La Cina continua a stupire il mondo globale. Mentre il 4° plenum del Comitato centrale del partito comunista cinese (168 membri ufficiali e 147 supplenti) riunito all’Hotel Jingxi ad ovest di Pechino (trasformato in fortezza impenetrabile) dal 20 al 23 ottobre, lanciava il 15° piano quinquennale 2026-2030 con l’obiettivo di portare il Paese al vertice dell’economia globale, insomma di superare gli Stati Uniti e quel che rimane della supremazia del dollaro (del resto, qualche giorno prima Trump, di fronte alla decisione di Pechino di bloccare l’export delle famose terre rare e l’import di soja americana, era stato costretto a ridurre i suoi dazi dal 157 al 47%), negli stessi giorni a Berlino centinaia di medici oncologi riuniti per il congresso europeo dell’Esmo, l’ European society for medical oncology, avevano dovuto riconoscere la supremazia, chiamiamola così, dell’industria farmaceutica cinese che nel 2024 aveva scoperto una molecola antitumorale e messo a punto una specialità – l’Ivonescimab – risultata efficacissima nella terapia contro il cancro polmonare e ancor più efficace economicamente perché ha fatto crescere le quotazioni di Borsa (a Hong-Kong) delle due aziende cinesi, la Akesobio e la Remegen, proprietarie dei brevetti.
Sempre negli stessi giorni, mentre la tecnoburocrazia del partito comunista varava il 15° piano quinquennale, la vicepresidente esecutiva del colosso automobilistico BYD, Stella Li (moglie del fondatore dell’azienda Wang Chuanfu), mostrava a trecento giornalisti di tutto il mondo convocati a Zhengzhou, seconda città della Cina dove sorge un impianto industriale con 57mila dipendenti (per avere un termine di paragone basti dire che il gruppo Renault ha 40mlla dipendenti ma in tutta la Francia) alcuni “capolavori” dell’azienda: un Suv elettrico che può arrivare a correre a 496 chilometri all’ora, un altro (4×4) che può scavallare una duna con una pendenza di 21 gradi in pochi secondi, e ancora un altro che riesce a muoversi per mezz’ora anche sotto un metro d’acqua (“Un mezzo ideale per un paese come la Cina dove ogni anno i tifoni fanno migliaia di vittime” ha spiegato una raggiante Stella Li sul palco di Zhengzhou in tenuta da pilota).
Non si tratta di meraviglie da Luna Park tecnologico globale. Un potente antitumorale che rivoluziona le terapie e sconvolge i listini di Borsa dell’industria farmaceutica mondiale, una flotta di Suv elettrici che minacciano l’egemonia della Tesla (proprio nei giorni in cui il suo boss, Elon Musk, si faceva votare dal suo consiglio d’amministrazione un premio di produzione da mille miliardi di dollari).
E tutto questo, come si diceva prima, mentre il partito varava il piano quinquennale e un atarassico Xi Jingping (ma avete visto la sua espressione durante l’ultimo incontro con un agitatissimo Trump a Busan, in Corea del sud?) faceva sapere attraverso l’agenzia Xinhua che l’economia cinese (che non va benissimo: la crescita nel terzo trimestre di quest’anno è ferma al 4,8%) punterà nei prossimi anni sullo sviluppo delle nuove tecnologie, sull’Intelligenza Artificiale e su una modernizzazione profonda dell’apparato industriale con l’obiettivo di guadagnare in produttività agendo sulla leva dell’innovazione al fine di (testuale) “assicurare la rinascita della grande nazione cinese” che è poi la condizione per garantirsi il quarto mandato presidenziale al prossimo congresso del partito comunista nel 2027.
