Con i "PIR" il fisco si pente,e ora il risparmio ha spazio

Dovevano raccogliere un miliardo e mezzo di euro in tutto il 2017, ma avevano già raggiunto questa quota in marzo, per poi raddoppiare a 3 miliardi in aprile secondo le stime Assogestioni; e, per Equita Sim, arriveranno a 10 miliardi a fine anno e a 55 miliardi di raccolta entro il 2021 contro i 18 inizialmente stimati. Ma altri si spingono oltre: per Intermonte Sim al termine dei cinque anni si supereranno i 67,5 miliardi di euro. Inutile girarci attorno: i Pir, Piani individuali di risparmio, sono il fenomeno economico dell’anno, e definirli in questo modo potrebbe essere perfino riduttivo. Forse ha ragione Ennio Doris (vedi l’intervista): i Pir sono una «rivoluzione». Doris, che ha affermato che se non raggiungerà i 3 miliardi di raccolta nel 2017 cambierà mestiere, con il suo contagioso entusiasmo ha fatto di Mediolanum il leader nella vendita dei Pir. Come accade a molte idee geniali, quella dei Pir è semplice: portare una quota del risparmio privato italiano a finanziare le Pmi, cuore pulsante dell’economia a corto di liquidità.Rispetto ai francesi “Plan d’epargne en actions” cui si ispirano, i Pir hanno un vantaggio: in Italia ci sono 4417 miliardi di liquidità, più del doppio del debito pubblico, e la ricchezza netta delle famiglie è superiore a quella francese, così come a quella tedesca e spagnola. Un serbatoio a cui hanno grande bisogno di attingere le imprese italiane, specie quelle medio piccole, che sono troppo dipendenti dalle banche e utilizzano in misura ridotta l’equity – secondo la Banca d’Italia per raggiungere la media europea ne servirebbero 200 miliardi, con una corrispondente riduzione dell’indebitamento. Certo il segreto del successo dei Pir è da cercare soprattutto nell’esenzione totale dalla tassazione sulle plusvalenze e sui rendimenti per chi mantiene l’investimento per almeno cinque anni, oltre che dall’imposta di successione.

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Gli sgravi fiscali fanno gola e il mercato è partito alla grandissima. Ora bisogna vigilare sul travaso delle risorse nell’economia reale

Ciascuna persona fisica può investire nei Pir al massimo 30mila euro l’anno, senza eccedere i 150mila euro complessivi; ma all’interno di una famiglia i sottoscrittori possono anche essere diversi. L’altra caratteristica dei Pir è appunto quella di dare all’investitore la possibilità di contribuire alla crescita dell’economia, e in particolare delle Pmi, per almeno cinque anni se si vogliono ottenere i benefici fiscali: il patrimonio dei Pir infatti deve essere investito per almeno il 70% in strumenti finanziari di emittenti italiani o con stabile organizzazione in Italia. Di questo 70% almeno il 30%, cioè il 21% del totale, deve essere investito in azioni e obbligazioni di società non presenti nell’indice di Borsa Ftse-Mib o in indici esteri equivalenti, cioè di Pmi. Visto il clamoroso successo che stanno riscuotendo i Pir, anche le cifre destinate alle aziende medio-piccole sono tutt’altro che trascurabili: sulla base delle stime di Intermonte Sim di una raccolta complessiva in 5 anni di oltre 67 miliardi e mezzo, la quota per le Pmi sarebbe superiore ai 14 miliardi, di cui quasi 10 in azioni e i restanti in obbligazioni. Ma non c’è bisogno di attendere il 2021, già oggi l’andamento dei segmenti borsistici riservati alle medie e alle piccole imprese hanno avuto una vera impennata. Gli scambi medi giornalieri per azione delle Mid Cap da gennaio ad aprile sono salite di oltre il 20% rispetto al 2016, quelli delle Star del 73%, quelli delle Small Cap del 93% e quelli delle Aim del 285%. La capitalizzazione di mercato dell’Etf Mid Cap è salita da 55 milioni a dicembre 2016 a oltre 600 milioni in maggio. Sull’Aim, il mercato delle piccole, è arrivato un miliardo di euro in cinque mesi, con casi di rialzo di oltre il 500%, e una crescita percentuale degli scambi che supera anche il 1300%.

La quota dei PIR destinata a riversarsi sulle Pmi sarebbe superiore ai 14 miliardi, di cui quasi 10 in azioni e i restanti in obbligazioni

Non c’è bisogno di essere tecnici della finanza per capire che c’è il rischio di una bolla speculativa. Secondo Equita Sim gli investimenti in azioni che non fanno parte del Ftse Mib, cioè in Pmi, potrebbero raggiungere il 23,1% del loro flottante medio nell’arco dei 5 anni. Il rischio insomma è che il numero di Pmi quotate sia troppo limitato per reggere la forza d’urto dei Pir, con la relativa illiquidità del mercato. I Pir avranno pieno successo solo se riusciranno a spingere tante Pmi alla quotazione: questa dunque la strada maestra per un’azienda medio-piccola che voglia beneficiarne. «Soltanto intraprendendo un percorso di IPO si possono incrementare le possibilità di essere oggetto di investimento: gli investitori ricercano aziende con una storia di solida e forte crescita, piani industriali credibili, leadership nel mercato, buona governance ed elevata trasparenza. Per questo motivo è importante per le PMI intraprendere un percorso di quotazione su un mercato che possa valorizzarle e mettere in contatto con la comunità finanziaria. AIM Italia è il canale privilegiato per il finanziamento della crescita delle PMI e presenta elevate potenzialità in termini di visibilità sui mercati nazionali e internazionali» dice Anna Lambiase, ad di Ir Top che accompagna le piccolo-medie alla quotazione sull’Aim (vedi l’intervista completa su Economymag.it). L’incentivo alla quotazione sotto forma di credito d’imposta, di cui si ipotizza l’inserimento nella prossima legge bilancio, potrebbe avere un ruolo importante per aiutare i piccoli imprenditori a superare il tradizionale sospetto verso il mercato: una chiara indicazione in questo senso viene dal governo per bocca del capo della segreteria tecnica Fabrizio Pagani (vedi l’intervista). Ma lo stesso Pagani pone un’ulteriore, cruciale esigenza: quella di far arrivare liquidità anche alle società meritevoli non quotate. Per farlo propone la creazione di veicoli di Permanent Capital che investano in strumenti di queste società. In questo modo, gli stessi minibond potranno intercettare una parte più interessante dei proventi dei Pir di quanto non siano in grado di fare allo stato, per esempio tramite fondi di credito quotati.Fin qui le opportunità per le Pmi: e i privati investitori? Non va dimenticato che il motivo del successo dei Pir va ricercato anche nell’esigenza degli istituti di aumentare i ricavi da commissioni.L’esenzione fiscale, aiutata dall’importante campagna pubblicitaria, potrebbe indurre le famiglie a sottovalutare il livello di rischio legato a un’elevata componente azionaria. Inoltre è stata chiesta da più parti una maggiore trasparenza sui costi, tema cruciale per stimare la reale convenienza dei Pir. Lo stesso Pagani invita i gestori al senso di responsabilità e invita alla dovuta prudenza i sottoscrittori. Come ha scritto Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera e de il Sole-24 Ore, “i Pir sono una perla preziosa per l’economia italiana: in quanto tali vanno tutelati al meglio”.