Covid-19: come affrontare l'emergenza psicologica?

Il fermo forzato dentro le mura di casa, la paura del contagio che condiziona le relazioni interpersonali, l’incertezza e la preoccupazione per la ripresa economica post pandemia, sono situazioni di stress che mettono a dura prova l’equilibrio e il benessere psicofisico durante l’emergenza sanitaria da coronavirus.  Inevitabile, quindi, che prima o poi l’ansia si faccia sentire. E, diciamolo, non c’è poi tanta differenza tra una grave malattia e la sofferenza interiore profonda che non si riesce ad esternare e condividere, come non poter dare l’ultimo saluto al proprio caro deceduto per Covid-19: il fisico e la mente ne risentono allo stesso modo.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

Le ripercussioni che, a domino, l’attuale emergenza sanitaria può avere e sta avendo, sono anche e soprattutto psicologiche e necessitano di un supporto adeguato per gestire e modificare gli stili di vita nel rispetto delle prescrizioni dei decreti ministeriali emanati per arginare il contagio.

Giovedì 19 marzo, al termine della conferenza stampa quotidiana che il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, tiene in diretta Facebook dal coordinamento della Protezione Civile, l’assessore regionale alla sanità e ai servizi sociali Manuela Lanzarin ha annunciato l’attivazione del numero verde 800 33 43 43 che si rivolge a tutte le sette province del Veneto.

Si chiama “InOltre” ed è un servizio di ascolto gratuito ma anche una strutturata piattaforma operativa H24, 7 giorni su 7, composta da un’équipe di psicologi attenti e competenti (nata nel 2012 all’indomani della triste primavera che ha visto rimbalzare sulla cronaca diversi suicidi di imprenditori in Veneto e in seguito estesa anche ai truffati delle banche venete) per andare incontro alle richieste di aiuto di tutte le persone in preda ad angoscia e sconforto, che possono sfociare in depressione. Circostanze nelle quali essere sostenuti è importante, perché l’incontro umano, in qualsiasi forma avvenga, ha sempre una grandissima ricchezza.

Vivere una pandemia è difficile e un servizio di questo tipo è quantomai necessario, perché di ausilio anche allo stesso personale medico e paramedico che lavora nei reparti di terapia intensiva, a contatto con pazienti malati di coronavirus.

Il servizio “InOltre” della Regione Veneto si avvale degli operatori dell’Azienda Ulss 7 ed è diretto dalla psicologa e psicoterapeuta vicentina Emilia Laugelli, dirigente dell’unità di Psicologia dell’ospedale civile di Santorso (Vicenza). Il numero verde 800 33 43 43 è attivo dal 2012 H 24 7 giorni su 7. Rispondono psicologi che ogni 6 ore si cambiano di turno, per garantire risposte a tutte le ore.

Dottoressa Laugelli, come sta andando?
Siamo inondati di chiamate: nelle prime ore ne sono arrivate circa 300, il 65% delle quali era pertinente alle indicazioni fornite e il resto riguardava richieste di informazioni pratiche e sanitarie. Hanno chiamato persone di tutte le fasce di età adulta, sia in orario diurno che notturno. Anziani, genitori, figli. 

Quali sono i bisogni? Perché la gente telefona?
C’è prima di tutto una grandissima preoccupazione per l’attualità e il futuro. La gente è più impaurita di quello che sarà il dopo, rispetto all’oggi, perché non tutte le persone lavorano da remoto, anzi: molti avevano un’avviata attività lavorativa o erano alle dipendenze di un’azienda. L’ansia è anche rispetto al lavoro, oltre che alla salute. E l’altra grande difficoltà è la gestione delle coppie anziane: hanno telefonato molte mogli di mariti con disabilità, che non possono essere accompagnate dai figli in quanto a loro volta non possono andare a trovare i genitori.

C’è scoramento insomma…
Sì, moltissimo. Sta scemando  anche l’entusiasmo di fare comunità ai balconi. La quarantena sarà allungata e c’è di nuovo tutta la riorganizzazione, non solo dei comportamenti, ma anche dei pensieri da fare. Non abbiamo avuto il tempo di prepararci ad una virulenza così veloce: la mente non riesce a stargli dietro, fatica ad assestarsi. 

Pensate che le chiamate possano seguire la parabola ascendente dei contagi?
Il bisogno di assistenza psicologica sarà 10 volte maggiore rispetto a quello sanitario. Una volta che ci si protegge, che non si va fuori e non si ha alcun elemento per essere contaminato, rimane la salute mentale da proteggere e salvaguardare. Il nostro lavoro di psicologi, in questa fase è anche quella di aiutare si,  le persone a modificare gli stili di vita, ma anche di accompagnarli a guardare avanti con la fiducia che, insieme come Comunità, ne verremo fuori.