Staccarsi dall’iperconnessione e dalla sovraesposizione mediatica? È possibile. Anzi, è di tendenza, con la vacanza no-tech: sono sempre più le strutture pronte ad accogliere turisti desiderosi di mollare cellulare, pc e tablet per almeno un weekend, accompagnandoli attraverso un percorso di disintossicazione digitale. Chi ha studiato a fondo il fenomeno delle “vacanze disconnesse” ha colto al volo la necessità di creare un  nuovo prodotto, individuare il target a cui rivolgersi e proporsi come primo tour operator in Italia a organizzare itinerari digital detox: «Durante un seminario sull’evoluzione digitale delle aziende ho incontrato Alessio Carciofi, autore del libro “Digital Detox”, che spiega come gestire l’equilibrio vita-lavoro – ci racconta Enrico Ducrot, Ad di Viaggi Dell’Elefante, che dal 1974 si occupa di vacanze di lusso – Il suo intervento mirato al giusto utilizzo della tecnologia ha aperto un dialogo riguardo l’idea di applicare tali metodologie al viaggio. E, dopo alcuni mesi di studio, in collaborazione con Carciofi abbiamo concepito una programmazione molto interessante». Un’esperienza diversa, che ha saputo cogliere le ultime esigenze del turismo, caratterizzata da «momenti educativi e di riflessione, che possono essere dei workshop formali o anche delle cene particolari – prosegue Ducrot – Ma non abbiamo uno schema, poiché ogni tour viene cucito su misura a seconda delle necessità del cliente». 

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I percorsi di disintossicazione digitale suscitano l’interesse delle aziende per ricalibrare l’attenzione del middle management

E questi percorsi di “disintossicazione digitale” suscitano in modo particolare l’interesse dalle aziende, che «sentono il bisogno di ricalibrare l’attenzione del middle management, dedicando il giusto tempo ai device senza esserne sopraffatti – continua l’Ad di Viaggi dell’Elefante – Le richieste sono state alcune decine, ma per il futuro ci aspettiamo un netto aumento. Abbiamo infatti constatato che ormai in quasi tutte le richieste di incentive che riceviamo ci sono domande mirate al digital detox». E per quanto riguarda le mete prescelte, «Islanda e Umbria sono state le destinazioni maggiormente richieste -conclude Ducrot – ma il Kerala, nell’India del Sud, è sicuramente il luogo dove un viaggio del genere può avere più successo. Infatti, i momenti di formazione e riflessione offerti dalle metodologie digital detox si sposano molto bene con l’esperienza dell’antica medicina ayurvedica, il cui scopo principale è quello di riequilibrare le forze energetiche». Per qualcuno, poi, l’offline è uno stile di viaggio da sempre: «Ai nostri ospiti suggeriamo attività molto semplici e a contatto con la natura – spiega Piero Giaculli, proprietario e gestore del Poecylia, resort sull’Isola di San Pietro, in Sardegna – come escursioni trekking e naturalistiche, yoga, meditazione sensitiva e degustazioni enogastronomiche con prodotti tipici del territorio». Ma non si tratta di cavalcare l’onda della moda, come tiene a precisare: «Sicuramente siamo una struttura digital detox, ma la nostra non è stata una scelta precisa e dettata dalle esigenze del mercato. Si tratta del nostro naturale modo di essere, di vivere, è una componente della nostra storia». Infatti, il cliente-tipo del Poecylia non è necessariamente dipendente dagli smartphone, bensì «è un individuo che domina la tecnologia e la utilizza con consapevolezza – conclude Giaculli – e che desidera stare con se stesso». Che si tratti della vacanza-to-be (Formentera, stai in guardia!), o di un modo per staccare la spina è l’esperienza migliore per ricaricare le batterie….della mente