Bonus padri separati

Un passo importante, ma soltanto un primo passo: i dieci giorni di congedo parentale obbligatorio per i padri in vigore da oggi nel nostro ordinamento sono una delle poche novità legislative della nostra epoca confusa che meritano un memo sul calendario per il forte valore simbolico che contengono.
La procreazione – il diventare genitori – smette di essere (inizia a smettere di essere…) una fatica privata della donne, al servizio dei padri (secondo una visione maschilista) o anche talvolta paradossalmente a dispetto dei padri, secondo una visione fisiocratica, per cui la natura colloca nella donna il peso della gravidanza e quindi riserva ad essa l’onore della preminenza nel rapporto con i figli piccoli.

La responsabilità di fare figli
I padri devono prendere atto che avere un figlio è una responsabilità di coppia, che cambia la vita, ma che – a vederla nella luce giusta e sana e naturale – la migliora, e di molto, a patto di capire il rilievo del ruolo e impegnarvisi.
Le donne d’altronde vanno tutelate contro le pesanti “reazioni avverse” che nella società reale colpiscono troppo spesso quelle tra esse che, facendo la scelta di avere figli e quindi assentandosi dal lavoro per vari mesi, lasciano per questo “sguarnita” la trincea del loro micropotere di cui in molte aziende si gode per il solo fatto di occupare una sedia in ufficio o una postazione in fabbrica, e al rientro subiscono rappresaglie, demansionamenti e marginalizzazioni ingiuste e deteriori.

Tra gender parity e consapevolezza culturale
Che anche il padre sia obbligato ad assentarsi dal lavoro – nel lavoro dipendente: in quello autonomo è molto più difficile dettare regole! – è quindi un’operazione di gender-parity e di consapevolezza culturale e sociale importante.
Dieci giorni di obbligo, si diceva, sono solo il primo passo perché sono pochissimi, il target dei 30 giorni sarebbe il minimo per concretizzare questo ribilanciamento dell’handicap sulle carriere, soprattutto se le madri fossero a loro volta indotte, nel periodo di congedo parentale del padre, a rientrare nei luoghi di lavoro, oltretutto per ridurre il peso di questi supercongedi familiari sul welfare.

Da oggi via alle domande
Poi, per carità: qualunque riforma tocchi, come questa, costumi e abitudini radicate deve essere temperata nel buon senso e nel liberalismo. Per cui devono per esempio pur sempre sussistere le deroghe a qualsiasi regola generale in casi specifici o le possibilità di proroga dei congedi su base volontaria e a fronte di decurtazioni dello stipendio. Resta il fatto che tra tante riforme annunciate e poi evaporata, questa nel suo piccolo c’è: usiamola.
E dunque da oggi 13 agosto, secondo quanto spiega l’Inps, si potrà fare domanda al proprio datore di lavoro o al proprio committente regolarizzando successivamente in via telematica all’Inps una volta che sarà aggiornata la procedura.

Per il padre il congedo obbligatorio (retribuito al 100%) potrà essere chiesto anche nei due mesi precedenti il parto oltre che nei cinque mesi successivi. Può essere spezzato in giorni (ma non in ore) e in caso di parto plurimo diventa di 20 giorni lavorativi. Spetta anche al padre adottivo o affidatario.