L’economia della conoscenza sociale ripensa la struttura relazionale tra economia e società, riformulando la dicotomia fra produttore-consumatore su un piano orizzontale. Attraverso l’ottimizzazione delle risorse, l’uso di piattaforme tecnologiche che permettono di sfruttare la capacità produttiva potenziale e un rapporto diretto tra domanda e offerta, evitando la mediazione degli intermediari, è possibile muoversi lentamente verso una società a «costo marginale quasi zero» in cui i cittadini sono al contempo consumatori e fornitori di servizi. Una società fondata su una struttura orizzontale e flessibile di individui sempre più auto-organizzati, secondo il belga Michel Bauwens, fondatore della Foundation for peer-to-peer (P2P) Alternatives.
Che ne pensa di Assisi 2020?
Ho sempre pensato che la Chiesa potesse e dovesse svolgere un ruolo importante nella transizione verso un sistema maggiormente eco-sostenibile e dobbiamo allineare vaste forze sociali verso una ricostruzione propositiva della nostra economia e società. La Dottrina sociale della Chiesa, che pone al centro la società civile e vuole che lo Stato e il mercato siano al suo servizio, è molto vicina alle idee della nostra Foundation for peer-to-peer Alternatives e a quelle di un’economia della conoscenza sociale. Esiste un movimento molto attivo che può agire sulla base delle idee ispirate dalla Dottrina sociale della Chiesa, e non dovremmo dimenticare che anche i terreni e gli edifici gestiti dalle congregazioni religiose potrebbero essere presi in considerazione rispetto alle esigenze di maggiore giustizia ecologica e sociale. È sempre più impellente ricostruire totalmente l’economia, lontano dalle sue basi attuali che poggiano su un inesistente, atomizzato e a-morale “homo oeconomicus”, l’ ingranaggio di una macchina rivolta alla crescita infinita e fuori controllo. È fondamentale rendere maggiormente attraenti questi concetti e possibilità per i giovani. Un compito enorme, che richiederà almeno una generazione.
In che modo?
Nel 2014 con le istituzioni governative dell’ Ecuador abbiamo sperimentato progetti per la costruzione di un’economia della conoscenza sociale. Abbiamo avanzato una serie di proposte volte a creare “conoscenze comuni nazionali” per ogni grande settore dell’economia dell’Ecuador: per gli agricoltori, per l’industria, per l’educazione,… Il nostro lavoro da allora si è evoluto. Nel 2016 abbiamo lavorato per il disegno istituzionale di una public-common cooperation, con protocolli e processi che consentono ai governi ad ogni livello di cooperare in modo produttivo con cittadini impegnati nel far avanzare gli obiettivi di una transizione eco-sociale. Ora siamo al lavoro, attraverso il nostro P2P Lab, su un ambizioso progetto di ricerca e produzione glocale, incentrato sull’idea di base per cui “ciò che è leggero è globale, ciò che è pesante è locale e cooperativo”.
La scienza economica si trasforma in scienza dell’abbondanza e della progettazione di protocolli win-win entro i limiti dell’ambiente naturale
Qual è l’obiettivo?
La necessità di trasformare la scienza economica in una scienza dell’abbondanza e della progettazione di protocolli win-win per ogni area della produzione umana, entro i limiti stabiliti dall’ambiente naturale. Questo è ciò che potrebbe rappresentare Assisi 2020: la nascita di una nuova forma di economia, in grado di trasformare l’attuale sistema economico e generarne uno di cui abbiamo bisogno nei nostri tempi. I giovani hanno bisogno di sentire che questi approcci esistono e possono essere pensati e implementati come alternativa all’economia neoclassica. E, naturalmente, durante Assisi 2020 potrebbero partecipare anche giovani economisti impegnati proprio su questa trasformazione, e quindi avremmo tutti bisogno di conoscerli meglio.
Quali sono le principali implicazioni socio-economiche di un’ economia della conoscenza sociale?
I tre principi alla base sono: condividere le conoscenze tecniche e scientifiche e tutti gli altri tipi di conoscenza per accelerare l’implemetazione di soluzioni innovative e tradizionali di cui abbiamo bisogno per la necessaria transizione economica in un contesto globale sempre più caratterizzato da risorse limitate, della biodiversità e dei cambiamenti climatici; rilocalizzare in modo intelligente (lo chiamo: “sussidiarietà della produzione materiale”) dove ha maggiormente senso, e aumentare sensibilmente i livelli di mutualizzazione nella nostra economia; passare dalla mera ridistribuzione esterna del valore “post-hoc”, alla predistribuzione del valore, anche attraverso l’aumento del numero di contributi non-di-mercato che vengono prodotti con la condivisione nelle nuove reti globali di cooperazione. Quindi ciò di cui stiamo guardando è una fondamentale rivoluzione di valore: riconoscere pienamente tutte le esternalità sociali e ambientali positive e negative al fine di “valorizzarle” correttamente e “ricompensarle”. Passando agli ecosistemi di collaborazione, condividiamo supply chains e sistemi di contabilità, consentendo molta più cooperazione, ma anche trovando modi per finanziare sistematicamente il lavoro generativo che ripristina le comunità umane e la base naturale stessa di tutta la vita.
