La trasparenza e l’assoluta “compliance” alle regole del mercato e, in più, alle best-practice del mercato – quelle che vanno oltre la semplice adesione alle regole! – sono diventati un must per le tesorerie, nei tempi complessi che i mercati vivono da ormai molti anni. “E proprio per questo, Thomson Reuters ha scelto di avere un ruolo primario nella creazione del codice di condotta globale del mercato dei cambi, cioè l’FX Global Code”, spiega Vincenzo Dimase, a capo del Market Development nel Trading in Thomson Reuters. “La nostra linea è sempre stata molto chiara al mercato: nella gestione dei servizi per quanti operano nei mercati finanziari portiamo con noi decenni di esperienza costruiti anche sui valori dell’attività di agenzia stampa, che è sempre stata sinonimo di notizie certe, sempre verificate, diffuse con la massima coscienziosità e il massimo scrupolo professionale”.
E l’informazione, si sa, è uno degli asset fondamentali per i mercati finanziari. “Il servizio Dealing sui cambi”, ricorda Dimase, “è stato introdotto negli anni ‘80 per contrattare elettronicamente sul mercato valutario ed ha rappresentato per noi e per i nostri clienti un elemento di profonda innovazione; ad oggi continuiamo ad offrire uno dei bacini di liquidità più ampi per il mercato Forex, con la piattaforma FX Trading che dà accesso alla liquidità ed alla comunità globale di FXall, Dealing e Matching. Quindi di fatto i nostri servizi sono pian piano diventati l’infrastruttura del mercato”. Effettivamente, i mercati mobiliari – sia valutario che borsistico, sul versante azionario come quello del reddito fisso – sono nati e cresciuti grazie all’iniziativa spontanea e diffusa degli stessi operatori privati, persino in Italia dove pure vincoli e pastoie burocratiche non sono mai mancati.
L’adesione è su base volontaria
Chiunque intenda aderire all’FX Global Code impegnandosi a rispettarlo, pubblica la sua dichiarazione in uno dei registri creati ad hoc
“Anche alla luce di questo ruolo infrastrutturale che abbiamo di fatto svolto da sempre”, prosegue Dimase, “abbiamo deciso di contibuire attivamente alla creazione ed alla diffusione del codice di condotta globale, appunto l’FX Global Code. Disponibile ufficialmente dal maggio 2017, il codice nasce da una iniziativa della BIS (Bank for International Settlements, in italiano Bri, banca dei regolamenti internazionali, ndr) e si è affermato con il consenso ed il supporto delle banche centrali di 16 giurisdizioni e del settore privato”.
Il codice si fonda su sei principi-guida e si articola su 55 principi. Si rivolge a tutti i “market participants”, cioè i soggetti che partecipano al mercato dei cambi. “E’ dunque globale”, spiega Dimase, “ed è autoregolatorio, dà l’indirizzo generale e le buone prassi per il presidio di un mercato che possa essere, come da abusato ma sempre prezioso criterio, equo, solido e trasparente”. Chiunque intenda aderire volontariamente al codice impegnandosi a rispettarlo, pubblica la sua dichiarazione di impegno all’interno di uno dei registri istituiti ad hoc nel mondo. “Per le aziende il registro di riferimento, tra le decine che esistono nel mondo, è quello della EACT, l’associazione europea dei tesorieri di impresa, di cui è membro l’AITI, l’associazione italiana tesorieri d’impresa– prosegue Dimase – In Italia c’è anche il registro pubblico dell’Assiom-Forex, realizzato in collaborazione con la Banca d’Italia. Ciascun partecipante al mercato dichiara dunque di aderire e applicare i principi del codice: le dichiarazioni di impegno sono disponibili nei registri pubblici così che chiunque possa verificare l’adesione”.
L’esigenza di un codice condiviso è nata dall’imbarazzante “stagione” di multe che ha colpito alcune banche internazionali qualche anno fa. Ma ad oggi, secondo il Global Index of Public Registers, “hanno aderito al codice solo 400 entità”, sottolinea Dimase, “ovvero la maggior parte delle grandi banche internazionali, ma appena dieci tesorerie d’azienda. Confidiamo che il codice continui a diffondersi ”.
















