Il nuovo CEO Antonio Filosa insieme al Presidente Elkann in una recente visita a un impianto

Due passi avanti e uno indietro. Si può sintetizzare così la strategia che, chi più chi meno, stanno adottando le case automobilistiche europee. Dopo anni passati a inseguire pure illusioni i costruttori sembrano tornati con i piedi per terra.

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L’esempio più clamoroso è quello di Stellantis che ha avuto il coraggio di presentare un bilancio 2025 con una perdita netta di oltre 22,3 miliardi di euro, contro l’utile di 5,52 miliardi del 2024, dovuta a 25,4 miliardi di euro di oneri straordinari che per il 75% (quasi 19 miliardi) sono dovuti all’abbandono anticipato del piano “Dare Forward 2030” che sopravvalutava il ritmo della transizione energetica, portando alla cancellazione di modelli, programmi e piattaforme. Il gruppo ha poi dovuto svalutare drasticamente anche il valore di impianti e progetti legati ai veicoli elettrici diventati obsoleti o non più prioritari e tra questi è rientrato il ridimensionamento dei piani per le Gigafactory (come quella di Termoli). L’ultima parte dei costi riguarda le azioni correttive necessarie per riallineare la produzione a quelle che vengono definite le reali “preferenze dei clienti”, che hanno mostrato di voler optare per motorizzazioni diverse (ibride o termiche) rispetto alle previsioni iniziali del gruppo. Sbagliare costa e lo stanno pagando un po’ tutti, non aiutati anche dai dazi americani che hanno rallentato le esportazioni negli Usa. Mercedes ha registrato un calo dell’utile netto del 48,8%, quello di Renault è passato da 2,8 miliardi a 715 milioni di euro (escludendo il diverso tipo di contabilizzazione della partecipazione in Nissan), quello del Gruppo Volkswagen è calato del 45,7%. Bmw non ha ancora rilasciato i risultati del 2025 ma ha già lanciato un profit warning a ottobre.

Stiamo parlando di miliardi che si sono volatizzati sull’altare delle illusioni, della corsa a perdifiato per dimostrare al mondo di essere i più bravi,  i più moderni, i più inclini a puntare, e soprattutto a investire, sulla mobilità elettrica. Lo dimostrano gli annunci a raffica che sono stati spesi nei primi anni di questo decennio. Ad esempio, nel 2023 e Bjorn Annwall, chief commercial officer di Volvo Cars, prometteva che la Casa, dal 2030 in poi, non avrebbe venduto «una sola auto a livello globale che non fosse completamente elettrica, senza se e senza ma». Ora il Ceo dell’azienda Jim Rowan ammette che «ci vorrà del tempo per collegare diverse parti del mondo verso la completa elettrificazione e, poiché i nostri ibridi plug-in e ibridi leggeri rimangono molto apprezzati dai nostri clienti, continueremo a investire in questa direzione». Mercedes ha fatto più meno la stessa giravolta, come Porsche e Mini (del Gruppo Bmw).

Tutti prima ansiosi di anticipare i tempi previsti dalla normativa e tutti ora, tornati con i piedi per terra, convinti di dovere tirare un po’ il freno. L’elettrico si farà, è certo. Tutti lo riaffermano con assoluta certezza. Quando? Non si sa.