In un articolo dedicato alla cedolare secca sugli affitti, Il Sole 24 Ore del 30 marzo scorso ha dato conto delle proposte della Confedilizia, che riporta la circostanza nella sua newsletter, sia in materia di semplificazione, sia per l’estensione a tutti i Comuni italiani dell’aliquota del 10% sui contratti a canone concordato. Nell’articolo i giornalisti Cristiano Dell’Oste e Dario Aquaro, partendo dal gettito annuale della tassa piatta, hanno fatto il quadro della situazione relativa a tale regime fiscale alternativo all’Irpef che possono scegliere i locatori in caso di locazione abitativa.
Tra le questioni affrontate hanno evidenziato che un punto incerto riguarda i Comuni colpiti da calamità, in cui si possono stipulare contratti a canone concordato sottoposti all’imposta flat del 10%. Il decreto Casa richiede la dichiarazione dello stato d’emergenza nei cinque anni precedenti il 28 maggio 2014; le Entrate, invece, nel caso in cui il provvedimento normativo faccia riferimento solo a province o a regioni colpite da calamità, guardano ai Comuni espressamente elencati nei provvedimenti dei commissari incaricati di gestire le diverse emergenze.
Confedilizia – che sottolinea questa incoerenza – chiede peraltro da tempo di estendere la cedolare al 10% ai contratti concordati siglati su tutto il territorio nazionale, in un’ottica di semplificazione e per aumentare l’offerta abitativa, sulla falsariga di quanto accade già con l’Imu ridotta del 25%. Comunque, anche quando l’individuazione del Comune è certa, non è sempre facile stipulare un contratto “3+2”: occorre individuare l’intesa territoriale di riferimento e ottenere la relativa attestazione.
“Dubbi a parte – continuano gli autori – ci sono anche diverse complicazioni o limitazioni. La legge dice che la raccomandata all’inquilino prima dell’opzione è inderogabile e non è ammessa remissione in bonis in caso di eventuali sviste. Le Entrate, però, da un lato affermano che la raccomandata a mano non basta (serve la ricevuta di ritorno), dall’altro consentono al locatore di evitare del tutto l’invio se inserisce la rinuncia agli aggiornamenti del canone nel contratto. Confedilizia ha chiesto, in vista della legge annuale di semplificazione, di rendere le dimenticanze rimediabili e di ammettere comunicazioni ‘semplici’ all’inquilino”.

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