L’Ucraina non è uno Stato membro dell’Unione Europea e non vi è la disponibilità politica affinché possa diventarlo nel breve termine. Questa guerra locale è come un pedone bianco su una scacchiera: una partita in cui Putin ha fatto la prima mossa. Tocca rispondere? Merkel non aveva reagito né al conflitto russo-georgiano e né all’annessione della Crimea nel 2014. Anzi, le trattative per il Nord Stream 2 erano cominciate proprio un anno dopo ed erano state giustificate dal crescente aumento della domanda europea.
La guerra e la propaganda europea
Perché siamo così ossessionati dal dover aiutare l’Ucraina, se siamo stati capaci di voltare lo sguardo anche di fronte all’utilizzo di armi chimiche da parte di Assad in Siria? Eppure, il nuovo Kanzler, che è stato Ministro delle Finanze durante il Merkel III, nonché sindaco di Amburgo fra il 2015 e 2018, ha deciso che era giusto e/o necessario rispondere, muovendo il suo primo pedone nero. Ratifichiamo sanzioni blande, stiamo selezionando migranti (ma?), celebriamo Zelenskij quale simbolo della resistenza e promuoviamo il patriottismo dei giovani ucraini che accompagnano le loro neo-spose alla frontiera, quasi come se stessero combattendo anche per noi, Europei. Un’Ucraina ormai disillusa ci sta disperatamente chiedendo aiuto, mentre il discorso pubblico Europeo si infiamma fra forti pressioni inflazionistiche, flessibilità sul debito e svolta energetica.
Dopo le notizie sulle 2500 vittime di Mariupol, città essenziale per l’assalto a Kiev, è chiaro che Putin non sembri disposto a trattare, né con Macron e né con Scholz. Chissà che Putin non abbia proprio voluto aspettare che la Merkel andasse in pensione, così da poter trattare i Presidenti Europei quasi come si trattano i genitori al colloquio genitori-insegnanti. Putin sembra infatti godere dell’appoggio taciuto della Cina, Arabia Saudita e addirittura dell’India, dato che Nuova Dehli sembra disposta a comprare quel gas russo che noi non vogliamo più.
I motivi della reazione tedesca
Tra i tanti articoli recenti sul tema, spicca un titolo sul “FrankfurterAllgemeine” che recita: “Siamo i prossimi” (in riferimento alla Lituania). Nell’articolo si racconta delle donazioni del popolo lituano alle associazioni ucraine, nonché dell’atmosfera che si respira nel paese. Il giornale riporta frasi come “l’Ucraina combatte anche per noi”, quasi come se si sperasse che l’Ucraina possa davvero contrastare l’Armata Rossa da sola, in nome di valori anche europei ma soprattutto di matrice liberale. Se pur si tratti di motivi puramente economici e geopolitici, gli stati occidentali trasformano propagandisticamente la paura di una minaccia diretta al confine NATO in una guerra di ideali. La verità è che, a parte la spilletta giallo-blu di Christine Lagarde, l’Europa non è disposta a combattere a fianco dell’Ucraina e perciò guarda inerme il disfacimento di Mariupol o tentenna anche quando Leopoli (a 25 km dal confine con la Polonia) viene bombardata.
Tralasciando l’hype statunitense, la Germania ha reagito perché ha dovuto rassicurare gli Stati Europei, in particolare gli Stati post-Sovietici (si veda l’incontro fra i capi di Stato di Francia, Polonia e Germania, che non si vedeva da undici anni). Da qui l’impegno ad aumentare la spesa pubblica in armamenti militari, ripensare la politica energetica europea e riconsiderare il tetto sul debito pubblico. L’obbiettivo della Germania non è quello di salvare l’Ucraina da un destino ormai segnato, bensì in primis quello di attenuare le paranoie degli Stati periferia della UE. A questo proposito vi ricordo l’intervento del Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres, il quale aveva pregato Putin di non avanzare. Un po’ come quando Conte aveva chiesto alle banche italiane “un atto di amore”.
Le conseguenze delle sanzioni sull’economia tedesca e la dipendenza dal gas russo
Intanto, le sanzioni del G7 echeggiano anche nelle casse delle compagnie tedesche. Le previsioni degli economisti sono discordanti: Stephan Knooth (Kiel Institute of the Word Economy, Kiel) non ritiene persista il pericolo di una recessione in Germania, mentre gli economisti Sebastian Dullien ( Hochschule für Technik und Wirtschaft, Berlin) e Tom Krebs (University of Mannheim, una delle più importanti in Germania per “Quantitative Economics”) temono che la guerra in Ucraina possa avere degli effetti simili a quelli scatenati dalla pandemia, con un calo del PIL tedesco del 4,6%.
La Germania ha già violato il dogma del pareggio di bilancio durante la pandemia; perciò, il timore che gli aiuti pubblici non siano sostenibili nel lungo termine si fa sempre più grande. Intanto, i Presidenti dei rispettivi Bundesländer tremano e le aziende richiedono l’intervento dello Stato. Il Vicepresidente dei Ministri Robert Haebeck (Grünen) ha annunciato l’introduzione di un programma di credito per le aziende in difficoltà. Secondo lo “Spiegel”, il Ministro delle Finanze Christian Linder (FDP) starebbe inoltre pianificando un aumento del debito pubblico per il prossimo anno (un esplicito plauso a posticipare la reintroduzione delle regole di Maastricht, prevista per il 2023). La lista dei provvedimenti è lunga: il Parlamento tedesco ha, per esempio, prorogato i termini della legge sul “Kurzarbeitergeld” a fine giugno,cioè la legge che prevede aiuti fiscali alle imprese che sono costrette a ridurre l’orario di lavoro delle dipendenti dati i costi d’impresa. Il Presidente del Gesamtmetall (una specie di Confidustria tedesca del settore metallurgico ed elettrico) aveva addirittura insistito sul prorogare la legge sino alla fine dell’anno.
L’altro grande dilemma della Germania è quello dell’energia. Robert Haebeck si è recato recentemente in Schleswig-Holstein, dove si prevede la costruzione di un ulteriore terminal per il gas naturale. Durante la sua visita, il Vicepresidente e Ministro dell’Ambiente ha dichiarato di voler velocizzare la svolta verde per far fronte alla dipendenza dal gas russo. Chi più di lui sa che solo il 16% dell’energia tedesca è coperta da fonti rinnovabili e che, appunto, non vi è alcun margine di gioco?
I rapporti intraeuropei
Al termine del summit europeo avvenuto settima scorsa a Versailles, Macron (attualmente in campagna elettorale per le presidenziali) si è intestato la proroga della reintroduzione delle regole di Maastricht (vedi sopra) e ha addirittura parlato di “autonomia strategica” europea. Fra le proposte di Macron, se pur non accennata durante l’incontro, vi sarebbe quella di un fondo per sostenere i paesi europei nell’attuale crisi ucraina. Macron sta giocando sulla debolezza tedesca. A questo proposito, Mark Rutte, Presidente dei Ministri olandese, ha smentito la volontà dei paesi frugali nell’aderire ad un tale progetto, dichiarando che la proposta non è stata ancora discussa nelle sedi appropriate. La crisi ucraina ha colto l’Europa in modo inaspettato e la Germania si è svegliata in un’impasse a dir poco imbarazzante. Scacco.
















