«Le mille diversità italiane sono una cosa bellissima. La nostra varietà è la nostra forza, non dobbiamo cambiarci ma riconoscerci ed apprezzarci tutti. Con reciproco rispetto. Il rispetto è importante come la giustizia, se non di più». Luigi Brugnaro, imprenditore e sindaco, si definisce “un civico” perché la sua giunta a Venezia è sostenuta da una coalizione di centrodestra ma lui è un apartitico, imprenditore nell’animo, veneziano e veneto col cuore ma cittadino del mondo.
Brugnaro, lei dunque non accetta la narrazione delle due Italie, Nord e Sud, che sembra riproposta crudelmente dal Covid?
Non credo ci sia questo problema, ci sono invece condizioni anche climatiche, anche storiche, anche geografiche, che rendono l’Italia un Paese molto complesso. Ma questa complesstà – che connota tutto, a cominciare dai cibi, che ci rendono un’eccellenza agroalimentare mondiale – deve indurci a un gioco di squadra, è meraviglioso pensare che Matera ha una storia che non c’entra nulla con Venezia, ma è altrettanto bella. Tutta questa magnificenza, secondo me, dovremmo reinterpretarla in maniera proattiva.
È vero, ma oggi si pongono inedite emergenze economiche…
Infatti dovremmo organizzarci in modo diverso per gestirle, ma sempre all’insegna del rispetto. Possono benissimo coinvivere, in una democrazia, filoni di pensiero diverso. Li si mette ai voti e in base all’esito si decide chi guida. Sarebbe molto più funzionale al futuro dell’Italia. Ma occorre concretezza. Se penso di poter aiutare tutti, e non ne ho le forze, cosa sarà di quelli che ho iniziato ad aiutare quando smetterò? Crolleranno con me! I semplici sussidi, anche se decisi per nobili ragioni, generano arretratezza. Il ritorno di tante aziende sotto la proprietà pubblica comporta il rischio che queste aziende sussidiate non siano mai più competitive. Si sente inneggiare alle sole imprese statali… E c’è ancora qualcuno che pensa di gestirle col libretto delle tessere partitiche. E intanto gli imprenditori che pagano le tasse si sentono tacciare di essere “prenditori”.
Per Luigi Brugnaro va ripensata la tassazione, anche diversificandola tra lavoro e rendita
Vanno riscritte le regole?
La prima nuova regola è: dare opportunità. La seconda: guardiamo i curriculum, le esperienze. E basta con le partiginerie, le parentele… Qualche altra regola andrebbe semplificata, riscrivendola da zero! Va rimesso al centro il talento e la responsabilità. Se devo andare dal dentista scelgo il migliore. Per poter guidare l’auto, devo superare l’esame di patente. Per fare il ministro non serve niente. È giusto? È logico? Torniamo al merito e diamo spazio al talento, questa è la grande rivoluzione che ci serve e credo che i giovani possano crederci, in un quadro di regole semplici e chiare. Tutti hanno capito quali! Anche sul federalismo, ben declinato, sono tutti sostanzialmente d’accordo, non è una riforma da fare contro qualcuno ma nell’interesse comune… Se no, non passerà mai.
Come lo immagina?
Come la formula giusta per favorire la crescita dei singoli territori sulle loro specificità all’interno di una struttura solidale coordinata dallo Stato centrale.
Intanto c’è bisogno di decidere in fretta come gestire i fondi europei. Che fare?
Investirli nel lavoro, nelle imprese, nella fiducia. Usarli con rispetto e buon senso e destinarli a valorizzare talento e iniziativa. Ripensare la tassazione, anche diversificandola tra lavoro e rendita. Non discriminare tra piccole e grandi imprese. Stiamo meglio dei nostri nonni, lavoriamo per far sì che i nostri nipoti stiano meglio di noi. Per questo conta il talento, contano i fatti, non le parole. La povertà non la si sconfigge con una dichiarazione.
Un bilancio della sua sindacatura?
Quel che ho ottenuto è stato tanto, anche più di quel che ho dato. E ho toccato con mano quanto sia completta e difficile la politica.
















