I gestori del risparmio sono tutti a caccia di aziende mignon. Un po’ perché nel Belpaese le big company sono solo un miraggio. E un po’ anche perché il successo dei Pir, i Piani Individuali di Risparmio, ha spostato gli equilibri del mercato facendo affluire fiumi di denaro fresco da investire sulle piccole e medie imprese, che ormai sono diventate un vero e proprio mantra per il wealth management italiano. Ma non stiamo parlando solamente di private equity: il 4 maggio scorso sul Miv (Mercato degli Investment Vehicles), il mercato di Borsa Italiana dedicato ai veicoli di investimento, complice l’armonizzazione comunitaria della Aifmd, ha debuttato il primo veicolo di permanent capital. È ideato e gestito da Neuberger Bergman, si chiama NB Aurora Sicav-Raif, è di diritto lussemburghese, è dedicato agli investitori istituzionali (dai quali, nella fase di collocamento, ha raccolto 150 milioni di euro) e supporterà, in un’ottica di partnership e con un orizzonte temporale di medio-lungo termine, la crescita e l’internazionalizzazione di piccole e medie imprese d’eccellenza non quotate, con fatturato compreso tra 30 e 300 milioni di euro. In Italia c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma non è tutto. La ciliegina sulla torta? Essendo quotato, il nuovo titolo NB Aurora è tranquillamente eligibile da un Pir.
Finisce che il risparmio non riesce ad arrivare a finanziare la crescita delle aziende, anzi alla fine finanzia la crescita delle aziende estere
«In Italia abbiamo due ricchezze disconnesse tra loro: il risparmio privato e le piccole e medie imprese», spiega Patrizia Micucci (nella foto), senior partner e managing director di Neuberger Berman, con un passato alla guida dell’investment banking di Société Générale in Italia (è stata la prima donna a capo di una banca, nel nostro paese) e ancor prima managing director della divisione italiana della banca d’investimento americana Lehman Brothers. Una che di investimenti ci capisce, eccome. Micucci sottolinea che «Non si riesce a far arrivare il risparmio alle pmi perché la posizione dei portafogli azionari dei gestori è solo per l’1-2% su titoli italiani, ma questo dipende dal fatto che non c’è carta disponibile». Tradotto, significa che di fatto non ci sono titoli da mettere in portafoglio, per i risparmiatori. «Finisce che il risparmio non riesce ad arrivare a finanziare la crescita delle aziende, anzi alla fine finanzia la crescita delle aziende estere». Un effetto collaterale che la nuova strategia di investimento di Neuberger Bergman vuole correggere. «L’Italia è il quinto paese manufatturiero al mondo dopo Cina, Corea del Sud, Giappone e Germania», dice Micucci, «ma la nostra capitalizzazione di Borsa è solo l’1% di quella globale. L’eccellenza italiana purtroppo è fuori dal canale delle società quotate. Il nostro veicolo cerca di chiudere questo gap». Ma senza portare le piccole e medie imprese direttamente in borsa «perché o non sono ancora pronte per quotarsi, oppure non è una scelta che crea valore per loro: sono aziende familiari, non vogliono perdere il controllo», spiega Patrizia Micucci.
