L’industria del factoring italiano, dopo aver archiviato un solido 2025, si prepara a crescere anche nel 2026. I dati preliminari di chiusura elaborati da Assifact, l’associazione italiana che rappresenta le realtà attive nel settore, indicano al 31 dicembre dello scorso anno un turnover cumulato pari a 289,1 miliardi di euro, con una crescita del 3,83% rispetto al 2024. Si conferma favorevole, anche in prospettiva 2026, il risultato del mese di dicembre, con un +6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Ma nonostante questo bilancio positivo, un volume d’affari che contribuisce al 13% del Pil e 32 mila imprese che già lo utilizzano, il factoring ha ancora ampi margini di crescita soprattutto tra le Pmi. A favorirne la diffusione saranno sempre più non solo una maggiore personalizzazione e digitalizzazione del servizio, ma anche il supporto consulenziale nell’analisi del fabbisogno dell’impresa.
Per quanto sia cresciuta la sua popolarità, il factoring viene ancora oggi percepito come strumento complesso da maneggiare e da introdurre all’interno dell’organizzazione di impresa. «La percezione generale è ancora quella di un prodotto “difficile” da comprendere e generalmente più oneroso rispetto ad altre forme di finanziamento legate al circolante, riferibili soprattutto al settore bancario. Ciò è dovuto anche alla incompleta percezione del valore dei prodotti factoring in termini di gestione del credito e garanzia pro soluto» dichiara Moris Franzoni, direttore generale di Credemfactor. «Per questo motivo, il ruolo del consulente rimane centrale per l’offerta del prodotto factoring e, nei casi di aziende più grandi e strutturate, per quella del confirming».
Oltre alla scarsa comprensione, occorre aggiungere anche un’evoluzione dei bisogni da parte del potenziale target, come sottolinea Andrea Berna, Responsabile Commercial Banking di Banca Ifis: «Negli ultimi anni i bisogni finanziari delle imprese sono cambiati: dalla ricerca di liquidità immediata si è passati a esigenze legate a investimenti, digitalizzazione e sostenibilità. In questo contesto oggi il factoring è visto sempre più come un servizio di gestione del credito che integra amministrazione, valutazione del merito creditizio e protezione dal rischio di insolvenza. Rimane però una parte di Pmi che teme di trasmettere un segnale di fragilità; un retaggio culturale che stiamo aiutando a superare con consulenza sul territorio e programmi dedicati di educazione finanziaria. Trattandosi poi di uno strumento altamente personalizzabile, le imprese hanno spesso bisogno di supporto per scegliere tra pro soluto, pro solvendo o maturity. Il nostro ruolo è accompagnarle in un’analisi completa, mostrando come il factoring offra elementi – gestione del credito, protezione dal rischio e, quando previsto, derecognition – che strumenti più tradizionali come l’anticipo fatture non garantiscono».
Se in passato la clientela target per il factoring era costituita dalla grande azienda con esigenze finanziarie medio-alte, in tempi più recenti ha trovato maggiore diffusione tra le Pmi e in alcuni casi anche nelle piccole imprese artigiane. «Alla pura gestione del credito e del finanziamento ad esso correlato», precisa Franzoni, «oggi il mercato affianca nuovi prodotti sempre più evoluti che, oltre a soddisfare le specifiche esigenze dei singoli clienti, sono realizzati per il sostegno al credito di filiera. Per questo, la figura del consulente commerciale deve evolvere verso quella del vero e proprio “Advisor del Working Capital” per riuscire a coniugare le esigenze legate al prodotto ai processi aziendali che devono gestire l’operatività».
Nonostante la necessità di approntare un adeguato livello di supporto, tuttavia, secondo Anna Roscio, Executive Director Sales & Marketing Imprese di Banca dei Territori Intesa Sanpaolo, «è sensibilmente aumentata la consapevolezza circa i vantaggi che il factoring assicura in termini di stabilizzazione dei flussi di cassa, contrazione dei tempi di incasso convenzionali, ottimizzazione del circolante, esternalizzazione del rischio attraverso il pro-soluto, ma anche strumento a beneficio della qualità del bilancio e, per finire, soluzione a sostegno della supply chain finance. Tuttavia ritengo sia ancora essenziale, specie per le Pmi, il supporto di competenze specialistiche in grado di valorizzare i benefici dello strumento, flessibile ed adattabile ai reali bisogni di ogni azienda. L’attività di advisory ha il compito di creare soluzioni su misura, quello che talvolta è considerato un mero costo si trasforma così in una rilevante leva di rafforzamento di indicatori sensibili per l’imprenditore tra cui Ebitda, Posizione Finanziaria Netta e Days Sales Outstanding, l’indicatore finanziario che misura il tempo medio, espresso in giorni, necessario a un’azienda per incassare i crediti commerciali dopo una vendita».
