L’obiettivo del Decreto Semplificazioni è stato chiaro sin dal nome scelto dal governo per denominarlo: rendere più rapide e semplici le procedure di assegnazione degli appalti e la realizzazione delle opere pubbliche. Obiettivo fondamentale soprattutto in tempi di grave contrazione economica ingenerati dalla crisi sanitaria. Ma dopo un mese dalla sua entrata in vigore, cosa è effettivamente cambiato? E in che modo la legge ha modificato le regole degli appalti?
Questo l’argomento del Digital Debate “Decreto Semplificazioni: le misure in materia di appalti”, organizzato da Consenso Europa, società del gruppo Hdrà dedicata a Public Affairs e Comunicazione Strategica, con la collaborazione dello Studio Legale Di Pardo, e la partecipazione degli Avvocati Giuliano e Salvatore Di Pardo, esperti in materia di appalti e diritto amministrativo, e del Senatore e sottosegretario alle Infrastrutture Salvatore Margiotta.
Dopo l’introduzione del Vicedirettore de La7 Andrea Pancani, l’Avvocato Giuliano Di Pardo ha esposto pregi e criticità della legge recentemente approvata dal parlamento: “ci sono semplificazioni che sono effettivamente risultate efficaci, dall’innalzamento della soglia per gli affidamenti diretti, all’eliminazione e/o riduzione delle garanzie provvisorie, dal project financing previsto anche per i lavori non inseriti nel programma triennale delle opere pubbliche, alla semplificazione finalizzata a superare la sindrome del blocco della firma.”
“Tuttavia,” ha continuato “sussistono diverse criticità, legate soprattutto alla mancata applicazione della nuova legge. Come ad esempio l’emissione dello stato di avanzamento e del certificato di pagamento a 15 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione, o il mantenimento in molti bandi di previsioni e obblighi eliminati dalla legge. Inoltre, molte amministrazioni non si premurano di riconoscere gli oneri e i costi della sicurezza dovuti alla pandemia”.
E i problemi legati alla semplificazione degli appalti non risolti dalla nuova normativa non si fermano qui: “per l’attuazione di numerose norme mancano i decreti che devono essere adottati dal governo. In più, un’ulteriore criticità riguarda il giudizio amministrativo, che nella formulazione della nuova legge ritiene come doveroso, da parte del giudice, l’emissione della sentenza in appena 10 giorni: così si trasforma in un giudizio sommario, dove il giudice è costretto ad abdicare ai propri poteri, anche di indagine, per verificare la validità di un’offerta. Il rischio”, ha concluso Di Pardo “è di creare danni a lungo termine, e proprio nella qualità delle opere realizzate.”
Osservazioni cui il sottosegretario Margiotta non si è sottratto: “Io chiederei a tutte le stazioni appaltanti di stralciare i crono-programmi delle opere che non hanno ancora cantierizzato e di riscriverli tutti alla luce del Decreto Semplificazioni. Ci troviamo di fronte ad un’inerzia che però non è solo della pubblica amministrazione, ma anche degli operatori privati, e che va contro il senso di urgenza che ha portato alla produzione di questa legge. Certo, ci sono norme che per essere concretamente applicate hanno bisogno di diversi decreti attuativi, alcuni dei quali toccano in capo al nostro ministero, ma altre immediatamente applicabili non vengono adottate a causa di questa inerzia. Tuttavia, nella massima parte si tratta di criticità che non inficiano l’impianto generale della legge. Per snellire la realizzazione delle opere siamo intervenuti su molte cose: sugli affidamenti, sul contenzioso, sulla sospensione dei lavori, sulla documentazione da produrre, sul partenariato pubblico-privato e project financing, sulla ridefinizione dell’abuso d’ufficio.”
Il sottosegretario ha inoltre affrontato il tema dell’art. 10 della legge, che disciplina le opere di demolizione e ricostruzione dei fabbricati nel quadro della cosiddetta rigenerazione urbana: “Sappiamo che le rigidità dell’articolo 10 hanno scontentato il settore edilizio, che ha duramente criticato la norma. In parte a ragione: invece di semplificare si corre il rischio di complicare la vita agli operatori privati”, ha sostenuto Margiotta, aggiungendo che, “con la ministra De Micheli, che mi ha affidato la delega regolatoria, abbiamo deciso di lavorare ad una nuova legge urbanistica e di rigenerazione urbana – a partire dai testi già presentati in parlamento – di intervenire sul testo unico dell’edilizia, sul regolamento ai sensi dello sblocca cantieri e sul tema del subappalto.”
Numerosi gli interventi dei partecipanti, esponenti del mondo produttivo direttamente interessato dalle nuove norme. In particolare, l’Avvocato Salvatore Di Pardo, socio dello Studio Legale, ha focalizzato l’attenzione su un aspetto importante delle leggi entrate in vigore: “Insieme con l’attività di semplificazione è necessaria un’estrema precisione e una grande puntualità nel testo normativo”, ha sostenuto: “in caso contrario, il dubbio ingenerato da una normativa non precisa paralizza l’attività sia dei progettisti degli uffici pubblici.” Dunque bene l’intervento legislativo annunciato dal Sottosegretario Margiotta su urbanistica e testo unico dell’edilizia, ma attenzione alla precisione delle norme: “le incertezze dei testi rischiano di vanificare l’eccellente lavoro fatto, dando invece molto lavoro a noi avvocati.”
















