Il fascino che la nostra penisola suscita in USA è indiscusso: c’è più Italia a Hollywood che a Cinecittà. L’ennesima controprova è il successo di Eataly che in pochi anni ha aperto due punti vendita a New York, uno a Boston ed uno a Chicago, con un fatturato tutto a stelle e strisce che si aggira intorno ai 250 milioni di dollari. Ma, ovviamente, non c’è solo Eataly. L’italian food, anzi, l’italian-way-of-eating, tira da matti, e a tutti i livelli. Ma bisogna stare attenti. Nonostante il peso – significativo, senza dubbio – del brand “Italian”, la ristorazione negli Usa rimane uno spazio competitivo e affollato. Come muoversi, dunque, se si vuole investire nel settore ristorativo per limitare al minimo il rischio di fallimento che connota il settore?
È una domanda alla quale, nel suo piccolo, Adil Choikary e la sua società di ristorazione “Crêpes Choupette” ha dato una risposta in francese, offrendo tuttavia un esempio valevole erga omnes. Agosto 2014, New Haven, cittadina da 130 mila abitanti in Connecticut (a un’ora e mezzo da Manhattan) del tutto irrilevante, se non fosse la casa della prestigiosa Yale University. Adil – trentasettenne parigino della medio-borghesia, con una carriera iniziata nel mondo assicurativo e finanziario – decide di mollare tutto, comprare una bici-carretto, installarvi una macchina per cuocere le crêpes e ritornare “dove cominciano tutte le imprese: sulla strada”. Per fortuna, o per strategia, azzecca due scelte fondamentali: il mercato locale e l’idea-street food. Sul mercato locale: i campus delle maggiori università americane hanno tre caratteristiche che offrono a Crêpes Choupette le possibilità di un successo immediato a New Haven, e cioè: una popolazione giovane, di classe medio-alta, che spende (tanti) soldi altrui (quelli dei genitori); un traffico densissimo, prevedibile e prevalentemente pedestre, dovuto agli spostamenti di breve raggio da lezione a lezione; e, infine, gli affitti medio-bassi rispetto ai centri delle grandi città. Aggiungete a tutto ciò il fascino di una bici-carretto con un emigrato francese che serve crêpes al brie, sulle note di “La Vie en Rose”, e il gioco è fatto. Dal punto di vista dell’imprenditore, invece, un carretto significa anche bassi costi d’investimento (2-3 mila dollari) e zero costi di affitto del locale, così da ridurre il rischio sul capitale. Insomma, nel giro di 4 mesi Adil ha avuto talmente successo in seno alla comunità del campus che, già a maggio 2015, ha potuto aprire una crêperie finanziata con il crowdfunding dagli stessi studenti. Da allora, l’amministrazione dell’università ha cominciato ad affidare a Crêpes Choupette anche il catering per alcuni eventi: attività che a tutt’oggi rappresenta circa il 30% del fatturato di Adil. Nel 2016, lo staff di Adil, tra carretto e crêperie, ha raggiunto i 10 impiegati full-time. Tanto che alla fine dell’anno scorso, quest’azienda partita dalla strada ha avviato i lavori per un ristorante francese adiacente alla crêperie, e vorrebbe esportare il business bici-carretto-crêperie anche nei campus di Harvard e della Columbia.
Un’idea vincente che, a questo punto, potrebbe essere mutuata per portare anche lo street food italiano nei campus dei college Usa e magari arrivare a farne un importante franchise. Cosa aspettate, dunque?
CROWDFUNDING, numeri da record negli States
Il crowdfunding è una modalità di finanziamento secondo la quale un gruppo di finanziatori individuali e indipendenti (la “crowd”) presta denaro ad un privato o un’impresa tramite una piattaforma online con la promessa di una qualche ricompensa in futuro – un ritorno monetario, delle azioni, o un prodotto. Il finanziato ottiene tassi o modalità più vantaggiose rispetto a quelli istituzionali, e i finanziatori rischiano una somma molto minore di quella che rischierebbe una banca. Secondo una ricerca della Cambridge University, tra il 2013 e il 2015, il crowdfunding a interesse pecuniario è passato da un volume totale di prestiti emessi pari a 2.81 miliardi di dollari a 25.72 miliardi, quasi decuplicandosi. Nello stesso periodo, 268.524 piccole e medie imprese sono state finanziate sommando tutte le modalità di crowdfunding negli States. Insomma, un settore nel quale gli Usa sono senz’altro avanti ma, che come tutte le innovazioni, si sta affermando anche in Europa.
















