Presentazione dell'indagine "La sfida della sostenibilità competitiva"
Stefano Cuzzilla, presidente della Federazione dei manager dell’industria

Quando si parla di decarbonizzazione dei sistemi economici, si discute di qualcosa che ha una dimensione planetaria. Le problematiche globali richiedono soluzioni su larga scala, e l’Europa, in questo caso, ha le carte in regola per assumere una leadership.

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Per l’Italia, ammettiamo che, in passato, alla politica energetica nazionale è mancato l’approccio industriale. L’ambizioso programma di decarbonizzazione iniziato nello scorso decennio, anche perché non inserito in una strategia industriale strutturata, non ha sempre trovato nel settore produttivo nazionale il contributo necessario. 

Mancanza di filiere nelle tecnologie chiave, scarsa competitività, su cui pesa anche la stessa energia, spesa per la ricerca ridotta all’osso: questi sono i principali imputati, responsabili dei risultati non soddisfacenti ottenuti finora.

I sistemi energetici dei Paesi avanzati saranno coinvolti in un processo di transizione, destinato a durare nei prossimi anni. Per il decennio 2021-2030 e, in prospettiva, fino al 2050, dovrà essere iniettata nel sistema una nuova massiccia dose di investimenti sia per l’adeguamento delle infrastrutture sia per un uso sempre più efficiente dell’energia.

La possibilità che questo avvenga è certamente legata alla disponibilità di investitori accorti, di risorse adeguate e di un management preparato. 

D’altra parte, il ruolo della mano pubblica non sarà secondario: serve fissare obiettivi stabili, assicurare regole certe e prevedere sostegni mirati.

L’impresa italiana è partita con un ritardo negli investimenti nei settori tecnologici strategici che porteranno alla nascita di un nuovo sistema di produzione e utilizzo dell’energia. Ciò si è tradotto in una perdita per il Paese, misurabile in termini di valore aggiunto e occupazione, tra diretto e indotto. Solo partendo dalla conoscenza approfondita degli elementi che hanno determinato questa situazione si potrà voltare pagina e seguire una nuova linea.

«Abbiamo la necessità forte di delineare una strategia condivisa sul futuro dell’industria. Per questo Federmanager si sta impegnando con la Commissione Energia, per sviluppare un rapporto sugli investimenti strumentali a sostenere lo sviluppo del sistema produttivo e delle nostre filiere», ha dichiarato il presidente della Federazione dei manager dell’industria, Stefano Cuzzilla (nella foto).

Il documento, in collaborazione con AIEE (Associazione Italiana Economisti dell’Energia), individua le vie per la decarbonizzazione e lo sviluppo economico dell’Italia, e sarà presentato il prossimo autunno in previsione del “Piano Clima Energia”, che il Governo dovrà sottoporre alla Commissione europea entro la fine dell’anno.

L’obiettivo è quello di individuare una strada italiana che conduca alla riduzione dell’impatto delle attività economiche sul pianeta. Come chiarisce Cuzzilla: «Proporre un’Italian way to decarbonization significa promuovere il tessuto produttivo in coerenza con le esigenze sociali e ambientali dei territori».

INDUSTRIA 4.0: andiamo a lezione dai tedeschi

L’Academy di Federmanager ha ideato uno straordinario Study tour che porterà i manager in Bosch e Mercedes, in Audi e nel nuovo laboratorio di eccellenza tedesco che simula il futuro, che non a caso si chiama Arena 2036, proprio nella culla della rivoluzione digitale applicata al manifatturiero. 

Un percorso in chiave Industry 4.0 che si terrà dal 25 novembre al 1° dicembre, fruibile per i manager in ogni situazione di lavoro (inoccupati o in servizio), e per imprese di ogni area e dimensione, fino alle start up. 

I posti disponibili sono limitati a 20. Ogni necessaria informazione nel sito www.federmanageracademy.it opporre scrivendo a info@federmanageracademy.it.