‘Women’s Forum G20 Italy’: DATA4 è Partner del prestigioso evento

In occasione dell’8 marzo – Giornata internazionale istituita per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze che coinvolgono le donne molteplici realtà – vengono pubblicate numerose ricerche sulla situazione del gender gap in Italia.

Questi i dati del Gender Equality Index 2019 dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere:

·       Il nostro Paese è al 14esimo posto nell’Unione Europea per disparità fra uomini e donne: con 63 punti su 100 siamo sotto la media europea di 4,4 punti.

·       Performance ancora peggiore per quanto riguarda raggiungimento di posizioni di vertice nella società: 47.6 punti.

·       Mentre per quanto riguarda il gender pay gap, si registra un +7,4% della retribuzione oraria mediana a favore dei lavoratori uomini (11,61 euro vs 10,81 euro).

 

Ma solo poco più di un mese fa, l’11 febbraio, ricorreva la Giornata Mondiale delle donne e delle ragazze nella scienza. Ricorrenza istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2015 per “promuovere la piena ed equa partecipazione di donne e ragazze nelle scienze, in materia di istruzione, formazione, occupazione e processi decisionali”. Perché se il gender gap è un problema trasversale a più settori, di certo lo è ancora di più in ambito scientifico

Nel passato, ma anche nel presente, scienziate donne hanno segnato la storia in questo campo, ma purtroppo vengono ancora percepite come un’eccezione. E anche se vengono istituite giornate a loro dedicate, il pregiudizio e le barriere per le donne STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) sono lontani dall’essere estirpati.

Questa la panoramica della situazione attuale:

·       Solo 20 donne hanno ricevuto il Premio Nobel per la Scienza sui 600 assegnati.

·       All’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare il rapporto uomini-donne è 80/20.

·       Solo il 28% dei ricercatori in tutto il mondo è donna. (fonte: ONU)

 

·       Nel biennio 2014-2016, il 30% delle studentesse universitarie ha scelto materie STEM. (fonte: Unesco). Ma per certe specializzazioni, come l’informatica, la loro percentuale crolla anche al 3%.

·       La presenza delle donne nelle carriere accademiche STEM è ancora più problematica rispetto a quelle delle colleghe di altri dipartimenti: in minoranza rispetto agli uomini già durante gli studi, 32% contro 68%. La percentuale poi si contrae al 35% tra le ricercatrici (46% in altri corsi di studi), al 28% (vs 40%) delle professoresse associate fino al 14% delle ordinarie (24%). (fonte: GeTa)

In generale, in Italia i laureati STEM ogni anno sono solo l’1,4% dei ragazzi tra i 20 e i 29 anni: 1,2% uomini e 0,2% donne – un gap di genere che si sta allargando, caso unico fra i paesi Ue. (fonte: Unioncamere – ANPAL, Sistema Informativo Excelsior)

Le professioni STEM in Italia non presentano solo un gender gap superiore ad altri ambiti, ma anche ottime prospettive occupazionali, che però restano spesso non coperte. Colpa del mismatch, ovvero la mancata corrispondenza tra i profili presenti sul mercato e le posizioni richieste dalle aziende.

Da uno studio di Unioncamere – ANPAL, Sistema Informativo Excelsior pubblicato su Il Sole 24 Ore sul mese di febbraio 2020, risulta che i profili più introvabili siano gli specialisti in scienze informatiche, chimiche e fisiche (63%). Le cause? Mancanza di competenze rispetto alle richieste ed esigenze dell’azienda e, spesso, assenza vera e propria di candidati per quelle posizioni.

Ciononostante, all’università le giovani e i giovani italiani scelgono altri percorsi.