Vogliono condurci a un Oligopolio. La recente riforma delle Banche di Credito Cooperativo è solo l’ultimo esempio di questo trend normativo, fortemente voluto dall’Unione Bancaria Europea, a trazione germanica. Siamo davvero sicuri sia una scelta geniale? Dai primi anni duemila, cioè da quando siamo entrati nel sistema a cambi fissi di una moneta senza Stato denominata euro, la direzione è stata segnata. Nel dogma del “recupero della produttività” e del “taglio della spesa improduttiva”, è stata condotta la crociata neo liberista che, come noto, si può chiamare tecnicamente e più correttamente deflazione salariale. L’Italia è andata in contro tendenza, per rispondere all’esigenza del proprio comparto produttivo, caratterizzato da micro e piccole imprese, fino a quando, con la “cura Monti”, è stata costretta dal pensiero unico internazionale a cambiare rotta. Il grafico sottostante documenta questa verità storica, con la piega delle due curve che si riallineano chiaramente a partire dal 2011. Siete così sicuri che il licenziamento di persone e la riduzione di sportelli sia una ricchezza, sia un valore, una indiscutibile legge del mercato?
Rapporto tra costi e ricavi
A destra, il dato dell’enorme incidenza dei costi sui ricavi, pesantissima per le banche tedesche. A sinistra: solo la Deutsche Bank tra le prime diciotto banche europee.
Il secondo punto che voglio dimostrare è che il pensiero unico internazionale neo liberista sta conducendo il mondo intero verso l’Oligopolio. Se consideriamo i dati del 2006 con quelli del 2015, riferiti agli attivi dei principali gruppi bancari internazionali, quello che emerge è un aumento sensibile del totale dell’attivo medio dei principali gruppi bancari, nonostante una diminuzione dei gruppi stessi. Questo significa che molti dei principali gruppi del 2006 si sono uniti attraverso fusioni, creando agglomerati che sono stati in grado di assorbire banche di dimensioni minori o aumentare il loro dimensionamento con maggiori quote di mercato. Il trend è netto in Europa, Stati Uniti e Giappone; in Cina il dato è ancor più importante se si considerano gli attivi dei primi 10 gruppi bancari nel 2006 e nel 2015. Il grafico sotto dimostra come il piano di fusioni bancarie sia ormai un fatto internazionale. Questo sta conducendo anche in Europa a modelli di banca sempre più grandi. Sulla base dei dati disponibili dai bilanci bancari del 2017, le principali Banche Europee per totale dell’attivo risultano le seguenti:
Quindi, il modello ha un chiaro trend: in ossequio al dogma della “globalizzazione”, vogliono banche sempre meno legate al territorio e al concetto di sportello territoriale e dimensionalmente sempre più grandi, per effetto delle fusioni, volute o – come nei recenti casi legislativi italiani del 2015 e 2016 sulle Popolari e sulle BCC – imposte per legge. Naturalmente, la favola neoliberista ripetuta come un mantra, per ottenebrare le menti di milioni di persone, è sempre quella: solidità del sistema, requisito patrimoniale delle banche, patrimonializzazione. In nome di queste scempiaggini, spacciate come verità assolute e indiscutibili, si sta perseguendo lo scopo di creare grandi colossi internazionali, per i quali il finanziamento del territorio non è certo lo scopo primario. Se esistono dunque altri modelli di banca con quello scopo vanno rimossi, distrutti e azzerati a colpi di provvedimenti di legislatori diversi. Ma siete sicuri abbiano ragione coloro che vogliono l’uniformità verso l’alto, cioè verso il modello oligopolistico della grande banca inglese, francese, tedesca o svizzera?
La redditività delle banche
L’istogramma qui a sinistra dimostra plasticamente che le banche tedesche hanno una redditività (Roe sta per return on equity, ossia il ritorno sul capitale netto) molto bassa, decisamente inferiore alla media europea ed anche ai valori degli istituti italiani.
Il terzo punto che voglio dimostrare è che coloro che impartiscono quotidianamente lezioni di virtuosismo bancario sono i peggiori della classe, in termini di efficienza. Se consideriamo il rapporto Cost/Income della principali banche europee, che esprime il rapporto tra costi operativi e margine di intermediazione di una banca ed è un indice di efficienza gestionale delle banche, si può notare come i migliori risultati non siano ottenuti dalle banche di dimensioni maggiori tra quelle indicate sopra. Ma guarda che cosa scopriamo; i peggiori, in termini di efficienza sono proprio le banche tedesche. Il rapporto è infatti più alto, sintomo di scarsa efficienza gestionale, per le banche della Germania, Svizzera ed anche Francia. Possono darci lezioni? Il quarto e ultimo punto che voglio documentare è che in economia contano i risultati, non le opinioni. Qualunque imprenditore o studente di economia del primo anno sa che esiste un indice che, per quanto sintetico, misura se il gioco valga la candela. Quanto rende in termini di utili un’attività economica, rispetto al patrimonio apportato? Come noto, si chiama ROE (return on Equity). Ecco il confronto della redditività bancaria, a livello europeo.
Che strano; chi comanda e indica la rotta è sempre l’ultimo. E noi, dovremmo prendere ancora lezioni di banca dalla Germania? Continuano a dirvi che dobbiamo capitalizzare le banche, fonderle, renderle patrimonialmente più forti. Non vi dicono invece che il problema delle banche non è il patrimonio, ma la redditività. Lo fanno per non parlare del vero problema: perché la gente e le imprese non riescono a ripagare i debiti? Dovrebbero parlare di modello economico ed ammettere che il cambiamento deliberato e pianificato che spacciano per “crisi” è stata una causa e non una conseguenza. Dovrebbero dirvi che da quando, alcuni decenni or sono, si è cambiato il modello precedente, si è spostata l’intera economia verso i pezzi di carta, i derivati e i titoli rischiosi di livello due e tre, abbondanti negli asset delle grandi banche tedesche e francesi. Invece, vi raccontano che l’Italia è un problema, perché ha alti livelli di crediti cosiddetti “non performanti” (anche se dimensionalmente parliamo di una frazione irrisoria del rischio dei derivati). Dovrebbero dirvi che dovremmo cambiare sistema economico e tornare ad uno che renda conveniente alle imprese investire e prendere prestiti per produrre cose reali, come campi di grano, ospedali, ponti o capannoni. Invece, vi spacciano come verità indiscutibile il fatto che la soluzione sia rendere più solide le banche, imponendo bacinelle più grandi e mettendo altra acqua in circolo.Tu puoi anche continuare a versare acqua in una bacinella, ma continuerai solo a bagnare per terra, se il fondo è bucato.


















