Contro il Coronavirus uno sforzo alla cinese. Come ha fatto Mta a Codogno

Come ha scritto Maurizio Brunori, la storia cinese è caratterizzata dalla preminenza dell’azione del gruppo su quello dell’individuo. Per capire perché basti un dato: dal diciassettesimo al diciannovesimo secolo nella sola provincia dello Shandong ci sono state 69 inondazioni e 49 periodi di siccità! Per far fronte a queste frequenti calamità naturali, e per realizzare le grandi opere idrauliche attorno al Fiume Giallo necessarie a rendere coltivabile la terra, i cinesi hanno imparato nei secoli ad agire collettivamente. Proprio quel che facciamo una gran fatica a fare noi italiani. Che c’entra con il Coronavirus? C’entra eccome. Il giornalista italiano Gabriele Battaglia, che rientrato a Pechino è stato messo in quarantena a casa sua per effetto di una rapida nemesi della globalizzazione, ha raccontato che i cinesi sembrano già aver cambiato abitudini: c’è meno traffico, la capitale sembra già una città diversa, la gente è tranquilla e segue le indicazioni delle autorità. Proprio questa capacità di sforzo collettivo sta permettendo alla Cina di superare l’emergenza, mentre in altre aree del pianeta, inclusa purtroppo l’Italia, il virus è in fase espansiva. Questo non significa che non ce la possiamo fare anche noi. In fondo è in momenti di emergenza che gli italiani danno il meglio, come dimostra da ultimo la reazione, appunto collettiva, dopo il crollo del ponte Morandi a Genova. Emblematica di questa possibilità è la vicenda della Mta, azienda dell’automotive di Codogno. Mentre lo stabilimento cinese di Mta funzionava a pieno ritmo, grazie all’implementazione di una serie di misure che permettono di produrre in sicurezza, lo stabilimento italiano in piena zona rossa si è inizialmente bloccato. Fca è riuscita a ottenere il permesso di entrare con un tir nella zona rossa di Codogno per caricare componenti necessari per non fermare la produzione a Cassino, Mirafiori e Melfi, oltre che in quello in joint venture Sevel con il gruppo Psa che produce furgoni – Mta è fornitore anche di Renault, Bmw e Jaguar Land Rover. Ma poi il segnale positivo è arrivato: la Prefettura ha accolto la richiesta di Mta di tornare all’attività, sia pur con 60 lavoratori su 600. «Abbiamo già affrontato l’emergenza Covid-19 nel nostro stabilimento produttivo cinese di Shanghai e dunque conosciamo tutte le procedure necessarie per continuare a produrre nella piena sicurezza dei lavoratori» aveva affermato Maria Vittoria Falchetti, responsabile marketing del colosso dell’automotive, «abbiamo, qui a Codogno, un’area coperta di 40mila metri quadrati e previa verifica quotidiana dello stato di salute di ogni lavoratore, con riguardo ai sintomi e segni del virus, chiediamo solo di far entrare 60 lavoratori per far ripartire l’attività. In portineria misureremmo la temperatura a ogni addetto, le zone di lavoro sarebbero disinfettate, i lavoratori indosserebbero guanti e mascherine, il riscaldamento o il raffrescamento sarebbero disattivati. Chiediamo questa possibilità, perché il danno non sia superiore a quanto già subìto in questi giorni». Che la richiesta sia stata accettata, proprio a Codogno, fa ben sperare. Produrre ai tempi del Coronavirus è possibile. Anche in Italia.

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