Se il progetto industriale per portare un ritorno ci mette cinque o sei anni, non si può avere un fondo a scadenza che venda dopo tre anni
Active minority, si dice in gergo. Significa che il veicolo acquisirà solo quote di minoranza. A cominciare, con metà dei 150 milioni raccolti, dal rilevare fino al 44,5% di quelle del Fondo Italiano d’Investimento acquisite a novembre 2017 dai fondi gestiti da Neuberger Berman, che hanno in portafoglio diciassette aziende (erano 21, ma alcune sono già state cedute)fra le quali Rigoni di Asiago, Forgital e Surgital. Si tratta di asset che gli investitori del nuovo veicolo hanno già potuto valutare, anche per saggiare come si è mosso e come si muoverà il management, quasi completamente rilevato dal Fondo Italiano d’Investimento. Oltre a Micucci, infatti, la gestione di NB Aurora sarà affidata ai managing Francesco Sogaro e Lorenzo Baraldi in team con Lorenzo Carù, Viviana Gasparrini, Stefano Tatarella, Piero Migliorini, Mauro Facchini, oltre a due junior. Tutti, appunto, provenienti dal Fondo Italiano di Investimento rilevato da Neuberger Bergman. Dopo la quotazione al Miv di Borsa italiana, quindi ha preso il via la seconda fase dell’operazione: l’acquisizione di partecipazioni di minoranza in altre pmi, che si realizzarà attraverso operazioni di aumento di capitale. Il passo successivo alla quotazione sarà quello di iniziare con la due diligence e i memorandum di understanding su un paio di imprese d’eccellenza sulle quali il management del veicolo ha già messo gli occhi. «Noi finanziamo la crescita, non la vendita: entriamo con una quota di minoranza che può essere il 7% come il 49%, ma con diritti di veto per la protezione della minoranza», spiega Micucci. L’aumento di capitale avviene infatti con l’emissione di azioni speciali, anche a tutela degli investitori. «Noi entriamo in consiglio e supportiamo l’imprenditore a realizzare il suo piano, ottimizziamo la parte di controllo di gestione, l’aiutiamo a fare le acquisizioni, diamo più disciplina nella gestione, facciamo challenge. È un gioco dove tutti guadagnano: l’imprenditore mantiene la proprietà, ma riceve i capitali per poter finanziare progetti di crescita e di espansione all’estero e i risparmiatori riescono ad accedere a questa asset class che è molto interessante dal punto di vista della crescita, ma che altrimenti sarebbe loro preclusa». Permanent capital, perché l’orizzonte temporale è medio-lungo «per avere un rendimento totalmente legato alla crescita dell’impresa», spiega la managing director di Neuberger Bergman. «Se il progetto industriale per portare un ritorno ci mette cinque o sei anni, non si può avere un fondo a scadenza, che costringe a vendere magari dopo tre anni. Ma non c’è un tempo minimo: essendo il veicolo quotato, l’investitore, se vuole uscire, vende in borsa». Una stima della durata media degli investimenti? «In quelli passati è stata quattro o cinque anni, ma dobbiamo essere pronti a investimenti più lunghi anche per essere anticiclici e poter seguire l’andamento industriale indipendentemente da fattori esogeni come crisi congiunturali, fallimenti delle Lehman di turno e così via», spiega Micucci. «La sfida delle grandi aziende per noi è una partita che non solo abbiamo perso, ma forse non abbiamo mai giocato: in Italia ci sono solo 20 aziende sopra i 5 miliardi di fatturato, mentre in Germania ce ne sono 200. E queste 20 ormai non sono più neanche italiane». Fca è americana, Tim è contesa tra la francese Vivendi e gli americani del fondo Elliott, la maggioranza di Pirelli è dei cinesi di Chemchina. «Però abbiamo le pmi. Se le perdiamo queste aziende, l’Italia rallenta, perché sono il motore della nostra crescita».
Un gestore nato dall’idea di un collezionista d’arte
Fondata nel 1939 dal collezionista d’arte Roy Neuberger con l’obiettivo di ottenere per i propri clienti “brillanti risultat d’investimento”per il lungo periodo, Neuberger Bergman è una società di gestione non quotata che ha un allineamento totale con gli interessi dei propri clienti perché tutti i dipendenti (e le loro famiglie) coinvestono con i clienti. Non solo: il 100% della retribuzione differita viene direttamente investita in strategie dei team della società. Con uffici in 31 città del mondo, più di 500 professionisti dell’investimento e oltre 1.900 dipendenti in totale, Neuberger Bergman gestisce portafogli azionari, obbligazionari, di private equity e hedge fund per istituzioni e intermediari a livello globale, per un totale di asset under management di 299 miliardi di dollari (al 31 dicembre 2017 erano 101,9 miliardi di investimenti azionari, 135,4 miliardi di investimenti obbligazionari e 61,8 miliardi di investimenti alternativi). Il 96% del patrimonio dei clineti è gestito da professionisti che vantanno oltre 20 anni di esperienza nel settore (l’esperienza media nel gruppo è sueriore al quarto di secolo). Nel sondaggio “Best Places to Work in Money Management” condotto nel 2017 da Pensions & Investments, Neuberger Bergman si è aggiudicata la nomina di seconda migliore società (tra quelle con più di mille dipendenti), dopo il posizionamento tra le migliori tre dal 2013 al 2016.
















