“Dr. Holmes, non riesco a capire come mai in Lombardia si muoia così tanto di Coronavirus” “In che senso Watson?” “Ho calcolato il tasso di mortalità attualizzato ed in Lombardia siamo al 20,8%, in Emilia al 14,6% ed in Veneto al 7,4% e pensi che a livello mondiale parlano di tassi non oltre il 3%, in Germania siamo al 2,4%, in Islanda, negli Emirati Arabi e nella maggior parte delle regioni della Cina (esclusa Hubei) tra lo 0,5 e lo 0,7% e poi sappiamo che molte persone che ci hanno lasciati a causa dell’epidemia in Lombardia non sono stati neppure contati vista la differenza che esiste tra le morti medie degli ultimi 5 anni di questo periodo ed il numero di quelle del 2020. Pensi che siamo ad oltre 1000 morti per milione di abitanti (e probabilmente sono almeno il 30% in più) contro i 590 dell’Emilia ed i 180 del Veneto, sino a quasi 7-8 volte di più”.
Rispose Holmes: “Vediamo un po’ di analizzare le possibilità. Forse in Lombardia si muore di più che nelle altre regioni”. “No, ho controllato, i tassi di mortalità sono simili, anzi in Lombardia si muore di meno“. “Forse sono più anziani?”. “Neanche l’età media Lombarda è inferiore, così come il tasso di anzianità”. “Allora i polmoni dei lombardi sono più compromessi”. “Ho verificato, in parte è così visti i maggiori tassi di inquinamento, ma non sono tali da giustificare livelli di differenza così alti”. “Beh, se non ci sono altre ragioni abbiamo solo 2 possibilità: la prima è che il numero reale dei contagiati in Lombardia sia molto più grande, la seconda è che le strutture sanitarie siano state travolte da un numero di malati che non erano in grado di sopportare. Watson, fai qualche verifica. Ora la cosa comincia ad interessare anche me”.
“Dr Holmes, ho verificato la prima. In effetti sembra essere così, pensi che il numero normalizzato dei tamponi positivi sul totale in Lombardia ad oggi è il 34,5%, in Emilia è il 22,5% ed in Veneto il 7,2%. Se poi osserviamo anche gli ultimi giorni in Lombardia i positivi sono ancora quasi il 20%, in Emilia il 10% ed in Veneto il 4%. Questo è un segno evidente che il numero di tamponi fatti in Lombardia è ancora troppo basso e che il numero reale dei contagiati è molto, molto più grande“.
“Lo immaginavo e penso, Watson, che sarà ancora più alto visto che non sappiamo quanti tamponi sono quelli fatti per controllo al personale ospedaliero. Ma questo, come molti altri, non è un dato che abbiamo e per fare analisi affidabili occorre avere più dati, magari scomposti su territori più piccoli visto che anche all’interno delle regioni la situazione è molto diversa da un luogo all’altro, ma come spesso accade i responsabili sono restii a fornire i dati. Controlla anche la seconda”.
Watson tornò dopo circa 30 minuti. “Eccomi, ho fatto un po’ di fatica, ma qualche dato interessante l’ho trovato. Intanto il numero di malati per milione di abitanti è molto diverso tra una regione e l’altra. In Veneto (dove sono stati trovati una significativa percentuale dei contagiati) siamo a 2960, mentre in Lombardia siamo ad oltre 6000 che però sono solo una parte dei contagi veri (ho anche sentito amici che mi hanno confermato di conoscere tantissime persone che si sono ammalate, ma non sono state tamponate), per cui è probabile che addirittura ben più di 10000 “Capisco. Prova ad analizzare con i dati che hai se le persone muoiono nonostante le cure della terapia intensiva oppure muoiono in corsia, nelle case di riposo od addirittura a casa”.
Dopo circa un’ora: “Ho cercato. E’ un dato che non sono riuscito a trovare però confrontando la permanenza media in terapia intensiva stimata dall’Istituto Superiore della Sanità ed assumendo che una discreta percentuale delle persone esca avviandosi verso una guarigione e che solo una parte esca per un decesso, emerge che le persone morte che hanno avuto le cure migliori (ovvero che erano in terapia intensiva) sono solo una parte e forse minima dei decessi, ma, ovviamente, non possiamo dirlo con certezza visto che non abbiamo i dati”. “Bene Watson mi è tutto chiaro, possiamo formulare un’ipotesi”. “Mi dica Dr. Holmes, sono tutto orecchi”.
“Dunque io penso che sia andata così. In Lombardia abbiamo sottovalutato il pericolo e non ci siamo preparati. Il virus è subdolo, si sviluppa e si espande prima che tu veda dei segnali vistosi della sua presenza, era successo in Cina a Wuhan, ma noi abbiamo pensato fosse lontana, che i cinesi non erano all’altezza e che noi, invece, lo saremmo stati. Così il virus è arrivato e si è espanso nell’ombra. Alla fine di febbraio abbiamo trovato i primi casi a Codogno, lì e solo lì abbiamo fatto la zona rossa, pensando che fosse un piccolo focolaio e, nonostante lo richiedessero non l’abbiamo fatta ad Alzano Lombardo per timore di essere tacciati di eccesso di allarmismo (in fondo, dicevano molti, è poco più di un’influenza). Noi avremmo dovuto chiamare i cinesi od i coreani o quelli di Singapore (così come hanno fatto gli Islandesi) e farci spiegare, ma noi pensavamo di essere più bravi, di avere strutture sanitarie migliori e non ci siamo né preoccupati, né attrezzati (ad es. per fare i tamponi o per procurare le mascherine) ed il virus silenziosamente si è diffuso. La chiusura dell’8 marzo è diventata tardiva, ormai il virus era ovunque e dilagava a macchia d’olio. I malati hanno cominciato ad arrivare ed è stato il panico. Non c’era una strategia di presidio ed analisi sul territorio, di individuazione e di isolamento dei malati e dei focolai (così come è stato fatto in Veneto con i risultati che si sono visti), si è pensato di risolvere il problema negli ospedali, ma a quel punto il virus si era sviluppato troppo ed è diventato un’onda che ha travolto le strutture sanitarie. I successivi inasprimenti delle misure restrittive non hanno potuto colmare i ritardi avuti in precedenza nell’intervenire ed abbiamo iniziato a contare i morti e li conteremo ancora, sino a che il lockdown avrà fatto i suoi effetti e l’epidemia si spegnerà”.
“Dr. Holmes sembra quadrare tutto, allora è proprio andata così”. “Caro Watson, non possiamo saperlo, dovremmo avere a disposizione i dati reali e non solo fare ipotesi, ma si sa fornire i dati comporterebbe l’assunzione di responsabilità e questo non è esattamente un tratto dei nostri politici. Tuttavia, è necessario averli, la stampa, i giornalisti, i cittadini dovrebbero richiederli con forza. La situazione andrebbe analizzata con freddezza, senza inutili e dannose prese di posizione di parte, ma con grande realismo e correttezza. Quello che è successo non deve accadere un’altra volta, perché la prossima potrebbe essere un virus più cattivo ed allora sarebbe davvero la fine. S’è fatto tardi. Su Watson, datti da fare, porta del the. Sono le 5 e mangerei volentieri un biscotto”.
















