di Giovanni Francavilla

Tanto tuonò che alla fine piovve. Dopo anni passati a protestare contro un fisco iniquo e irrazionale, si apre uno spiraglio che mira a riequilibrare il rapporto tra amministrazione fiscale e contribuente, a cominciare da una graduale riduzione del carico impositivo mettendo ordine nella giungla di deduzioni, detrazioni e crediti d’imposta. Certo, siamo ancora alle battute iniziali, ma la delega fiscale targata Giorgetti-Leo approvata nei giorni scorsi dal Governo rappresenta il punto di partenza per raggiungere quell’equità orizzontale tanto auspicata dal mondo delle libere professioni. Facciamo un passo indietro. Nella sala Caduti di Nassiriya di Palazzo Madama a Roma il 4 maggio 2021 il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, insieme con il delegato alla fiscalità, Andrea Dili, presentò una proposta di riforma organica dell’Imposta sul reddito delle persone fisiche e altri aspetti del sistema tributario dal titolo “Equità, progressività, intergenerazionalità: l’Irpef secondo Confprofessioni”. Un documento corposo che indicava “alcuni imprescindibili capisaldi” per una possibile riforma fiscale, fissando diversi principi generali tesi a perseguire appunto l’equità orizzontale come, ad esempio, il riequilibrio nel rapporto tra fisco e contribuente; la necessità di raggruppare le norme tributarie all’interno di testi unici; l’utilizzo di tecnologie digitali per ridurre l’evasione fiscale; la razionalizzazione del calendario fiscale. 

Redditi, parità di trattamento

Ora a distanza di due anni da quel 4 maggio, molti principi della “riforma fiscale di Confprofessioni” rispuntano nello schema di legge delega varata da Palazzo Chigi. In questa direzione si muovono, ad esempio, la flat tax incrementale, la deduzione delle spese sostenute per produrre reddito di lavoro e quella dei contributi previdenziali obbligatori, Anche la progressiva applicazione della no tax area e del medesimo carico impositivo Irpef, indipendentemente dalla natura del reddito prodotto, rappresentano l’inizio di un percorso che dovrebbe portare all’equiparazione tra redditi da lavoro dipendente e autonomo, perché come spiega il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. «la realizzazione del principio di equità orizzontale non può che passare dalla parità di trattamento tra tutti i redditi da lavoro (dipendente, autonomo, atipico)».

Aggregazioni, arriva la neutralità fiscale

Un salto di paradigma rispetto al passato. La riforma fiscale accoglie molte istanze del settore professionale, a cominciare dall’imposta sostitutiva agevolata sui redditi di natura finanziaria delle casse di previdenza: non sarà la soppressione della doppia imposizione sui rendimenti realizzati dagli enti di previdenza obbligatoria dei liberi professionisti, auspicata da Confprofessioni, ma rappresenta comunque un segnale positivo. La delega fiscale interviene poi sulla riduzione delle ritenute sui redditi di lavoro autonomo prodotti da professionisti “strutturati” e sulla neutralità fiscale delle operazioni di aggregazione degli studi professionali, comprese quelle che riguardano il passaggio da associazioni professionali a società tra professionisti. Quest’ultima disposizione, insieme con il superamento dell’Irap, è stata uno dei cavalli di battaglia di Confprofessioni per rafforzare la competitività degli studi professionali in un mercato dei servizi sempre più evoluto.

Il nodo degli incentivi

Altro capitolo pesante è quello sulla revisione degli incentivi fiscali alle imprese. Su questo fronte il Governo sta lavorando a una riforma organica del sistema che, però, limita gli incentivi alle sole imprese, tagliando fuori i professionisti. È uno dei passaggi più scivolosi della legge delega, sottolinea Confprofessioni, che rischia di creare un quadro regolativo disomogeneo e in contrasto con il diritto europeo che mette sullo stesso piano microimprese e professionisti. «Il mancato allineamento del quadro regolatorio italiano al diritto europeo, determina una ingiustificata limitazione nei confronti dei liberi professionisti», osserva Stella, «e provoca una discriminazione incomprensibile alla luce delle profonde trasformazioni in atto nelle libere professioni, sempre più orientate verso modelli imprenditoriali di gestione delle proprie attività».