In questo senso anche un potente antitumorale come l’Ivonescvimab è diventato “un simbolo della potenza cinese nell’industria farmaceutica globale” come scrive il quotidiano economico francese Les Echos. E si capisce. L’Ivonescimab (un anticorpo bispecifico che agisce su due fronti per combattere il tumore polmonare potenziando la risposta immunitaria e riducendo la formazione dei vasi sanguigni che nutrono il tumore) ha battuto l’altro antitumorale Keytruda messo a punto dalla storica multinazionale americana MerckMSD (fondata nel 1917) che garantisce 5 mesi di sopravvivenza al paziente rispetto agli 11 del farmaco cinese.
Big Pharma globale è letteralmente impazzita. L’americana Summit Therapeutics che ha l’esclusiva dell’Ivonescimab è esplosa in Borsa fino a 37 dollari mentre l’acquisto delle licenze dei farmaci antitumorali cinesi nel 2024 è salito del 66% da 17 a 41,5 miliardi secondo la società di ricerca londinese Global Data. La corsa all’acquisizione delle licenze è proseguita per tutto il 2025. Il gigante Pfizer (controllato dalle Big Three, Blackrock Vanguard e State Street) ha acquistato la licenza di un altro anticorpo come l’Ivonescimab per la cifra record di 1,25 miliardi di dollari (che salirà a 4,8 miliardi in caso di successo clinico e commerciale) mentre il monopolista dell’antitumorale Keytruda (oggi il più venduto), l’americana MerckMSD non si è lasciato sfuggire la licenza di un altro antitumorale destinato a sostituirlo…
pagando 3,3 miliardi di dollari alla start-up che l’ha messo a punto, la Nova Medicins di Shangai. Come a dire, ha dichiarato con una certa ironia al congresso di Berlino il presidente italiano dell’Esmo Giuseppe Curigliano (lavora all’Istituto dei tumori di Milano) che ogni gigante mondiale della farmaceutica, la Big Pharma, ha un allievo cinese per preparare i trattamenti antitumorali del futuro in un mondo in cui i casi di cancro (fonte l’Organizzazione mondiale della sanità) sono destinati a crescere del 77% con 35 milioni di malati all’anno entro il 2050 (oggi sono 20 milioni) e ad alimentare così un mercato degli antitumorali che già oggi vale 250miliardi di dollari.
Ancora più impressionanti i numeri del mercato automotive. Che se pure sta registrando un certo rallentamento all’interno (causa deflazione e riduzione dei redditi della classe media cinese), all’estero sta esplodendo. Basta solo scorrere i dati di vendita delle vetture BYD (ricordiamolo, acronimo di Build Your Dream), un’azienda nata nel 1995 come costruttore di batterie per l’industria elettronica e diventata il gigante che è oggi.
Dati impressionanti: Brasile, +51% con 77.196 vetture; Gran Bretagna +577% con 35.604 vetture; Spagna + 578% con16.614 vetture. Ma è l’Italia il vero paradiso delle Byd con una crescita delle vendite del 1297% con 14.878 vetture. E il boom non è solo una questione di prezzi (bassi). “In Messico le nostre auto costano il 20% in più degli altri marchi, eppure vendiamo di più (53.511 vetture con una crescita del 148%: ndr) e sapete perché?” ha interrogato la vicepresidente Stella Li i 300 giornalisti di tutto il mondo fatti venire nel gigantesco impianto di Zhengzhou. “Perché noi non siamo un costruttore low-cost ma una grande azienda supertecnologica, diciamo pure la Apple dell’automobile”.
E in effetti solo una straordinaria tecnologia può aver prodotto un’auto, la Denza, che si muove come un granchio, lateralmente, per poter parcheggiare anche nelle strade strettissime e ruotare di 360° su sé stessa. Quella tecnologia che innerva tutto il 15° Piano quinquennale e che fa dire all’ex direttore generale dell’Ocse, l’economista francese Pascal Lamy, che ormai i cinesi hanno in mano tutte le leve per piegare gli Stati Uniti di Trump. “Semmai il rischio” avverte Lamy “è che ne abusino”. Occhio, dunque.
















