e istituzionali di grande prestigio, a partire da Ania (Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici) e con il sostegno di Softlab, azienda leader in ambito informatico che ha in cura i seminari tematici e di approfondimento, e Codemotion piattaforma che supporta la crescita professionale degli sviluppatori mettendo in contatto professionisti It, community tech e aziende, fornitore della didattica. Un percorso formativo, totalmente gratuito, che ha formato 14 nuovi talenti selezionati fra oltre 150 candidature.

Insomma, questo 2019 si prospetta come un anno di grandi sfide per Groupama…

Esattamente: da una parte con il progetto corporate dedicato alle pmi, dall’altra con i programmi di attenzione alla persona, declinando proprio il significato originario del nostro gruppo, ovvero di essere prima di tutto una mutua al servizio delle persone. Ecco il nostro principale obiettivo è proprio questo: vogliamo prenderci cura delle persone, in tutti i sensi.

Un po’ roboante, non trova?

Ma è la nostra mission. L’etimologia della parola cura deriva dal latino, nella sua forma più antica si scriveva coera ed era usata in un contesto di relazioni di amore e di amicizia. Esprimeva l’atteggiamento di premura, vigilanza, preoccupazione nei confronti di una persona amata o di un oggetto di valore. Ed è questo il vero core business della nostra società.