Si fa fatica a capire dove stia la verità e dove invece solo la propaganda. I colloqui di pace tra Russia e Ucraina a che punto sono? Si registrano passi avanti? Si cercano soluzioni per evitare il massacro (almeno) dei civili? Le risposte sono molto fumose.
Cessate il fuoco a Mariupol
Dovrebbe scattare alle 10 ora locale (le 9 in Italia) il cessate il fuoco a Mariupol – offerto ieri da Mosca – per permettere per permettere l’evacuazione di civili e cittadini stranieri verso Zaporizhzhia. “Le forze armate della Russia dichiarano, esclusivamente con fini umanitari, un cessate il fuoco il 31 marzo a partire dalle 10 del mattino”, ha dichiaro il capo del centro di controllo della Difesa nazionale russa, Mijail Mizintsev, secondo quanto riporta l’agenzia Interfax.
Zelensky: nessun progresso significativo
“I negoziati continuano ma per ora si tratta solo di parole”, ha detto il presidente ucraino, VolodymyrZelensky, in un nuovo video. A proposito della presunta de-escalation annunciata dalla Russia nelle zone di Kiev e Chernihiv, il leader ucraino ha affermato che è “la conseguenza del lavoro dei nostri difensori, ma allo stesso tempo vediamo aumentare i militari nel Donbass, e per questo siamo pronti. Non ci fidiamo di nessuno, perché c’è una situazione reale sul campo di battaglia e ora questa è la cosa più importante”. “Combatteremo per ogni metro della nostra terra, combatteremo per ogni singola persona” ha scandito Zelensky.
Lavrov: siamo a buon punto
Russia e Ucraina hanno fatto “progressi significativi” durante l’ultimo round di negoziati a Istanbul. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, SergeiLavrov, secondo cui per Mosca c’è stato “un passo avanti positivo” anche se “non c’è ancora il risultato finale”. Intervistato dai media russi, Lavrov ha sottolineato che i negoziatori ucraini “hanno confermato la necessità di garantire lo status non nucleare e neutrale dell’Ucraina e la sua sicurezza al di fuori della Nato” e “hanno capito che le questioni della Crimea e del Donbass sono state risolte per sempre”.
Peskov spegne gli entusiasmi
“Non c’è stato alcun punto di svolta” dopo il quarto round di colloqui che si è svolto a Istanbul in Turchia, ha affermato dal canto suo portavoce del Cremlino Dmitry Peskov sottolineando che il Cremlino ”non ha visto nulla di promettente” e che ”c’è ancora un grande lavoro da fare”. Peskov ha comunque giudicato ”positivo” il fatto che l’Ucraina abbia messo per iscritto le sue richieste per porre fine al conflitto.
“Se avete notato, evitiamo accuratamente qualsiasi dichiarazione su quelle questioni che sono sostanzialmente sul tavolo delle trattative. Non le discutiamo pubblicamente, riteniamo che le trattative debbano andare avanti in silenzio”, ha sottolineato Peskov, criticando le dichiarazioni su media e social media di alcuni rappresentanti dell’Ucraina, “compresi coloro che non hanno nulla a che vedere con i negoziati. Questo – ha affermato – non è un fattore che contribuisce al successo di questi negoziati”.
Draghi a Putin: chiamo per portare la pace
”Presidente Putin, la chiamo per parlare di pace”. Sceglie parole non a caso il premier MarioDraghi nella sua telefonata con il presidente russo Vladimir Putin. Un confronto atteso quello tra i due, che avrebbe dovuto avere luogo a Mosca, più di un mese fa, prima che l’Ucraina precipitasse nella guerra, con un’aggressione da parte della Russia che il presidente del Consiglio italiano ha condannato con forza. Da allora i rapporti tra Italia e Cremlino sembrano essersi ‘arrugginiti’, minati da una serie di ‘incidenti’ in corsa, non ultimo l’affondo dell’ambasciatore russo a Roma -a Consiglio europeo in corso- con tanto di conferenza stampa improvvisata.
Anche il tema energia fa capolino tra i due. Passando da un capitolo annoso, ovvero la richiesta del Cremlino -avanzata la settimana scorsa a mo’ di minaccia – affinché il gas russo venga pagato in rubli e non più in dollari o euro. Putin ha illustrato a Draghi il meccanismo che muove un sistema di pagamenti di questo tipo, che il G7 ha già bocciato sonoramente e che certo il premier italiano non intende avallare, nonostante l’Italia sia, in buona compagnia della Germania, il Paese che più dipende da Mosca sulle forniture di gas.
Ma è solo un passaggio, quello sull’energia, il grosso del confronto -viene spiegato da fonti di Palazzo Chigi- si gioca sui negoziati, sull’invito a un cessate il fuoco che non può tardare ad arrivare, sull’impegno dell’Italia in prima linea se Mosca metterà fine alla sua offensiva. I due concordano sull’opportunità di mantenersi in contatto, il confronto andrà avanti, mentre l’Italia lavora per tornare a rivestire un ruolo da protagonista nello scacchiere internazionale, dopo le pesanti esclusioni delle prime settimane di guerra.
















