oro record storico
Le banche centrali continuano ad aumentare il peso dell’oro nelle proprie riserve. Lo rivela l’ultimo sondaggio annuale del World Gold Council, secondo cui il 45% degli istituti centrali prevede di incrementare le quote di metallo giallo nei prossimi dodici mesi, mentre solo l’1% immagina una riduzione. Il dato conferma una tendenza ormai chiara: l’oro non viene più considerato soltanto un bene rifugio da utilizzare nelle fasi di emergenza, ma una componente strutturale delle riserve ufficiali.
A tal proposito, segnalo il commento di Simone Manenti, amministratore delegato di Confinvest Oro:

“L’interesse crescente per il metallo prezioso si inserisce in uno scenario segnato da guerre, tensioni commerciali, instabilità finanziaria e crescente attenzione alla qualità delle riserve, e risponde a tre esigenze principali: diversificazione, protezione dall’inflazione e riduzione dei rischi geopolitici. Non a caso, negli ultimi anni gli acquisti delle banche centrali hanno contribuito in modo rilevante al sostegno del prezzo dell’oro.

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Il sondaggio del World Gold Council evidenzia, inoltre,  un cambiamento nella gestione fisica delle riserve auree. La Banca d’Inghilterra resta il deposito più utilizzato per il 57% degli intervistati, ma cresce l’attenzione verso la custodia nazionale: il 19% delle banche centrali dichiara di aver aumentato lo stoccaggio dell’oro nel proprio Paese e il 10% di aver diversificato le sedi di deposito all’estero. Per i prossimi dodici mesi, il 9% prevede di incrementare la custodia domestica e un altro 9% di diversificare ulteriormente i depositi internazionali. La localizzazione dell’oro entra quindi a pieno titolo nella strategia di sicurezza finanziaria.

In questo quadro, l’Italia resta un caso particolarmente rilevante. Le ampie riserve auree nazionali sono il risultato di una strategia di lungo periodo e continuano a rappresentare un elemento di solidità e credibilità finanziaria. L’oro non risolve da solo i problemi legati all’elevato debito pubblico, ma contribuisce a rafforzare la fiducia degli investitori e la percezione di stabilità patrimoniale del Paese.

Secondo i dati riportati, nel 2025 gli acquisti complessivi delle banche centrali mondiali si sono attestati intorno a 850 tonnellate. Pur sotto i livelli eccezionali superiori a 1.000 tonnellate annue registrati tra il 2022 e il 2024, si tratta comunque di volumi storicamente elevati. Dal 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, la Cina è stata tra i principali acquirenti, seguita da Polonia, Turchia e India. Allo stesso tempo, alcune banche centrali hanno utilizzato parte delle riserve auree o dei Treasury USA per sostenere le rispettive valute nazionali.

Il comportamento delle banche centrali offre un’indicazione rilevante anche per gli investitori privati. Gli istituti monetari non acquistano oro con una logica speculativa di breve termine, ma per rafforzare nel tempo la qualità delle proprie riserve. In una fase segnata da incertezza geopolitica, possibile riduzione del peso del dollaro e attenzione crescente alla sicurezza patrimoniale, l’oro fisico continua a confermare il proprio ruolo di asset strategico. La domanda ufficiale mostra che il metallo giallo resta uno strumento di diversificazione, protezione e conservazione del valore. Per questo, valutarne l’inserimento all’interno del proprio patrimonio può rappresentare oggi una scelta di equilibrio e consapevolezza.”