I consulenti si evolvono e somigliano ai family office

Il decollo, grazie anche alla coincidenza con il boom dei mercati finanziari, è stato più dolce del previsto. Eppure non è difficile prevedere che presto sorgeranno dubbi, problemi ed altre ostacoli sulla strada della Mifid 2. Anche perché la direttiva europea in vigore dal 1° gennaio è tanto ambiziosa quanto complessa: settemila pagine, un milione e 700 mila paragrafi, sette anni di lavoro passati a setacciare ogni possibile aspetto dei rapporti tra industria finanziaria e clienti.

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Un’impresa sterminata. In parte velleitaria, come dimostra il rinvio di 30 mesi chiesto ed ottenuto dalla Borsa di Francoforte e dalla City londinese che hanno confessato di non essere in grado di promuovere un mercato trasparente dei derivati, più o meno tossici, presenti nei loro istituti. 

Ma l’Italia, a torto giudicata la cenerentola dei mercati, si è presentata all’appuntamento con il piglio giusto. “Non siamo spaventati. Un po’ perché ci siamo preparati a dovere, un po’ perché tutte le componenti del mercato sono consapevoli dell’importanza della posta in gioco”: parla così Antonio Starace, responsabile marketing di Anasf, alla vigilia di Consulentia, la manifestazione che “contrapporrà” gli attori del mercato, obbligati dalla direttiva a redistribuire in modo nuovo le fette della torta, pardon profitti e commissioni. “Non la vedo così – replica Starace – Consulentia è da sempre una kermesse cui partecipano tutte le componenti dell’industria, dalle società mandanti ai consulenti”. Certo, i problemi non mancano. Alcuni temi, tra cui la stessa nozione di consulente indipendente, hanno avuto uno svolgimento solo parziale e sono destinati a subire un’evoluzione in futuro. Ma la strada è ormai segnata e la partita è per tutti troppo importante per favorire le divisioni rispetto agli obiettivi comuni.

Antonio starace. «E’ interesse nostro aver di fronte clienti informati a cui poter fornire una consulenza adeguata»

“A partire dall’educazione finanziaria – sottolinea Starace – che è da tanti anni uno dei cavalli di battaglia della nostra associazione. Siamo noi, del resto, in prima linea davanti al cliente. Ed è interesse nostro aver di fronte clienti informati a cui poter fornire una consulenza adeguata. Per lavorare bene abbiamo bisogno di investitori seri”. 

Un quadro che copre i problemi che la rivoluzione della Mifid 2 (acronimo che sta per Markets in Financial Instruments Directive) ha innescato ribaltando in vari modi il rapporto tra risparmiatori da una parte e banche e consulenti finanziari dall’altra. L’ago della bilancia, nelle intenzioni della Ue, si è spostato un po’ a favore del risparmio grazie soprattutto a due armi: la trasparenza, specie su quel che si paga, e la garanzia su quel che si compra. Qualità che costano (almeno 2,5 miliardi di euro in tecnologia, secondo il Financial Times) e che, secondo Standard &Poor’s “nel tempo faranno sì che nel settore ci siano più vittime che vincitori”. Andrà proprio così?

Forse no, a giudicare da quel che è successo nel Regno Unito. Il primo effetto della Rdr (Retail Distribution Review), riforma simile alla Mifid, è stata sì la contrazione dei prezzi dei prodotti di investimento (a vantaggio dei clienti) ma si è anche attivato, così come in Usa ed in Asia, un aumento significativo dei guadagni grazie all’offerta di nuovi prodotti, finora destinati ai soli clienti istituzionali, che richiedono però una consulenza avanzata. Secondo uno studio di Excellence Consulting l’impatto positivo dei nuovi business potrebbe nel medio termine aggirarsi sui 3,5 miliardi. 

Il primo, scottante, terreno di confronto riguarda l’ammontare e la composizione delle commissioni. Una novità della Mifid 2 è il Kid (o Key Information Document) il documento con cui il risparmiatore può venire a conoscenza dell’ammontare di tutte le commissioni legate ad un investimento. Non solo quelle di entrata e di uscita ma anche quelle di gestione (il compenso per l’attività dell’intermediario) e di performance (cioè la percentuale dei guadagni che resta in mano al gestore).

Con il Kid, il risparmiatore potrà conoscere l’ammontare di tutte le commissioni legate ai suoi investimenti

Non è novità di poco conto. Finora la commissione di gestione di un fondo veniva trattenuta direttamente dal valore finale della quota. E per scoprire l’ammontare della trattenuta (in percentuale) il sottoscrittore doveva spulciare centinaia di pagine. Per poi accorgersi che, in alcuni casi, il gestore aveva guadagnato più del risparmiatore. Al di là dei casi limite, è scontato che, sotto la pressione della concorrenza, le commissioni finali per il cliente dovranno diminuire. “Bisogna vedere – concorda Starace – come saranno distribuiti i sacrifici all’interno della catena del valore”. 

Non è difficile prevedere che le prime a dover sopportare la diminuzione dei margini saranno le fabbriche prodotto. “Il valore principale – spiega il responsabile marketing dell’Anasf – sta nella distribuzione, cioè è nelle mani dei professionisti. I sacrifici, se andranno fatti, dovranno riguardare altri settori dell’industria”. 

Il sistema, poi, prevede una serie di nuovi obblighi sia per chi mette a punto i prodotti che per chi li distribuisce e li promuove. A ogni strumento finanziario sarà attribuito un punteggio di rischio su una scala da 1 a 7. Infine, l’investitore dovrà essere sottoposto ad una sorta di esame per stabilire quanto sia adatta l’offerta alle sue esigenze: si verificherà lo stato delle sue conoscenze, ma anche la sua situazione finanziaria per appurare se sia in grado di sostenere eventuali perdite, gli obiettivi che si propone, la sua tolleranza al rischio. Insomma, la “fabbrica” che sforna fondi, Etf o altre offerte dovrà rispondere della qualità del prodotto, ma l’operatore finanziario dovrà agire con lo scrupolo del farmacista, individuando le soluzioni finanziarie più adeguate alle esigenze del cliente che avrà ben chiaro il costo della consulenza. 

“Prevedo – dice ancora Starace – tre tappe per il nostro mestiere. Oggi il nostro compito consiste nel giustificare il costo del nostro lavoro agli occhi dei clienti. Poi si tratterà di motivare, grazie ai nostri sforzi ed ai risultati, la ragione di questi costi”. E poi? “L’obiettivo finale è di incoraggiare il cliente a fare ricorso alla consulenza finanziaria a 360 gradi, in campo mobiliare , nel real estate o rispondere ad altre esigenze”. Insomma, ai tempi della Mifid 2, il professionista del risparmio deve saper agire con una mentalità sempre più simile a quella del family office. “Credo che sia la strada giusta – conclude Starace – Per essere competitivi dobbiamo offrire sempre di più. Anche per questo abbiamo bisogno di un Anasf sempre più forte, in grado di rappresentare le esigenze nostre e anche quelle dei nostri clienti”.