Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha annunciato nel luglio scorso come imminente una riforma degli ammortizzatori sociali di cui per ora non si sa nulla. E’ tempo di passare ai fatti e prevedere la Cassa integrazione e il supporto alla formazione non solo per le chiusure aziendali ma anche per favorire le riconversioni”: Maurizio Zipponi, già sindacalista nazionale in Flm e oggi superconsulente per le crisi aziendali più delicate – da Gkn a Gianchetti a Tinken – inserisce così la sua visione politica nel webinar organizzato da Economy Group in partnership con Rodl and partners sul tema de “I processi di reindustrializzazione e la riforma delle delocalizzazioni”. Una riforma che sempre il ministro prospettò la scorsa estate ipotizzando anche l’instaurazione di un regime fiscale o contributivo deterrente per i gruppi che decidano una chiusura aziendale netta. E su questa provocazione la convergenza con un grande avvocato specializzato nel ramo, Giovanni Zoja che
è partner di Rodl, è totale: “Una reindustrializzazione non s’inventa – sottolinea Zoja – non s’inventa da oggi al domani, ma segue una dinamica complessa che i contratti nazionali a volte regolano ma a volte no, collegati come sono spesso anche a accordi europei. Per questo è necessario che si istituiscano misure di supporto diverse dalla semplice Cassa integrazione che nei casi di chiusura aziendale dà una tutela di tempo a chi è colpito da un licenziamento collettivo. Quando realmente una chiusura si rivela imprescindibile, allora è necessario che scattino strumenti alternativi di tutela e rilancio”.
Rispetto alla narrazione di questi ultimi mesi sul recupero di attrattiva dell’Italia è stato freddo Danilo Broggi, imprenditore, ex presidente della Confapi e presidente del Centro per la cultura d’impresa: “Il nostro Paese non è mai riemerso davvero dalla crisi del 2008 – osserva – e da allora i costi della logistica sono stra-aumentati. Di questo passo si rischia di perdere l’appuntamento con il Pnrr, Banca d’Italia fotografa che l’attuazione degli appalti sopra i 5 milioni richiede in media 11 anni! Ci vuole un progetto Paese vero che sani questo genere di handicap”.
Secondo Raffaella Manzini, direttrice della Scuola di ingegneria industriale della Liuc, “occorre investire in una nuova formazione che faccia della trasversalità un punto di forza, le discipline stem vanno senz’altro impartite più diffusamente ma non vanno coltivate dentro silos avulsi dal contesto, distanti dalle scienze umane possono anche diventare pericolose. Bene puntare sugli Its ma attenti a come li si gestisce per non confonderli per quello che non sono”.
Una ventata di ottimismo è giunta da Cristiano Pechy de Pechujfalu, ceo di Lhh, società di outplacement del gruppo Adecco, secondo cui “il mercato del lavoro sta dando segnali positivi, tanto più c’è bisogno di chiarezza sulle politiche sia attive che passive e sarà cruciale la scelta giusta delle 12 mila persone che devono entrare nei centri per l’impiego” a svolgere il ruolo dei superati “navigator”. E’ anche con riforme chiare che si ricostruisce una vera attrattività per gli investitori, ha sottolineato l’economista e presidente di Banca Akros Graziano Tarantini, dicendo che “è ora di ridiscutere il negoziato che nel 2001 condusse la Cina nel Wto. E la credibilità ritrovata dall’Italia nel mondo, soprattutto grazie alla presidenza Draghi, va però poggiata su fondamenta normative più solide, i mercati ci hanno anticipato molta fiducia”, ma presto ce ne chiederanno conto, e il nostro sistema deve porsi all’altezza salvaguardando una sana cultura del rischio che non c’è più, ma la cultura della sicurezza totale è inverosimile”.
Chiusure d’impresa, una riforma per favorire le riconversioni
Un webinar di Economy Group in partnership con Rodl and partners sul tema cruciale de “I processi di reindustrializzazione e la riforma delle delocalizzazioni” con Danio Broggi, Raffaella Manzini, Cristiano Pechy, Graziano Tarantini, Maurizio Zipponi, Giovanni Zoja.
















