Ottenere supporto all’internazionalizzazione e all’innovazione tecnologica, affiancamento nel lancio di progetti e risorse accessibili per concretizzare nuove strategie. Sono solo alcune delle richieste rivolte alle banche dalle Pmi che bussano allo sportello per ricevere consulenza sui finanziamenti e sulle agevolazioni esistenti. Peccato però che la comunicazione tra banca e impresa appaia in alcuni contesti come un dialogo tra sordi: se da una parte chi “chiede” raramente è disposto a condividere obiettivi e ambizioni, migliorando la trasparenza anche sui propri assetti organizzativi, dall’altra chi dovrebbe “dare”, invece, tende a proporre soluzioni standardizzate, semplici da gestire e meno rischiose.

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Accade così che alcuni finanziamenti finiscano per restare in fondo alla lista delle soluzioni percorribili fino ad occupare un posto marginale. È il caso del bullet loan e del conto corrente ipotecario, due formule per erogare credito già esistenti, ma poco conosciute dalle imprese e poco proposte dalla maggior parte della banche italiane.

Allo scoperta di soluzioni datate, ma al passo con i tempi dell’impresa: i bullet loan – o finanziamenti “bullet”, dall’inglese “proiettile“– sono una tipologia di prestito in cui l’intero capitale preso a debito viene rimborsato in un’unica soluzione al termine del periodo di ammortamento, mentre durante la vita del finanziamento l’impresa si limita a versare soltanto gli interessi maturati.

Si tratta di una struttura che consente alle aziende di mantenere la liquidità disponibile per investimenti strategici e l’operatività quotidiana senza subire la pressione di rate periodiche che erodono il cash flow.

Come spiega Stefano Tana, presidente di Finanza.tech, società quotata su Euronext Growth Milan specializzata nella consulenza finanziaria aziendale, “nel panorama internazionale, soprattutto nei mercati anglosassoni e del Nord Europa, i bullet loan rappresentano una prassi consolidata. Sono strumenti particolarmente adatti per progetti a ritorno differito, ovvero iniziative in cui i flussi di cassa generati arrivano solo dopo un certo numero di anni, come spesso avviene nello sviluppo di nuovi impianti, nella ricerca e sviluppo di tecnologie innovative o nell’espansione in nuovi mercati esteri. In questi casi, la possibilità di rinviare il rimborso del capitale alla scadenza permette all’impresa di far maturare il valore dell’investimento prima di dover restituire l’esborso iniziale”.

Il meccanismo di funzionamento del bullet loan lo rende particolarmente adatto a finanziare investimenti in Ricerca e Sviluppo, dove il ritorno economico si manifesta solo in una fase successiva, a sostenere l’avvio di nuovi impianti produttivi e l’apertura di filiali estere, situazioni in cui dove il break-even viene raggiunto spesso solo dopo diversi esercizi.

Nella soffitta delle soluzioni dimenticate, il bullet loan si trova in compagnia del conto corrente ipotecario. Questo strumento, molto diffuso fino agli anni ’80 e ’90, rappresenta una via di mezzo tra un fido di conto corrente e un mutuo ipotecario.

Il meccanismo si basa sulla disponibilità di una linea di credito garantita: la banca mette a disposizione dell’impresa una somma prestabilita, utilizzabile a discrezione secondo le esigenze di cassa. Il rimborso è flessibile perché non è previsto un piano di ammortamento rigido: il capitale può essere restituito gradualmente o anche in un’unica soluzione, in base all’andamento dei flussi aziendali. Per abbattere il livello di rischio per l’istituto di credito, il finanziamento è coperto da ipoteca su immobili, terreni o altri asset aziendali.

Ma a quali imprese sono adatti e perché? Nonostante si tratti di strumenti “datati”, il bullet loan e lo scoperto di conto corrente possono rispondere a sfide decisamente molto attuali.

«Il bullet loan si presta a progetti ben strutturati e con orizzonti temporali definiti, dove l’azienda conosce la durata dell’investimento e può pianificare un rimborso unico al termine», spiega Tana. «Questo approccio è particolarmente efficace quando le entrate sono attese in modo certo a fine progetto, permettendo di allineare il debito ai ritorni economici senza drenare liquidità intermedia. Lo scoperto di conto corrente ipotecario, al contrario, si adatta meglio a situazioni meno prevedibili, caratterizzate da flussi di cassa irregolari e fabbisogni di liquidità intermittenti. Qui la leva è la garanzia reale che consente alla banca di esporsi con maggiore tranquillità e all’impresa di gestire il debito in maniera elastica, rimborsando quando i flussi lo permettono senza subire la rigidità di un piano di ammortamento fisso».

In sostanza, si tratta di due strumenti diversi che rispondono esigenze complementari: uno allinea il debito ai ritorni programmati di progetti specifici, l’altro assorbe l’incertezza dei flussi e dà respiro nei momenti di tensione finanziaria.

Le tipologie di impresa che potrebbero ottenere dei vantaggi da questi strumenti possono essere numerose, come spiega Tana. «Prendiamo come esempio una startup deep tech: in attesa dei fondi europei garantiti in arrivo tra 18 mesi, può strutturare un bullet loan per coprire le spese di prototipazione e ricerca, sapendo di poter restituire il capitale in un’unica soluzione quando i finanziamenti saranno erogati». Per quanto diverse tra loro, anche le Pmi agricole con incassi stagionali e le imprese manifatturiere in espansione possono valutare la convenienza o meno a fare ricorso a questi strumenti.

