Accompagnare la trasformazione digitale delle aziende, individuando le tecnologie più efficaci per abilitarla e le misure di finanziamento più utili per sostenerla. È la mission di Progetto Impresa, che è diventata player di riferimento per un numero crescente di aziende, triplicando il fatturato in tre anni. «Innanzitutto rivediamo il modello di business» spiega il direttore di Progetto Impresa Sebastiano Gadaleta, «definiamo insieme alle aziende le possibili implementazioni attraverso il miglioramento delle tecnologie, quindi raccogliamo i fondi necessari per il piano di investimenti. Le accompagniamo fino alla selezione del mix di aiuti più efficace, perché facciamo finanza a 360 gradi, coprendo gli aspetti di innovazione e quelli di internazionalizzazione».

Gadaleta tiene a distinguere il ruolo di Progetto Impresa da quello della miriade di società di consulenza finanziaria nate attorno al Pnrr. «Noi non facciamo una pratica, ma realizziamo un progetto: una cosa ben diversa» puntualizza il dg, «anche prendendocene la responsabilità condivisa con l’imprenditore. Costruiamo un progetto, identifichiamo le tecnologie e solo allora ci inseriamo in una misura di finanziamento. Spesso le aziende, soprattutto quelle piccole, ai consulenti di finanza agevolata dicono: devo fare questo investimento. Non ragionano quasi mai su come poter migliorare i processi o i vantaggi competitivi, e sul come avere agevolazioni su questo. Noi li portiamo a lavorare sul processo oltre che sull’investimento, per cercare un vantaggio competitivo completo che impatti anche sull’operatività quotidiana, utilizzando i nostri partner tecnologici».

Proprio l’aspetto tecnologico è il cardine della trasformazione aziendale. «Spesso le aziende non sanno nemmeno che esistono determinate tecnologie che possono abilitare la digital transformation» rimarca Gadaleta. «Per esempio, stiamo lavorando su molti progetti di intelligenza artificiale applicata ai progetti aziendali, con il supporto dei nostri partner. Spesso incontriamo imprese che fanno ancora le operazioni di data entry in modalità manuale, ma l’adozione dell’intelligenza artificiale può aiutare moltissimo». Ecco un esempio concreto. «Abbiamo realizzato un progetto di innovazione per tre aziende in cordata: una sdogana le merci e due si occupano di logistica» spiega il dg di Progetto Impresa. «I piani di lavoro venivano sviluppati ancora manualmente e i flussi informativi gestiti in maniera cartacea. Si sapeva cosa veniva sdoganato e in base a quello si faceva la pianificazione del lavoro per il giorno dopo».

L’intelligenza artificiale è in grado di semplificare le operazioni. «Oggi abbiamo creato con un nostro partner tecnologico un nuovo processo. Una volta ricevuti, i documenti di sdoganamento vengono scansionati e letti in maniera ottica. Un robot software legge le informazioni essenziali e le trasforma in informazioni digitali: viene realizzato così tutto il piano di trasporti che si deve effettuare nei giorni a venire». Il progetto è stato sviluppato sia attraverso un percorso di formazione 4.0, che con progetti di ricerca e sviluppo dedicati. «Abbiamo raccolto fondi con un finanziamento al 70% a fondo perduto anticipato, ma soprattutto realizzato un vero vantaggio competitivo» mette in evidenza Gadaleta. «Quando facciamo questi progetti, con il preventivo si arriva sempre alla definizione del Roi (il ritorno dagli investimenti, ndr) anche in termini di risparmio sia di errori che di utilizzo di dipendenti».

L’altra specializzazione di Progetto Impresa è proprio l’individuazione delle misure di finanziamento più efficaci per sostenere ogni progetto e la relativa dotazione tecnologica.

«Siamo strutturati con project manager dedicati per ciascuna misura» sottolinea il dg, «che riescono a fare un accompagnamento costante fino alla rendicontazione del progetto, completo anche in termini di assistenza agli utenti delle attività che cambiano». Le misure di finanziamento possono essere diverse. «Una delle principali fonti su cui lavoriamo è la Transizione 4.0, che include formazione, r&s, innovazione, e fornisce un massimo del 50% di contributo rispetto al costo» rimarca Gadaleta, «la cumuliamo con altre possibilità di credito, anche da bandi regionali, con il credito d’imposta per il Mezzogiorno. Dopo il varo del Pnrr abbiamo sviluppato diversi progetti anche con Sace – Simest, le cui linee principali sono lo sviluppo dell’e-commerce, quello delle fiere, la transizione digitale e l’economia ecologica». Gadaleta ha pubblicato l’anno scorso il volume Innova senza errori, un manuale operativo per gestire con successo l’innovazione. Ne ha in scrittura un altro dedicato al ruolo della formazione nei processi di innovazione, che dovrebbe uscire a fine anno. «Come spiegherò nel libro, la formazione è sempre più necessaria in fase sia preventiva che successiva rispetto all’innovazione tecnologica all’interno dell’azienda o ai progetti di internazionalizzazione» precisa l’autore.

Progetto Impresa lavora con aziende di tutte le dimensioni, prevalentemente Pmi. «In genere sono società che non hanno un reparto di finance già strutturato, quindi noi li accompagniamo nelle scelte decisionali di natura finanziaria, ordinaria e accelerata» rileva il dg. «Le grandi aziende, quelle da 400 – 500 dipendenti, hanno già chi gli struttura il business plan sulla base del piano strategico che hanno identificato. Per questo quando lavoriamo con loro facciamo un’attività di consulting sulle agevolazioni. Con le più piccole invece diventiamo consulenti direzionali».

Un ruolo di importanza crescente è quello del commercio elettronico. «La maggior parte dei progetti Sace – Simest che abbiamo realizzato riguarda l’e-commerce» nota Gadaleta, «un po’ per i requisiti d’accesso: sono sufficienti due anni di anzianità aziendale, mentre per esempio per la transizione digitale, per la quale è previsto un contributo del 40% a fondo perduto e del 60% a tasso zero, è richiesto di avere già una quota del fatturato verso l’estero, minimo del 10%. Ma anche perché il mondo si sta digitalizzando, e si sta andando sempre più verso il commercio elettronico: quindi giustamente la misura è richiesta dalle aziende, che vogliono attrezzarsi. Quanto alle fiere, fin qui sono state spesso rimandate a causa del covid, innestando delle difficoltà».

Il Pnrr inizia a dispiegare i suoi effetti: per esempio il piano transizione 4.0 è stato coperto da fondi di bilancio Pnrr, così come le misure di Sace – Simest. Ma ci sono anche molte altre fonti utili e attive, e ridurre tutto alle misure legate al Piano nazionale di ripresa e resilienza a volte nasconde improvvisazione e quindi scarsa affidabilità. «Per esempio il mondo del turismo che sta partendo ora ha il superbonus dell’80%, e i relativi contributi legati alle esigenze energetiche e alla digitalizzazione, con circa 100 milioni già stanziati» continua il dg di Progetto Impresa. «Voglio mettere in guardia le aziende, specie quelle piccole, dalle molte pubblicità di nuovi consulenti. È meglio affidarsi a chi come noi lavora dal 2010 su queste tematiche, ed è competente e operativo su diverse fonti di finanziamento, piuttosto che a soggetti nati il giorno prima millantando procedure assicurate sul Pnrr».

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