Fides, moneta che fa girare i magazzini

In latino fides era parola dal significato quasi sacrale. La fiducia, alla base di quel “pacta sunt servanda” che ancora oggi riecheggia – spesso a sproposito – è sempre stato il caposaldo dei negozi romani. Oggi torna in auge, grazie a ICC (Istituto di Credito Complementare fondato da Vincenzo Formicola, Paolo De Vita, Angelo Marciano, Diego De Fusco) che ha creato una moneta alternativa, Fides per l’appunto, che promette di aiutare le imprese a svuotare i propri magazzini. Si tratta quindi di una moneta elettronica, non cartacea e parallela a quella ufficiale. Al sistema aderisce anche KeyBank, un circuito italiano di credito che si basa sul meccanismo del barter, ovvero il cambio merce, un meccanismo che ha un bacino d’utenza potenziale di quasi un milione di aziende, quelle che già oggi utilizzano il cambio merce.

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Chiariamolo subito: non stiamo parlando di una criptovaluta, ma di un circuito di credito che parte con un deposito su un conto corrente ICC. Una volta versata la quota inziale, ICC, tramite una “camera di compensazione” – ovvero un meccanismo che tutela gli investitori sulla bontà del versamento – procede a fornire un concambio di Fides in rapporto di 1:1 con gli euro. Una volta entrati nel circuito, gli imprenditori possono iniziare a beneficiare del circolo virtuoso messo in moto, che consente di acquistare beni e servizi di altre aziende presenti sulla piattaforma. D’altronde, sono tante le imprese che hanno i magazzini pieni di merci che non sanno come fare a piazzare, così come sono tanti quelli che vorrebbero acquistare quei prodotti ma non hanno fondi sufficienti. Così, si crea una logica “win-win” in cui entrambe le aziende ci guadagnano. Inoltre viene garantita da ICC una linea di credito a interessi zero, in valuta complementare, a tutti quelli che sottoscrivono un conto. Così si ottiene una disponibilità extra che può essere spesa per l’acquisto, all’interno del circuito, di altri beni e servizi. Senza dover passare per il circuito bancario che ha inevitabilmente stretto i cordoni della borsa, le aziende possono riuscire a portare a termine due obiettivi: vendere merci che magari erano nei magazzini da tempo e ottenere beni e servizi in cambio senza dover mettere mano al portafoglio.