Paola De Micheli, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, alla due giorni di Alis a Sorrento ha risposto alle domande di Nicola Porro sull’accordo per Aspi: “I primi contatti con Atlantia sono della prima settimana di ottobre. Non sono io a dover decidere se ci abbiamo messo troppo, valuteranno gli italiani. Credo che l’importante è averla risolta per il bene di tutti quelli che hanno a che fare con la vicenda, cioè gli italiani, che sono padroni della rete autostradale: è una soluzione che fa bene a loro, una soluzione positiva per chi usa la rete come gli associati Alis che tutti i giorni devono andare sulle autostrade, che possono correre rischi se non c’è una programmazione dei costi idonea. Il risultato che abbiano raggiunto su Autostrade è stata a tutto vantaggio del paese e non contro le imprese. Credo che il risultato vada bene a tutta la coalizione di governo, rispetto il lavoro dei Cinquestelle, alla fine il quadro che si delinea è una soluzione industriale che va bene a tutti. Atlantia è un’azienda che ha investito nelle infrastrutture in Italia, ha deciso di lasciare un pezzo, ma il resto degli interventi infrastrutturali previsti vanno avanti, mi auguro che ci sia ora un carico di responsabilità in più per l’azionista per fare bene le cose».
A proposito di sicurezza, «in Liguria come in tutta Italia c’è un bene superiore da proteggere che è la sicurezza – ha sottolineato la De Micheli – Non ho chiesto al Consigio superiore dei Lavori pubblici di fare le linee guida per la sicurezza per caso. Mi si dice che ora lo Stato in Autostrade sarà vigilante e vigilato ma ci sarà un 22% di soci vari, la Cassa depositi e prestiti è fuori dal perimetro gestionale del Mef, ci sarà una quota di flottante, ci sono tutte condizioni per dire che vigilante e vigilato non si sovrappongono. Ormai ho molto chiaro cosa vuol dire fare il vigilante sulle concessioni stradali, portuali e aeroportuali. Se avevo dei dubbi, quest’esperienza me li ha chiariti. E dunque sei mesi fa su Autostrade avrei già deciso così».
La rete autostradale in questo momento sta vivendo un periodo particolarmente convulso, soprattutto per quanto riguarda le zone liguri, dove si registrano code lunghissime. Sull’attività di manutenzione la De Micheli ha spiegato i motivi: «Abbiamo avuto un rallentamento per il Covid, abbiamo lavorato su ponti e gallerie, meno di quanto avremmo fatto in una condizione normale, ma non ci siamo fermati. C’era l’obbligo di controllo con gli occhi previsto da una circolare del ‘67, cioè con la presenza fisica degli ispettori, abbiamo introdotto la possibilità di controllare da remoto, ora ci mettiamo un quarto del tempo. L’obiettivo era dare risposte all’interesse pubblico rappresentato dagli utilizzatori delle autostrade, alla pluralità delle imprese che hanno la necessità di lavorarci; Edizione, cioè la famiglia Benetton azionista di Atlantia a sua volta azionista di Aspi, ha deciso liberamente in un dialogo argomentato e non ricattatorio: ci sono interessi superiori a quelli economici; altrimenti i camionisti sarebbero stati a casa durante il Covid… Hanno deciso dopo le interlocuzioni settimanali di lasciare progressivamente la presenza in Aspi».
Passando poi a parlare dell’Alitalia, «l’investimento di tre miliardi e l’ingaggio di un bravissimo manager servono per approfittare di questa finestra temporale che c’è oggi», ha detto la ministra: «Avremo una compagnia che sceglie gli asset dall’amministrazione straordinaria, quelli utili al rilancio, ottimizzando la flotta, aggredendo alcune rotte internazionali ed europee in qualche modo sottovalutate in passato. Fra qualche anno, quando il mercato sarà ripartito, l’azienda sarà interessante per essere privatizzata, interesserà a molti soggetti. La crisi pandemica mi ha fatto capire che quando devi relazionarti con tutto il mondo perché hai 150 mila italiani da recuperare e riportare in patria, c’è un ruolo geopolitico per una compagnia di bandiera. In Europa c’è la Lufthansa, polo gran Bretagna-Spagna, quello franco-olandese. Poi c’è l’Italia da sola. Sia Autostrade che Alitalia, i due dossier che ho gestito, sono in assoluto due operazioni industriali finalizzate a diventare strumento di leva per il mercato».
Infine, sul tema del piano Italia Veloce, la ministra ha spiegato che «i 7,5 miliardi di cantieri vanno avanti sotto l’egida della nuova Autostrade. Sulle altre opere di Italia Veloce, ci sono anche i tempi. Ci sono accelerazioni per le stazioni appaltanti. Ci sono commissari dove necessari, sono poteri forti, non come Genova che è partito da un progetto di ponte donato. Ho fatto un elenco di opere idriche ferroviarie e stradali, sono cinquanta, che o hanno avuto problemi di progetto – penso al sistema delle dighe in Sardegna – o hanno avuto problemi di natura giuridica, c’è stata a volte una stratificazione di sentenze e ricorsi. Hanno storie di 15-18 anni… ci si mettono mani e si fa ripartire tutto. E poi Italia Veloce è molto più di quelle 50 opere, sono 200 miliardi di investimenti in 15 anni. Per i porti ci sono 800 milioni che si possono investire grazie all’incrocio tra la copertura finanziaria e l’accelerazione di stazioni appaltanti. Il mio ministero – ha concluso da De Micheli – gli strumenti di accelerazione li ha attivati tutti, prima del Mit ci sono altri ministeri come Ambiente e a volte Cultura. In generale, il 50% delle opere sbloccate, però, era stato bloccato dalla politica».
















