Ex-Ilva, dopo la sentenza del Consiglio di Stato è il momento della ricostruzione

Una soluzione tecnicamente compatibile con gli obiettivi di produzione e di sostenibilità. Questo è quanto propone Federmanager per riportare l’ex-Ilva sul mercato, superando lo stallo in cui è finito l’intero Gruppo. La soluzione tecnica che riguarda il sito di Taranto e che promette ripercussioni positive anche su Cornigliano, Novi Ligure e le altre realtà produttive dell’azienda, è stata dettagliata oggi nell’ambito dell’evento online “Ex-Ilva, quale futuro?”, durante il quale sono state proposte le linee su cui fondare il nuovo piano industriale del Gruppo.

Cosa prevede la “Proposta di soluzione tecnica per il rilancio dello stabilimento di Taranto”

Con un investimento di circa un miliardo di euro, spiegano i manager che hanno elaborato lo studio, si potrebbero completare tutti gli interventi impiantistici necessari a dar vita a un nuovo assetto, basato su due diversi cicli produttivi, coordinati tra loro.

Il primo ciclo, quello tradizionale, dovrebbe assorbire circa un terzo degli investimenti in modo da portare a una produzione degli altoforni 4 e 5 di circa 6 Mt/annue. In origine, lo stabilimento di Taranto era stato progettato e realizzato per una produzione di 12 Mt/a di acciaio liquido: ridurla della metà significherebbe una grande opera di riprogettazione basata sulle esigenze di salvaguardia ambientale, implementazione degli interventi sulle nuove tecnologie, massimizzazione dei livelli occupazionali. 

La proposta tecnica prevede poi di inaugurare un secondo ciclo, basato sulla tecnologia dellariduzione diretta e forno elettrico, in grado di produrre inizialmente circa 2 Mt/a, e finanziato con i restanti due terzi degli investimenti previsti, utilizzando anche contributi pubblici e approfittando delle opportunità del Green Deal europeo. Questa soluzione è la più innovativa e sicura e, nel medio e lungo termine, se adeguatamente sviluppata, in grado di avviare la progressiva decarbonizzazione del ciclo produttivo fino a rimpiazzare completamente col tempo gli altoforni.

L’articolazione dei cicli così proposti risponde a due obiettivi: mantenere la produzione dello stabilimento di Taranto a una soglia di circa 8 Mt/a totali sotto la quale non sarebbe possibile assicurare l’equilibrio economico né la competitività del sito, e raggiungere una diminuzione delle emissioni di anidride carbonica fino al 50% rispetto a una configurazione basata solo su altoforni e convertitori, sempreché si completino i già previsti interventi per l’autorizzazione integrata ambientale (AIA).

Lo studio stima che per giungere a questa configurazione mista siano necessari 36 mesi da quando saranno stati risolti tutti i nodi giuridici, contrattuali, normativi e politici e sarà individuata una adeguata struttura di ingegneria e project management in grado di agire. 

La soluzione, per essere percorribile, richiede infatti anche competenze managerialid’avanguardia. Secondo Federmanager, per rendere Taranto competitiva nel giro di due e tre anni, occorre il know-how capace di far realizzare il progetto. Il piano suggerisce, a tale scopo, la creazione di una struttura multidisciplinare composta di non meno di 100/150 specialisti, in parte provenienti dallo stabilimento e in parte di comprovata esperienza impiantistica.