In che modo?
Sostanzialmente, questi sistemi collaborativi dovranno integrare tre nuovi sistemi contabili: contabilità contributiva, volta a riconoscere i contributi non-di-mercato offerti da tutte le persone che si sono impegnate nel supportano delle reti di cooperazione; contabilità di flusso, volta a rendere ogni entità coinvolta e impegnata come parte di un ecosistema, ciò può includere anche gli agenti naturali; e infine la contabilità termodinamica, per cui le istituzioni di governance globale possono iscrivere i limiti delle risorse naturali come meccanismo di pianificazione per il bene comune. Pensiamo, ad esempio, ad un consiglio globale delle allocazioni, un gruppo di scienziati incaricati di tenere traccia dei limiti ambientali planetari.
La cosiddetta “stewardship of creation” può essere utilizzata per sviluppare le linee guida per un maggiore impatto ecologico
In che misura la religione può sostenere la transizione verso un’ economia della conoscenza sociale?
C’è qualcosa di fondamentale che collega la forma di pensiero pre-materialista e la forma di pensiero post-materialista: entrambe non sono centrate sull’accumulo di ricchezza materiale, nel primo caso perché la considera un peccato, nel secondo perché si vuole preservare il pianeta. Queste forze devono trovarsi. Inoltre la Dottrina sociale del Chiesane, e sono sicuro che altre dottrine religiose saranno arrivate a simili conclusioni, rappresenta un approccio molto equilibrato per rendere una società felice e per considerare il mercato e lo Stato come “dipendenti” della società (civile). Inoltre, esistono molti fraintendimenti rispetto al cosiddetto “dominio” dell’Uomo sulla Terra.
Ovvero?
La cosiddetta “Stewardship of creation” che affonda le sue radici in alcuni principi religiosi, può essere utilizzata con l’obiettivo di sviluppare le linee guida per un maggiore impatto ecologico. Inoltre, le istituzioni religiose spesso sono ricche di possedimenti terrieri e di ricchezza finanziaria, e per tenere fede ai propri principi possono mobilitare i credenti intorno al concetto della sostenibilità e cura del creato. In breve, hanno il dovere di investire e utilizzare le proprie risorse per una maggiore diffusione del bene comune e nella protezione del Creato.
Qual è lo scenario post-capitalista?
È molto importante distinguere tra l’esistenza de facto e l’utilità dei mercati. Il capitalismo è una delle forme particolari che può assumere un sistema di mercato. Il capitalismo rappresenta una forma di mercato in cui il lavoro è diviso dalla proprietà e in cui l’obiettivo generale della società diventa l’accumulazione del capitale stesso, ad esempio attraverso pratiche di estrazione e sfruttamente ambientale che stanno seriamente mettendo in pericolo il nostro pianeta e creando un notevole caos a livello sociale. Tuttavia, il mercato può essere anche un mercato generativo ed etico al servizio della società. Oggi l’urgenza è rappresentata dalla necessita di espandere le nostre nozioni di valore e riconoscere l’importanza delle attività non-di-mercato. La visione che difendiamo è sostanzialmente quella di una trasformazione simultanea di tre livelli: società civile, che va riconsiderata come il principale creatore di valore e dunque come creatrice del bene comune attraverso l’adesione e il contributo dei cittadini impegnati; mercato, che va rivisto come sistema di sostegno per la gestione del pianeta, delle sue risorse e come strumento per la felicità delle comunità umane; Stato, che che va rivisto in chiave di uno stato-partner e dunque considerato come facilitatore di una maggiore autonomia generativa sia degli individui, che di gruppi di comunità. Crediamo non già in una società incentrata sul mercato, bensì in una società incentrata sul bene comune. Nella misura in cui la società si sintonizza con una maggiore condivisione del bene comune, piuttosto che con l’accumulo del capitale, ci ritroveremmo in qualcosa che non è più capitalismo, anche se i mercati continueranno probabilmente a svolgere un ruolo sostanziale.
