Il factoring sta cambiando pelle: dall’anticipo fatture si sta trasformando in un servizio a tutto tondo e come tale oggi viene sempre più proposto. Per questo motivo, per Anna Roscio «il supporto specialistico aiuta l’imprenditore a cogliere che non si tratta di un mero “sconto fatture”, ma di una leva competitiva potente per migliorare l’architettura dinamica dei flussi finanziari in grado di contribuire in maniera determinante all’ottimizzazione della cassa».
«Il factoring, soprattutto nella versione pro soluto», aggiunge Berna, «non solo garantisce liquidità immediata, ma trasferisce il rischio di insolvenza, liberando risorse manageriali che le imprese possono dedicare a innovazione e sviluppo commerciale. Allo stesso tempo, va promosso come servizio di gestione del credito a tutto tondo: valutazione dei clienti, monitoraggio, solleciti, recupero. Tutte attività che hanno un impatto diretto sui costi amministrativi e sulla qualità del capitale circolante».
L’operatività legata al mondo del factoring sta passando da un approccio legato al puro sostegno finanziario a prodotti più evoluti, percepiti come paragonabili ad altre forme di finanziamento del circolante. «La strada però per invertire la percezione su questo tema», ribadisce Moris Franzoni, «è quella di integrare tutte le fasi della vita del rapporto, dall’onboarding alla gestione del running operativo, in processi dematerializzati che prevedano la formalizzazione contrattuale attraverso la Firma Digitale qualificata. Su questo fronte Credemfactor ha completato questa transizione digitale, grazie all’utilizzo della Piattaforma Fast Factoring Digitale che consente la totale eliminazione di fasi di processo gestite in cartaceo o via Mail/Pec».
Tra le soluzioni più innovative oggi rese disponibili, Franzoni segnala «l’attivazione del confirming con la possibilità di attivare operazioni di factoring sui fornitori inseriti nel programma e la definizione di prodotti Sll (Sustainability Linked Loans) applicabili sia all’operatività di factoring che di confirming, attivato in modalità esclusivamente digitale. La soluzione permette l’applicazione dei principi Esg a prodotti dedicati al finanziamento del circolante. Questa tipologia di prodotti è particolarmente indicata per il sostegno delle filiere produttive cliente-fornitori, per consentire ad entrambi l’accesso alle premialità previste al raggiungimento degli obiettivi definiti nei Key Performance Indicators di sostenibilità. Questi prodotti sono anche i più richiesti in questo ultimo periodo, probabilmente per il carattere di novità che presentano e per la versatilità consentita dalla gestione in digitale».
L’innovazione di prodotto è stata stimolata dalla digitalizzazione dei processi anche presso Intesa Sanpaolo, come racconta Anna Roscio: «Si è assistito ad una crescente digitalizzazione in particolare attraverso la realizzazione di piattaforme fintech per la cessione dei crediti, la progressiva automazione dei processi valutativi dei debitori e lo sviluppo di strumenti avanzati di reverse factoring. La soluzione più innovativa è lo strumento del confirming, una piattaforma a sostegno alle filiere produttive di cui siamo proprietari e che consente ai fornitori “supplier” di avvalersi del merito dell’impresa capo filiera “buyer”, attraverso procedure snelle ed efficienti. Grazie a questo strumento, il capo filiera semplifica la propria struttura amministrativa attraverso l’outsourcing dei pagamenti mentre i fornitori, accedendo alla piattaforma sulla quale sono caricate le fatture, possono richiedere con flessibilità lo smobilizzo delle fatture on-line e pro-soluto. La seconda grande innovazione è l’introduzione di motori automatici di delibera per i clienti ceduti, che consente di gestire un processo veloce e snello, arrivando a dare le risposte ai clienti in tempi rapidi».
Banca Ifis ha scelto di sviluppare un portale unico in cui i clienti a partire dal factoring possono gestire tutti i prodotti della banca. «Si tratta di una novità significativa nel settore, perché di solito le piattaforme sono verticali. Per i nostri clienti, invece, avere in un solo ambiente factoring, finanza d’impresa e tutti i servizi correlati significa semplificazione vera», commenta Berna. «Quanto alla domanda del mercato, il factoring tradizionale – in particolare pro soluto – resta lo strumento più richiesto, perché offre alle imprese un mix unico di liquidità, protezione dal rischio e supporto operativo». Negli ultimi anni la banca ha scelto di investire molto nelle soluzioni di supply chain finance (Scf), in particolare nel reverse factoring: «Riteniamo siano strumenti in grado di rafforzare l’intera filiera produttiva. Con queste soluzioni riusciamo a dare stabilità ai fornitori, che ottengono pagamenti anticipati, e allo stesso tempo aiutiamo i buyer a gestire meglio il capitale circolante senza compromettere le relazioni commerciali. La maggiore trasparenza garantita dalle piattaforme Scf – con la possibilità per tutti gli attori di monitorare in tempo reale lo stato delle fatture – aumenta la fiducia e crea un ecosistema più resiliente».
