«Un’azienda con terreni di proprietà ma entrate concentrate in pochi mesi l’anno, come un’impresa agricola, può sfruttare un conto ipotecario per finanziare i picchi di spesa (sementi, manodopera, macchinari) tra una stagione e l’altra, rimborsando il credito in modo flessibile quando arrivano i ricavi. Un’azienda che apre una nuova linea produttiva, con contratti già siglati ma incassi previsti solo a impianto operativo, potrebbe invece usare un bullet loan per l’investimento e un conto ipotecario come cuscinetto di liquidità per gestire eventuali imprevisti».

E qui si aprono due interrogativi: perché non vengono proposti e come ridurre gli ostacoli alla diffusione. Nonostante i bullet loan o il conto corrente ipotecario permettano di allineare il rimborso del capitale ai tempi effettivi di messa a regime degli investimenti, quando i progetti iniziano a generare ritorni e flussi di cassa, i due strumenti vengono poco frequentemente proposti in banca e quando ciò si verifica vengono maneggiati con estrema attenzione. Anche nei mercati dove erano più diffusi, in particolare quelli anglosassoni e del Nord Europa, il loro utilizzo si è ridotto.

«La stretta regolamentare di Basilea, con requisiti patrimoniali più severi per i prestiti non ammortizzati, li ha resi strumenti onerosi per le banche e quindi riservati a poche corporate di grandi dimensioni», commenta Tana. «Nel circuito italiano il fenomeno è ancora più limitato: i bullet loan non sono mai stati strumenti destinati alle Pmi, mentre il conto ipotecario, un tempo usato anche da imprese di medie dimensioni, è oggi frenato dalla prudenza degli istituti, legata alla difficoltà di valorizzare gli immobili industriali in caso di insolvenza. A questo si aggiunge il fatto che molte Pmi italiane, pur avendo progetti di crescita con ritorni differiti, non sempre dispongono di un rating creditizio tale da ottenere strumenti considerati a più alto rischio dalle banche».

Nonostante l’esistenza di questi ostacoli, tuttavia, diffondere la conoscenza di questi strumenti, significherebbe ampliare le possibilità di scelta delle Pmi. «La vera sfida oggi non è inventare nuovi prodotti, ma ricostruire un equilibrio tra banche, imprese e investitori per evitare una contrazione del credito che freni la crescita industriale. Il funzionamento del conto corrente ipotecario potrebbe essere riattualizzato e modernizzato con tecnologie di monitoraggio, scoring dinamici e piani di rimborso flessibili mentre i bullet loan, combinati con garanzie pubbliche o strumenti di mitigazione del rischio, potrebbero diventare una leva strategica per sbloccare capitali e favorire l’innovazione».

Il caso di Unicredit

All’interno del sistema bancario tradizionale l’utilizzo dei bullet loan e del conto corrente ipotecario è in questo momento marginale,  ma non inesistente. In generale, la loro concessione fa seguito a un’accurata valutazione del merito creditizio e della solidità dei numeri di bilancio dell’impresa (e in molti casi anche del rapporto già esistente tra banca e cliente). 

In linea di massima tuttavia, è poco frequente che venga data ampia visibilità a questa strumenti o che sia il gestore bancario a proporli per primo inserendoli in un più ampio ventaglio di opzioni disponibili: generalmente è l’impresa cliente a manifestare l’intenzione di valutarne la sottoscrizione o più semplicemente a volerne saperne di più.

Tra le poche banche italiane che hanno comunicato alla clientela l’esistenza a “scaffale” di queste due tipologie di finanziamento in modo diretto ( mettendo a disposizione i fogli informativi già sul sito web istituzionale), vi è Unicredit: alle Pmi vengono proposti sia i  finanziamenti chirografari  impresa a breve termine a tasso fisso con rientro in unica soluzione (bullet) – anche nella versione riservata alle imprese agricole –  sia l’apertura di credito ipotecaria ordinaria e agraria FlexiCredito.

Il finanziamento chirografario impresa a breve termine a tasso fisso con rientro in unica soluzione (bullet), consiste in un prestito con rientro in unica soluzione e durata che va da un minimo di 1 mese ad un massimo di 12 mesi. È destinato a sopperire alle normali esigenze di liquidità in attesa della conclusione del ciclo produttivo e di smobilizzo credito dell’azienda ed, in particolare, per acquisto merci o scorte di magazzino. L’impresa rimborsa il mutuo con il pagamento di una rata unica, comprensiva di capitale e interessi. Il finanziamento agrario a breve ha una durata che normalmente va da un minimo di 1 mese ad un massimo di 18 mesi. È destinato a fornire all’Impresa agricola i capitali necessari per affrontare le spese sostenute in attesa della raccolta e vendita delle produzioni aziendali (tra cui salari, stipendi, acquisto di carburanti, mangimi, concimi, antiparassitari, e acquisto bestiame).

L’apertura di credito ipotecaria impresa Flexicredito è un prodotto di finanziamento per le imprese  destinato alla costruzione, ristrutturazione o ampliamento di immobili, o all’acquisto di impianti e macchinari e alla copertura del fabbisogno connesso all’investimento, assistito da garanzia ipotecaria di norma di primo grado. mCon l’apertura di credito ipotecaria la banca mette a disposizione dell’impresa una somma di denaro, concedendole la facoltà di addebitare il conto corrente fino alla cifra concordata. Il finanziamento è regolato ad un tasso variabile in relazione all’andamento dell’indice di riferimento Euribor ed è a tempo determinato, con durata che varia da 24 a 180 mesi.