“Quasi un Meeting nel Meeting, uno spazio di incontro, di relazione e – perché no! – perfino di riposo, nel contesto del grande Meeting di Rimini: l’edizione 2025 del principale evento culturale italiano è stata, per noi di Compagnia delle Opere, un’occasione straordinaria di crescita, gratificazione, progettualità e condivisione. Siamo molto contenti”: lo dice senza schermirsi Andrea Dellabianca, presidente nazionale della Cdo, traendo un primo bilancio “a caldo” della partecipazione al Meeting. E lo confermano i fatti, le evidenze di una “piazza” che nel cuore della Fiera di Rimini ha funzionato come una grande camera di compensazione, e insieme come “pensatoio”, in una perfetta complementarietà col programma generale: praticamente in simbiosi con esso.
Presidente, i numeri?
“Li stiamo assestando ma di sicuro sono stati in fortissima crescita rispetto allo scorso anno, anche grazie – va detto con riconoscenza – alla scelta del Meeting di integrare i nostri oltre 30 incontri nel programma complessivo dei nostri sei giorni. Trenta incontri con più di 300 relatori, su tutte e tre le tematiche in cui si dispegal’azione della Cdo – sfide profit, terzo settore e opere educative – hanno richiesto un grande impegno organizzativo ma sono state vastamente apprezzate.
Il vostro spazio però non ha vissuto solo di incontri!
Infatti, no: abbiamo avuto tre anime. Gli incontri, senza dubbio di grande richiamo; poi la cultura, con la mostra sul lavoro collegata al nostro Manifesto, che ha avuto oltre 4000 visite, tra cui tutte le principali personalità politiche ed economiche venute a Rimini, compreso Mario Draghi; e poi ancora la comunità, che si è avvalsa di questo spazio molto accogliente, con poltroncine, divanetti e sedie, per incontrarsi, parlarsi, anche solo riposarsi, aperte a chi vive la Cdo in una delle tante forme e modalità possibili, da tutti i territori. Famiglie, imprese, professionisti, studenti, bambini… è stato davvero uno spazio aperto a tutti e gradito a tutti. La piazza è un’occasione di attrattiva in sé, e riteniamo che anche un fattore come questo, quasi logistico, si risolva in un valore sociale dell’economia. E tutto è stato reso possibile dal gran lavoro di una squadra dedita e straordinaria, sia nella sede nazionale che nelle sedi locali.
Cosa chiede, oggi, l’associato alla Compagnia, alla luce anche di questo concorso di pubblico così vasto?
A volte ci sentiamo chiedere: cosa ci dai in cambio del fatto che ci associamo? Le nostre risposte possono essere varie, e comprendono anche i molti servizi che la Compagnia assicura ai suoi associati. Ma noi siamo un corpo intermedio della società, non certo soltanto un centro servizi. E ci ha fatto molto piacere il riferimento del presidente Draghi al ruolo centrale che possono e devono avere i corpi intermedi rispetto alle istituzioni politiche e a tutti gli stakeholder del sistema, portando i valori della propria identità in un contesto più ampio. Ben vengano quindi i soci che si avvalgono dei nostri servizi, fermo restando che in primo luogo la Cdo è un luogo dove si distute e si costruisce futuro.
Parlando di valori, inevitabile focalizzarsi sul ruolo dell’umano in un sistema globale che sembra disumanizzarsi…
E’ nella nostra vocazione, la centralità dell’umano. Il Meeting di Rimini e anche la Cdo hanno la specificità che tutti i contenuti e gli incontri hanno sempre a che fare con la dinamica di un popolo da cui trae linfa tutto, come un fattore di vita, che sia economico, formativo, esistenziale… Dalle presenze degli anziani a quelle dei bambini, tutto è contraddistinto da un orientamento comune ai valori e all’umano.
Dall’umano alla formazione il passaggio è diretto…
Sì, alle opere educative, quindi alla formazione, come alle opere sociali. E la nostra sensibilità su questi temi ha una grande anteriorità, che oggi aiuta ad affrontare tempi molto complessi, pieni di innovazioni da capire e gestire per valorizzarne le tante positività ed evitarne i forti rischi impliciti.
















