emissioni globali di sostanze inquinanti

L’impennata dei costi della CO2 riaccende il dibattito europeo e riporta al centro della scena l’ETS, il sistema che regola le emissioni industriali. A scuotere il confronto è la richiesta del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che torna a invocare una sospensione temporanea del meccanismo, ritenuto un freno alla competitività delle imprese europee, in particolare italiane e tedesche. Una presa di posizione che – secondo quanto si legge sul Corriere della Sera – arriva proprio mentre l’Unione europea si prepara a discutere la riforma del sistema.

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Impennata costi CO2 e ETS, la richiesta di Orsini

L’Emissions Trading System (ETS) è il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di gas serra, introdotto nel 2003 e oggi pilastro del Green Deal. Il suo obiettivo è ridurre progressivamente le emissioni di CO2, accompagnando l’Europa verso la neutralità climatica entro il 2050.

Negli ultimi anni, però, il costo delle quote di emissione è aumentato in modo significativo: si è passati da circa 6 euro per tonnellata nel 2017 a oltre 80 euro nel 2026. Un incremento che, secondo Orsini, rischia di penalizzare fortemente l’industria europea rispetto a competitor globali come Stati Uniti e Cina, dove non esistono sistemi analoghi così onerosi.

Cos’è l’ETS e perché è sotto pressione

Il meccanismo alla base dell’ETS è noto come “cap and trade”. In pratica, l’Unione europea stabilisce un tetto massimo (cap) alle emissioni complessive consentite per determinati settori.

Le aziende ricevono o acquistano quote di emissione: ogni quota consente di emettere una tonnellata di CO2. Se un’impresa emette meno di quanto consentito, può vendere le quote in eccesso; se invece supera il limite, deve acquistarne altre sul mercato. Questo sistema crea un incentivo economico alla riduzione delle emissioni, ma allo stesso tempo espone le imprese alle fluttuazioni del prezzo della CO2, che negli ultimi anni sono diventate sempre più rilevanti.

A chi si applica il sistema ETS

L’ETS riguarda i settori più energivori e ad alta intensità di emissioni. Tra questi rientrano la produzione di energia, le industrie pesanti come acciaio, cemento, vetro e chimica, oltre al trasporto aereo e marittimo. Si tratta quindi di comparti strategici per l’economia europea, motivo per cui ogni variazione dei costi legati alla CO2 ha un impatto diretto sulla competitività industriale e sui prezzi finali per consumatori e imprese.

La riforma e il nodo della competitività

La riforma del sistema ETS è ormai al centro del confronto politico europeo. Anche il governo italiano ha espresso la necessità di una revisione, cercando alleanze tra i Paesi membri per riequilibrare il meccanismo.

Il punto critico resta il bilanciamento tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica: da un lato l’ETS è uno strumento chiave per la transizione energetica, dall’altro l’aumento dei costi della CO2 rischia di mettere sotto pressione il sistema produttivo europeo.

ETS2: cosa cambia con l’estensione del sistema

Un ulteriore elemento di discussione è rappresentato dall’introduzione dell’ETS2, prevista a partire dal 2028. Questo nuovo sistema estenderà il prezzo della CO2 a settori finora esclusi, come il trasporto stradale e il riscaldamento degli edifici.

In questo caso, l’obbligo di acquistare le quote ricadrà sui fornitori di combustibili, ma è probabile che i costi vengano trasferiti, almeno in parte, sui consumatori finali, con possibili effetti su bollette e prezzi dei carburanti.