Brera, quanto vale un polo museale d'eccellenza nel cuore di Milano?

Ma quanto vale, la cultura? Quella con la “C” maiuscola, che non si può comprare all’asta? Ed ha senso parlare di “valore” a proposito di qualcosa che non si può comprare?

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La storia recente dell’Accademia di Brera di Milano è una risposta per queste domande. Di più: è una risposta per l’Italia, perché dimostra che con quella famosa cultura dalla “C” maiuscola si genera non soltanto ricchezza intellettuale ma anche ricchezza materiale, occupazione, benessere.

E’ la sfida promossa dalla presidente dell’Accademia Livia Pomodoro – un nome di prima grandezza non solo per Mlano, già apprezzatissima presidente del Tribunale – che per il secondo mandato è alla guida dell’istituzione che, con i suoi 4500 studenti, di cui il 26% straniero, rappresenta un punto di riferimento qualitativo internazionale per tutti gli amanti dell’arte e per tutti i difensori de valori dell’alta formazione.

Qualche giorno fa la Pomodoro ha officiato l’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Accademia e ne ha ricordato sia i risultati acquisiti che le sfide all’orizzonte. La nuova sede appena inaugurata allo Scalo Farini “testimonia dello slancio di Brera verso la dimensione metropolitana. E non da solo: Cascina Ovi, a Segrate, rappresenta un ulteriore sviluppo dell’Accademia di Brera nel territorio metropolitano”. “La nuova importante sfida che Brera lancia, lo scorso anno sul mercato del lavoro con la manifestazione ‘I Millennials dell’arte’, quest’anno con la ricerca sull’impatto economico di Brera e il valore del suo brand internazionale, ha però bisogno di poter configurare la nostra attività organizzativa e propulsiva secondo un’autonomia di decisione e indirizzo che sola può aiutarci a sciogliere i nodi di un’organizzazione pensata troppi anni fa – ha proseguito la presidente – Soltanto così potremo portare la nostra Accademia ad un livello di eccellenza coerente con le prospettive che un grande istituto di formazione e di ricerca deve sapersi dare”.

La ricerca a cui si riferisce la Pomodoro ha portato a stimare il valore dell’ateneo pubblico fondato nel 1776 in oltre 126,6 milioni di euro con un impatto sull’occupazione che oggi genera 874 posti di lavoro. Una media azienda d’eccellenza, dunque. E la qualità didattica? “Abbiamo impostato un rapporto nuovo con gli studenti, iniziative cogestite, una rilevanza sempre maggiore di questa scuola di formazione e di eccellenza” – ed è anche un fatto materiale: i nuovi spazi dello Scalo Farini che diventerà il ‘Campus degli artisti’ e della Cascina Ovi a Segrate, dove troveranno posto fornaci, manufatti, strumenti per la lavorazione del marmo e per la scultura perché, spiega la presidente Pomodoro, “chi crea ha bisogno di concretezza”.

La ricerca sul valore economico di Brera, condotta con il professor Mario Abis e la Makno sul ruolo dell’Accademia a Milano, ha dunque confermato quale sia la  forza di attrazione del brand, molto sentita anche all’estero. Una ‘calamita’ che attrae ogni anno studenti da 60 diversi Paesi (1.159 stranieri a fronte di 4.657 italiani), prevalentemente Iran, Cina, Sudest asiatico. Con una ricaduta sulla città di 126,6 milioni di euro: tanto è il valore della produzione attivata nel sistema economico (affitti, pasti, shopping…).

Con all’attivo questi numeri, Livia Pomodoro annuncia l’intenzione di dar vita a un bilancio integrato. Il che significa pesare il valore del brand Accademia di Brera, la forza della sua reputazione nel mondo composta – fra gli altri asset immateriali – dal valore per esempio degli artisti usciti da questa scuola, oltre che dal patrimonio artistico.

Per crescere però – afferma con convinzione la presidente – è necessario fare un salto di statuto. Non a caso, ricorda, la Normale di Pisa nacque come semplice scuola, e come tale vincolata da “lacci e lacciuoli vari”, ma quando poi divenne università riuscì a ottenere un’autonomia che la rende tuttora un “fiore all’occhiello della cultura”. Lo stesso obiettivo che si pone l’Accademia di Brera, alla ricerca della “possibilità di lavorare in maniera autonoma con una propria governance, e diventare così la vera Università dell’eccellenza, della bellezza, del sapere e della conoscenza”.