I 10 peggiori cyberattacchi della storia

Ashley Madison

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Nel 2015 il sito che permette alle persone sposate di godersi una “scappatella” viene violato. Risultato: vengono rubati i dati di 37 milioni di utenti.

Melissa

Nel marzo del 1999 venne diffuso un virus che si propaga come allegato di posta elettronica che contiene un elenco di siti pornografici. Una volta scaricato però va a impattare con la suite Office di Microsoft modificando file di Word e “autospedendosi” ad altri contatti tramite Outlook. Ha causato danni per circa 1,3 miliardi di dollari. 

Morris Worm

Uno studente della Cornell University, Robert Tappan Morris, crea un “worm” per sondare la profondità della rete. Ma il software si trasforma in un pericoloso D Dos e infetta oltre 60.000 computer, causando danni fino a 10 milioni di dollari.

New York Post

Ad aprile dello scorso anno viene hackerata l’app mobile del New York Post, uno dei più importanti quotidiani americani. Tramite l’intromissione, i cybercriminali mandano agli utenti alert contenenti fake news.

Petya

A giugno dello scorso anno un ransomware prende di mira i colossi della logistica come FedEx, Maersk e WPP.

Shady Rat

Tra il 2006 e il 2012 un’ondata di cyberattacchi prende di mira numerose istituzioni plaentarie come Onu e Cio con l’intento di rubare dati e denaro. 

Sony Playstation

Nel 2011 vengono rubati i dati di 77 milioni di utenti del PlayStation Network, la community online della piattaforma di gaming di Sony. Si ipotizza che sia stata un’azione mirata per mettere in difficoltà il colosso nipponico e fargli perdere quote di mercato. 

Stuxnet

Si tratta di un virus che avrebbe dovuto danneggiare le centrali nucleari iraniane aumentando la velocità delle turbine fino al collasso degli stabilimenti. Creato – si dice, ma non abbiamo conferme ufficiali – da Usa e Israele nel 2006, si è poi diffuso infettando decine di migliaia di impianti industriali ed energetici nel mondo. 

Uber

A novembre del 2017 i dati di 57 milioni di guidatori e clienti di Uber vengono rubati. L’azienda non rivela il data breach e sceglie di pagare 100.000 dollari di riscatto pur di riuscire a nascondere l’intromissione. 

WannaCry

Nel maggio del 2017 si diffonde un potente ransomware che infetta oltre 230.000 computer  chiedendo un riscatto da 600 dollari da pagare rigorosamente in bitcoin.