Banda larga? No, il futuro è la banca larga

Forse il bravo amministratore delegato di Telecom Flavio Cattaneo dovrebbe lasciar perdere il “risiko telefonico” – il suo azionista di maggioranza Vincent Bollorè, patron di Vivendi, che immagina chissà quali deal con la sua quota del 24% e l’arrivo dell’altro concorrente francese Xavier Niel di Free che minaccia sfracelli sul mercato italiano – e guardare invece a quello che ha fatto, proprio in questi giorni, il suo omologo d’Oltralpe, Stéphane Richard, il gran capo di Orange, un colosso con 28 milioni di clienti (senza contare i 30 milioni nei paesi francofoni d’Africa), 41 miliardi di euro di fatturato e tre di utili netti. 

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Che cosa ha fatto di così sconvolgente Monsieur Richard? Tutti concentrati, appunto, sul risiko telefonico, in Italia si sono accorti in pochi che il 15 maggio scorso Richard ha aperto…una banca: Orange Bank, con il suo bel logo arancione. Per ora riservata ai 150 mila dipendenti del gruppo, dal 6 luglio sarà aperta a tutti i clienti e a chiunque vorrà aprire un conto recandosi in una delle 850 boutique della compagnia – chiamiamoli pure sportelli – oppure collegandosi via internet con smartphone, tablet o pc. 

«C’est un nouveau chapitre de nostre histoire…Orange est aussi une banque. Et une banque avec l’expérience client au cœur de son modéle». Richard l’ha annunciato con queste parole («Orange è già una banca, con in più la capacità di mettere il cliente al centro del suo modello di business») alla recente convention parigina di Show Hello, vetrina annuale del settore. E conoscendolo, bisogna credergli. In effetti, Orange Bank è qualcosa di più e di diverso rispetto alle “neo-banche” – secondo la definizione coniata dagli economisti – già lanciate dalla Gdo e perfino dai “buralistes”, i tabacchini francesi, con le loro 25mila tabaccherie trasformate in altrettante agenzie bancarie, per non dire dei vecchi istituti di credito che ora si vestono (o si travestono) da neo-banche come ha fatto, per dire, Bnp Paribas (e in Italia la sua controllata Bnl) con il circuito “Hello Bank”. 

Orange Bank no,  è un’altra cosa: ha lo stesso vantaggio logistico di chi ha una rete commerciale, migliaia di addetti alle vendite e un bacino enorme di clienti che, con un telefonino o un tablet, potranno fare qualsiasi operazione, perfino chiedere un mutuo o gestire un conto titoli (magari con l’ausilio di Watson, il robot Ibm che dà consigli sempre più intelligenti e mirati man mano che gli si parla, anche al telefono, e lui, conoscendo sempre di più il suo proprietario, è in grado di affinare via via le sue risposte). 

Anche se il vero “big bang” della neo-banca arancione è la sua assoluta gratuità. Orange Bank non costerà niente, zero charge, ed è proprio questa la novità che inquieta i vecchi banchieri – Orange peut faire trembler les banques, insomma è un terremoto, si legge in un paper di Boston Consulting France –  soprattutto se alla gratuità dei servizi, si aggiunge l’altra anticipazione fornita da Richard: tempo un anno, e la sua banca produrrà 400 milioni di utili. Flavio Cattaneo sta già studiando come replicare il modello francese e aprire la sua Banca Telecom. Altro che banda larga: il futuro dei telefonici è la “banca larga”.

La telefonia in crisi fa i conti (correnti)

“La rivoluzione di Orange”, ha titolato in prima pagina Les Echos, il primo quotidiano economico francese. La rivoluzione è che stavolta il colosso telefonico non mette a disposizione i suoi asset a questo o a quel gruppo bancario, ma li sfida sul loro terreno, facendosi la sua banca: la più grande “web-bank” (e non solo, perché i negozi Orange diventeranno sportelli) del Paese. Probabilmente, spiegano gli economisti che hanno coniato la definizione di “neo-banca”, siamo di fronte non tanto a una rivoluzione tecnologica (“la banque dans le poche”, la banca in tasca, lo slogan dei supermercati che vendono anche conti correnti, è già usurato), ma a un cambiamento di modello. Dettato, anzi imposto, dal mercato che, ormai, non remunera più il business telefonico con prezzi sempre più bassi e controlli dei regolatori sempre più rigidi. Ormai la fibra si vende come l’Adsl, il G4 come il G3 e il G5 è ormai alle porte. Per cui di fatturato generato via roaming, neanche a parlarne. E allora non resta altro che cambiare mestiere. C’è chi punta ai contenuti (video e film) e chi alla banca (larga, appunto).